Infibulazioni a domicilio per neonati In manette «mammana» nigeriana

È il primo caso di applicazione della nuova legge in Italia

Alessandra Vaccari

da Verona

L’usanza nei Paesi dell’Africa subsahariana è considerata normale. Ma da gennaio di quest’anno mutilare genitali in Italia è reato. Un reato punito dal codice penale, articolo 583 bis, con la reclusione fino a 12 anni. Ed è con questa accusa che è finita in carcere la nigeriana Gertrude Obaseki, 43 anni, conosciuta tra i suoi connazionali come una professionista abile nel fare circoncisioni nei maschi o mutilazioni ed escissioni del clitoride nelle femmine. La donna, che abita a Verona, deve rispondere anche di abuso della professione medica. E il caso di Verona è destinato a fare giurisprudenza, visto che si tratta della prima applicazione della legge a livello nazionale.
La donna è stata fermata dalla squadra mobile veronese prima di compiere quello che avrebbe potuto essere il suo ennesimo intervento. La sua paziente sarebbe stata una bambina di 14 giorni residente a Caldiero, paese a est di Verona.
Secondo il racconto degli inquirenti le indagini, non ancora terminate, sono partite da Trento. A febbraio alcuni poliziotti della mobile, grazie alle confidenze di prostitute nigeriane che lavorano a Trento ma abitano a Verona, vengono a sapere di questa «mammana». Comunicano ai colleghi veronesi quello che hanno scoperto e cominciano a indagare, anche grazie a intercettazioni telefoniche subito concesse dal magistrato.
È così che i poliziotti scoprono che Gertrude sta per eseguire un intervento. Lo chiede una zia per la nipotina di due mesi. La nigeriana, che lavora in una ditta di pulizie, concorda il prezzo: 300 euro. Ma poi, per un guasto al satellite, la polizia perde il contatto, e quando riesce a riagganciarlo capisce che la mutilazione è già avvenuta.
Il 22 marzo arriva la telefonata del connazionale di Caldiero, che chiede lo stesso intervento per la figlia. L’accordo è per il pomeriggio del 31 marzo. Ma quando la «mammana» suona il campanello di casa viene bloccata dalla polizia. Nel borsone che ha con sé ci sono forbici con punte arrotondate per sollevare lembi di pelle, lidocaina, un flacone prodotto in Germania, olio emolliente e garze. Niente è sterilizzato. La donna dice di essere in visita a parenti. Anche gli altri connazionali negano. Ma a incastrare la nigeriana ci sono le intercettazioni telefoniche.
Ieri mattina la donna è comparsa davanti al giudice per le indagini preliminari, che ha convalidato l’arresto e disposto la detenzione, negando gli arresti domiciliari temendo la fuga.
Sono indagati anche i genitori delle due bambine. Il reato per loro è concorso nella mutilazione dei genitali. Purtroppo per quella che ha subito l’intervento il danno è irreparabile. La piccola è stata sottoposta anche a una visita medico-legale, ma la sua cicatrice era già cauterizzata. La speranza è che la seconda scampi allo stesso destino, anche se c’è il rischio che prima o poi i familiari decidano di sottoporla all’intervento. Secondo la loro credenza, soltanto così la figlia un giorno troverà marito e sarà una sposa gradita. Le sette gocce di sangue che sgorgano dall’intervento la renderanno pura. E per i nigeriani l’escissione dev’essere fatta finché la bambina è piccolissima.