Infrastrutture, Castelli: rivoluzione da 1% del pil

In attesa che il Cipe liberi i 16,6 miliardi di euro stanziati per la nuova rete di infrastrutture, il governo rifinanzia la legge obiettivo con 3,7 miliardi. Il sottosegretario ai Trasporti: "Così ci giochiamo il nostro futuro economico". Su Malpensa: “Puntare sugli accordi bilaterali”

"E’ una rivoluzione copernica". Il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli, snocciola tutte le infrastrutture che entro il 2009 saranno messe in cantiere in tutta Italia. Un piano, vasto e ben strutturato, da cui dipende il futuro e il rilancio economico del sistema Paese. "Dal 2001 è stata messa in moto un’operazione – spiega l’esponente leghista – che rivoluzionerà la rete di trasporti in Italia".

Per vedere dove il Belpaese sta andando bisogna guardare avanti. Almeno al 2009, quando le grandi opere prenderanno il via. Per ora, la situazione in Italia è tutt’altro che rosea. Analizzando i dati resi pubblici quest’estate dalla Cgia di Mestre, il Belpaese può contare su 28 km di strada ferrata ogni 100mila abitanti. Un dato piuttosto preoccupante se si pensa che nel 1921 si correva su 16.200 chilometri di strada ferrata e nel 2000 su 6.100 chilometri. Inutile dire che basta valicare le Alpi e assistere a un altro scenario: la Germania registra 43,4 chilometri ogni 100mila abitanti, la Francia arriva addirittura a 51,1. L’Austria fa ancora meglio con 70 km di ferrovie ogni 100mila abitanti. Va peggio al sistema Italia se prendiamo in esame le autostrade: nel nostro Paese se ne registrano 11,4 chilometri ogni 100mila abitanti, in Germania 14,6 e in Francia 16,7. La situazione peggiora drasticamente se andiamo a vedere i canali navigabili o le linee metropolitane. "E’ una legge empirica – spiega secco Castelli – il traffico aumenta circa un punto e mezzo in più del pil". E l’Italia, per molto tempo, non è stata in grado di stare al passo. “Se andiamo avanti di questo passo tra il 2016 e il 2018 i grandi valichi delle Alpi saranno saturi – continua il sottosegretario – va ancora peggio se prendiamo in analisi il trasporto urbano”. Castelli fa una pausa, poi sentenzia: “Un vasto piano di infrastrutture è una necessità inderogabile per questo Paese”.

Una necessità per contrastare la crisi?
"La risposta che stiamo dando per rivoluzionare il sistema dei trasporti in Italia valeva già prima dell’11 settembre finanziario. Se l’Italia vuole essere competitiva su piano internazionale deve mettersi in testa che le infrastrutture sono uno dei punti fondamentali per contare davvero".

Però, oggi, la necessità si fa più stringente…
"Ovviamente. Alla necessità di dare una risposta concreta a una rete che sta in piedi grazie alle esportazioni, si aggiunge l’urgenza di stimolare l’economia interna. Proprio per questo, il dl anti-crisi non libera soltanto le risorse per le famiglie, ma rilancia il piano infrastrutturale creando così anche nuovi posti di lavoro".

A settembre il Cipe ha dato parere sull’allegato infrastrutture al Dpef 2009-2013, messo a punto dal ministero delle Infrastrutture. Ora basta aspettare che "svincoli" i 16,6 miliardi di euro…
"Nel nostro precedente governo era stato preventivato un piano da 125 miliardi. Oggi ne servono di più. Basta guardare la situazione nei trafori alpini dove il traffico su tir è aumentato fino a ricadere sulle strade e sull'inquinamento. Proprio per questo all’articolo 21 del dl anti-crisi abbiamo rifinanziato la legge obiettivo: dei circa 4 miliardi di euro necessari ne abbiamo liberati 3,7".

Il governo preme, quindi l’acceleratore sulle infrastrutture. Un po’ meno con l’Expo 2015?
"In questo sono d’accordo con il governatore lombardo Roberto Formigoni, la dead line deve essere fissata al 31 dicembre…".

Forse è un’impressione, ma non sembra quasi che questo governo – di centrodestra e con una forte componente leghista – si stia dimenticando del Nord?
"Per niente. In questi anni il Nord sta giocando una battaglia molto importante. Nel 2001 è stata fatta una scelta concreta con Lunardi e Berlusconi: se prima si mettevano in cantiere le opere pubbliche per creare lavoro laddove non ve ne era, oggi vengono progettate solo dove ve n’è bisogno. Una vera e propria rivoluzione copernicana!".

Cosa significa nel concreto?
"Nel 1921 l’Italia aveva 6.200 chilometri di ferrovie, a fine secolo 6.100. Nel giro di ottant’anni aveva perso cento chilometri di strade ferrate. Con la costruzione dell’alta velocità implementeremo la rete di circa 900 chilometri, il che si traduce in un punto abbondante del pil. Abbiamo fatto un lavoro capillare con l’intenzione di portare a termine, nel più breve tempo possibile, il nostro obiettivo".

Fronti del "no" permettendo…
"Non questa volta. Infatti, abbiamo studiato una norma – e di questo, un po’, voglio prendermi il merito – che supera i blocchi del Tar, nomina un commissario competente e si riallaccia alla legge 225 per le emergenze. Si parte e si sa dove si arriva".

Come collocare Malpensa in questo quadro della Tav?
"Per l’hub varesino è fondamentale liberalizzare gli accordi bilaterali".

Lufthansa sembra crederci…
"Air Dolomiti ha chiesto un collegamento giornaliero con Pechino, Lufthansa ha creato il marchio Lufthansa Italia… Non è che Malpensa la vogliamo capriccio. È che il grande traffico è al Nord. Basta leggere i numeri per rendersene conto. Ora, se viene Cai è benvenuta, altrimenti Malpensa deve essere lasciata libera di operare. C’è una fila enorme di compagnie interessate all’hub. Viene Alitalia? Bene. Non viene? Si fanno accordi con altri".

Esiste ancora un problema legato al Meridione?
"Non economico... Mi spiego: i fondi ci sono, i soldi per investire e costruire le infrastrutture pure. Mancano le aziende che non vogliono più lavorare per la presenza oppressiva della malavita organizzata. Si tratta di una questione criminale tanto vasta che diventa sociale".

Lo Stato non può nulla?
"E’ la popolazione che dovrebbe ribellarsi".