Inghilterra, il linguaggio sms ammesso agli esami

«Il livello di apprendimento dei bambini delle elementari è in leggero calo, ma per molto tempo non è stato possibile definire in modo chiaro il fenomeno perché in Italia mancavano ricerche nazionali mirate».
A denunciarlo è Norberto Bottani, direttore dell'istituto Ricerca in educazione di Ginevra. A differenza di quanto avviene in Francia e Gran Bretagna, dove il sistema scolastico è costantemente monitorato da istituti governativi, il nostro Paese si è a lungo affidato a organizzazioni sovranazionali. Solo di recente è stato istituito l'Invalsi - Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo -, nell'ambito del servizio nazionale di valutazione. Con la direttiva dello scorso 25 agosto, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni ha potenziato l'organismo. «Grazie a indagini di questo genere, in Francia hanno capito che i ragazzi stanno progressivamente perdendo la padronanza della lingua e sarà quindi possibile prendere provvedimenti». Nell'insieme, la scuola primaria in Italia funziona bene, ma il giudizio deve tener conto della diversità regionale. «Da nord a sud la situazione cambia - continua Bottani -, certe zone dell'Italia meridionale sono al di sotto della media internazionale». Un fenomeno che invece si sta diffondendo in modo uniforme è la contrazione del linguaggio, dovuta all'uso smodato di sms ed e-mail, «una realtà che non può più essere ignorata. L'importante è che i ragazzi imparino la differenza fra queste nuove forme di scrittura e quelle tradizionali. Lo hanno capito anche in Gran Bretagna dove, a partire da quest'anno, nell'esame che segna la fine della scuola dell'obbligo gli studenti potranno usare il linguaggio sms, a patto che le contrazioni siamo messe fra virgolette». La lingua sta quindi cambiando, per qualcuno è un bene, altri non lo accettano. «I linguisti sono favorevoli a questo genere di mutamento - spiega Bottani -, ma in altri settori c'è un atteggiamento più conservatore. I datori di lavoro, per esempio, non tollerano che un curriculum vitae o una lettera di presentazione siano scritti in modo diverso da quello tradizionale». L'ultima indagine Pisa dell'Ocse mette in rilievo che la scuola italiana è fra quelle che ricevono maggiori contributi. Per ogni studente si spendono 7.366 dollari, contro una media di 5.450. «Questo dato è solo apparentemente positivo - conclude Bottani -. Spesso i fondi sono male utilizzati perché rispetto ad altri Paesi in Italia c'è esubero di personale».