Inflazione giù, ma non c'è tregua sugli alimentari

Calano benzina, trasporti e telefoni Il petrolio al ribasso trascina
l’indice dei prezzi: in un mese dal 3,5 al 2,7% Scajola: nel 2009 le
famiglie risparmieranno 3mila euro. <strong><a href="/a.pic1?ID=310019">Nonostante il crollo delle materie prime, la pasta aumenta del 30%</a></strong>. Allarme per la spesa delle feste

Roma - Un rallentamento così brusco dell’inflazione, come quello certificato dall’Istat per questo mese di novembre, non si vedeva dal lontanissimo 1959: il tasso d’inflazione, che ancora in ottobre era al 3,5%, è precipitato al 2,7%. In trenta giorni l’indice dei prezzi è calato dello 0,4%.

Un fenomeno provocato dal fortissimo calo delle quotazioni del petrolio, quindi della benzina e del gasolio, ma condizionato dalla flessione dei consumi che deriva dalla crisi economica. E fenomeno non soltanto italiano: nell’intera area dell’euro è stato ancora più evidente. In un solo mese, il tasso d’inflazione dell’Eurozona è passato dal 3,2% di ottobre al 2,1% di novembre, un crollo che ha riportato la dinamica dei prezzi ai valori del settembre 2007.
Come nella prima metà dell’anno era stato il rally del barile a provocare la rapidissima crescita dei prezzi, così adesso il crollo del greggio riporta il tasso d’inflazione alla normalità. Dai 140 dollari di metà anno (147,27 dollari il record toccato l’11 luglio scorso) siamo intorno ai 50 dollari al barile, con un calo superiore al 65%. Oggi si riuniscono al Cairo i ministri dell’Opec per decidere un nuovo taglio della produzione, ma appare probabile un rinvio.

Da noi, in Italia, l’Istat calcola che i prezzi dei carburanti siano scesi in un mese del 10,5%; mentre ancora non è arrivata la riduzione delle tariffe energetiche, che registrano in ritardo le variazioni del petrolio, ed anzi fanno segnare un lievissimo incremento dello 0,1%. I ribassi tariffari arriveranno nei prossimi mesi. Altri cali mensili dei prezzi riguardano le tariffe aeree e in generale i trasporti, e i ristoranti. Aumentano invece i prezzi delle comunicazioni (che però sono calati su base annuale) e dei servizi sanitari, oltre agli alimentari che rappresentano - a questo punto - un vero problema.

Ma il bicchiere è mezzo pieno, o mezzo vuoto? Prevale la soddisfazione per il calo del carovita, oppure la preoccupazione per la crisi che attanaglia i consumi? Il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola afferma che le famiglie nel 2009 potranno risparmiare fra i 2.800 e i 3.000 euro rispetto ai picchi dell’estate scorsa. Anche lo staff del commissario europeo all’economia, Joaquin Almunia, vede il bicchiere mezzo pieno e ricorda che la discesa dei prezzi dei carburanti fa aumentare il potere d’acquisto dei cittadini europei. Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ritiene che si tratti di «una delle poche buone notizie di questi tempi». Per gli industriali, il calo dei costi energetici è molto importante. Ma è anche vero che i prezzi alla produzione, in ottobre, sono scesi dell’1,5% e questo non è un dato confortante per le imprese.

Dunque, prevale l’interpretazione positiva. Tuttavia il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ricorda che si tratta di un risultato «a doppio taglio»: da una parte c’è un’inflazione più bassa, dall’altra il dato segnala una depressione dei consumi. «Comunque - aggiunge - è meglio così, piuttosto che avere alta inflazione e grande depressione». Anche fra le organizzazioni del commercio non manca la preoccupazione, in quanto «altri indicatori, come la disoccupazione, potrebbero salire». L’Isae prevede che il tasso d’inflazione scenderà anche nei prossimi mesi. Alcuni economisti non escludono di ritrovarsi in estate con «inflazione zero».