Inghilterra, vietato dire "mamma" e "papà" a scuola

Il ministro dell’Istruzione impone agli insegnanti di usare solo il termine "genitori": "È più rispettoso verso i gay". L’obiettivo è combattere, fin dalle elementari, i pregiudizi omofobici: "I bimbi devono accettare le coppie formate da persone dello stesso
sesso"

Londra - Febbraio sarà il mese che festeggerà omosessuali, lesbiche, transessuali. L’Inghilterra si porta avanti con il lavoro, il governo sta scrivendo una norma che cancellerà in ogni ordine di scuola qualunque riferimento a «madre» e «padre», per evitare tra i bambini, ragazzi, adolescenti nuovi casi di omofobia, per rispettare chi non è o la pensa in modo diverso, anche con l’uso di un vocabolario aderente ai tempi che corrono. E come corrono.

Ed Balls, segretario del ministero dell’Istruzione, ha illustrato il provvedimento che andrà in onda prossimamente in tutte le aule, gli insegnanti dovranno fare molta attenzione a rivolgersi ai ragazzi con le solite frasi «devi essere un uomo», «non fare la femminuccia», «forza, oggi vinciamo con il gioco maschio». Da oggi in poi sarà opportuno, anzi doveroso illustrare alla scolaresca che i grandi artisti del passato, come Leonardo da Vinci, Oscar Wilde, James Dean e affini, erano e sono icone della pittura, della letteratura, della cinematografia e sono stati gay. Termine quest’ultimo che la gioventù britannica usa con l’accezione di «brutto» («queste scarpe da ginnastica sono gay») preferendo termini più pesanti (poof, queer, faggot) quando vogliono passare dalla battuta all’insulto, con forme grevi di bullismo, di violenza non soltanto verbale.

I ragazzi dovranno sapere, se non ne fossero già informati, che le famiglie possono essere composte anche da due madri, da due padri, ciò non significa coppia aperta ma una nuova realtà di relazione, di amore, di relazione sociale. Del resto nelle note e giustificazioni scolastiche non ci stava scritto: firma del padre, della madre o di chi ne fa le veci? Il progetto prevede che i bambini, dai 4 anni in su dovranno essere edotti che alcuni dei loro compagni di giochi possono non avere un papà e una mamma, non per morte o divorzi. E quando avranno raggiunto l’età delle scuole superiori si dovrà loro parlare dei matrimoni non soltanto quelli tradizionali ma le forme di unione tra gay o dei diritti sulle adozioni gay. Tutto quello che già appare sui giornali e in tivvù ma con il supporto di una lavagna e di un’ora di lezione.

Adesso basta con il razzismo, Balls si dice fiero di questa svolta del governo di Gordon Brown ma si affacciano inquietanti interrogativi. Per fortuna Elisabeth Bowes-Lyon, la regina madre è già bella e andata, altrimenti avrebbe dovuto abolire dalle etichette, titoli e riverenze lo slogan Queen Mother o Queen Mom, sostituendolo con un più corretto Queen Parent.

Come la mettiamo con le preghiere? Our father, Padre nostro? Giammai. Mother superior o general, Madre superiora? Ma stiamo scherzando? E non osate nemmeno provarci con i comandamenti, con onora il padre e la madre. Non so nemmeno che cosa possa accadere quando qualcuno si azzarderà a dire: «ma quanto assomiglia a suo padre!» oppure, per par condicio «è tutta sua madre».

Va da sé che sono in corso di abolizione le ricorrenze inventate dagli americani, tipo Festa del papà, Festa della mamma, niente più rose rosse, cuoricini, bottiglia di whisky e pipe, si risparmia non per necessità ma per imbecillità. Quanto poi alla Mother Land, alla Madre Patria, meglio desistere, non è politicamente corretto.

Siamo sull’orlo di una crisi di nervi o di una clamorosa risata? Non sembrerebbe, leggendo le note del Daily Mail di ieri, che ha illustrato la decisione governativa. Ma il problema è un altro. Chi crede che i sostantivi «madre», «padre» possano essere letti come anti gay dovrebbe fermarsi, contare fino a dieci e poi ricontare. E ripensare all’aforisma del comico americano Jackie Mason: «L’Inghilterra è l’unico Paese al mondo dove il cibo è più pericoloso del sesso».