Case, lezioni private e colf: è la nostra vita in nero

Accusiamo i piccoli imprenditori di evadere ma spesso i furbetti siamo noi. Peccati veniali che però al fisco costano miliardi

Puntare il dito contro gli evasori è sacrosanto. Se lo si fa dal lato giusto della luna. Ma tutti i giorni ci capita di fare incursione in quella porzione d'Italia che sta nell'ombra. Per convenienza, disattenzione o necessità, prestiamo il fianco a chi è abile a imboscarsi di fronte ai controlli del fisco. Quando non siamo proprio noi a dimostrare poca dimestichezza con contratti e fatture. Ecco un piccolo viaggio nella vita (in nero) degli italiani, a partire dalle situazioni più comuni.

LEZIONI DI NERO
Universitari e precari che arrotondano, laureati disoccupati che sbarcano il lunario, docenti che al pomeriggio svolgono un vero e proprio secondo lavoro. I genitori di 4,2 milioni di ragazzi di scuole medie e superiori che frequentano lezioni private. Da qualsiasi parte della barricata ci troviamo, ingrassiamo il sistema delle ripetizioni scolastiche. In nero nove casi su dieci, secondo un rapporto dell'Eures.
Le associazioni dei consumatori ci fanno i conti in tasca. Il 45% degli studenti frequenta corsi di «doposcuola» (fonte Adoc), in media un'ora di lezione arriva a costare 25-30 euro, per due-tre volte a settimana. In totale, per ogni allievo, almeno 300 euro al mese. Il Codacons ha stimato in 850 milioni di euro all'anno il giro d'affari che potrebbe emergere. Impressionante, considerato che dal conteggio sono esclusi tutti gli altri tipi di lezioni che finanziamo «privatamente». Lo sappiamo bene se nostro figlio desidera, per esempio, imparare a suonare il piano o a giocare a tennis. Lo Stato prova a contrastare il fenomeno incoraggiando l'uso dei voucher, i buoni lavoro prepagati che comprendono anche il versamento dei contributi Inps e Inail (con il tetto di 5.050 euro netti l'anno), peccato che trovare qualcuno che li usi per le lezioni private sia un'impresa. Un'altra soluzione la suggerisce il sindacato degli insegnanti Snals-Confsal: «Aprire le scuole anche al pomeriggio e prevedere, su base volontaria, anche per i docenti la possibilità di svolgere attività didattiche in maniera trasparente, con un regime di intramoenia, per piccoli gruppi di allievi ovviamente non appartenenti alle proprie classi. Una misura che può essere attivata ovunque, accompagnata da forme di defiscalizzazione». Così - spiegano - potrebbero emergere fino a 420 milioni di euro di «nero».

COLF E BADANTI INVISIBILI
Sanatorie, sgravi e deduzioni fiscali per chi assume, controlli serrati contro chi se ne approfitta. I governi le hanno provate tutte per portare in superficie il gigantesco sommerso delle collaborazioni domestiche. Ma se una donna di servizio straniera si offre di lavorare in casa nostra, senza contratto perché giura di averlo già firmato con un'altra famiglia e che le consente di ottenere il permesso di soggiorno, non ci viene certo in mente di farle stipulare un secondo contratto per poche ore di servizio alla settimana. Una tendenza comune confermata da Caf e patronati, dato che almeno sei assistenti familiari su dieci vivono in una zona grigia di regolarità parziale, poiché le ore dichiarate sono inferiori a quelle effettivamente svolte. Un quarto delle colf e delle badanti extracomunitarie, inoltre, lavora da noi senza alcun contratto regolare e permesso di soggiorno. E forse non lo sappiamo nemmeno.
I numeri: un milione e seicentomila (fonte Censis-Fondazione Ismu) le colf, le badanti e le baby sitter che prestano servizio nelle case di circa 3 milioni di famiglie. L'80% sono stranieri, e donne nella stessa proporzione. Per l'Inps, invece, i lavoratori domestici regolarmente registrati non raggiungono il milione (944.634, dato aggiornato al 2013). Significa che più di un terzo della forza lavoro presente nelle nostre abitazioni è in nero. A 8-15 euro l'ora per diverse ore, due-tre volte a settimana; in media, lo stipendio mensile arriva a 800-900 euro.

EVASIONE DI BELLEZZA
Tingere e ricostruire unghie in casa, attrezzata come un laboratorio su strada, può fruttare anche 500 euro al giorno. Senza versare un centesimo al fisco, of course. Il problema, semmai, è quando capita in «negozio» una finanziera in borghese. In Toscana, a un'estetista abusiva lo scherzetto è costato 10mila euro di multa più altri 90mila da sborsare per mancati tributi all'Erario. Sul verbale c'era scritto «esercizio abusivo dell'attività di onicotecnico». Cronache dal pianeta dei parrucchieri e degli estetisti «pirata»: quelli che lavorano a domicilio, in casa propria, o chi un'attività regolare ce l'ha ma nel giorno di chiusura invita le signore a farsi belle in saloni improvvisati tra le mura domestiche. Esercizi di ordinaria illegalità, a cui continuiamo a rivolgerci pur di risparmiare qualcosina sulla piega o sulla manicure.
A Prato, partendo dalle segnalazioni dei clienti «pentiti», è nata l'iniziativa «Stop abusivo» con una pagina Facebook per raccogliere le denunce, cresciuta fino a diventare una battaglia di Federcontribuenti su tutto il territorio nazionale. Quando non arrivano le Fiamme gialle, ci pensano i cittadini onesti a smascherare i furbetti. Il portale di Confestetica ha superato quota 1.500 denunce anonime, che vengono girate a ministero della Salute, Asl e carabinieri. L'abusivismo in quest'ambito coinvolge dalle 70mila alle 90mila attività, con un business che sfiora i due miliardi di euro. Altro che briciole.

MAGIE ARTIGIANALI
Abbiamo la lavatrice che perde, oppure la tapparella che proprio non ne vuol sapere di abbassarsi. Chiamiamo il tecnico, sistema il guasto e poi iniziano le dolenti note. Ci propone uno sconto, come non conteggiare il costo dell'«uscita», in cambio di un pagamento in nero. E allora diventa dura insistere per fare le cose a regola d'arte, a fronte di una tariffa finale più alta del 30% o più. Tiriamo fuori i contanti e il compromesso sta bene a entrambi.
Probabilmente è la vittima principale della tenaglia di tasse alle stelle e crisi dei consumi: la Cgia di Mestre ha calcolato che un artigiano che lavora da solo ha subìto sulle proprie spalle una pressione fiscale del 53%, con punte del 59% nel caso di una piccola impresa con due soci e 5 dipendenti. Quello dell'artigiano resta un mestiere in bianco e nero. Con netta prevalenza di quest'ultimo, certifica ancora l'Eures. Le prestazioni non fatturate superano il 60% per giardinieri, falegnami, idraulici, fabbri e muratori; appena sotto questa soglia i tappezzieri, gli elettricisti e i pavimentisti-parchettisti. Contromisure? Il limite di 999,99 euro alla circolazione del contante fa il solletico a chi è «allergico» alle fatture, così come l'obbligo di dotarsi del Pos per farsi pagare con carta o bancomat gli interventi sopra i 30 euro. L'apparecchio, quando c'è, resta a far polvere nella cassetta degli attrezzi.

QUANDO IL FISCO È IN VACANZA
Se siamo così fortunati da rientrare in quella fetta di italiani che possiede una seconda casa (al mare, in montagna o in città in Italia ci sono 3,5 milioni di abitazioni di questo tipo), e magari riusciamo a sfruttarla poco, avremo fatto più di un pensierino ad affittarla per brevi periodi, da una settimana a tre mesi al massimo. Oppure quando siamo noi a cercare un tetto per le vacanze, il mercato privato degli affitti lo preferiamo spesso. Facile e senza troppi impegni formali, e in più vantaggioso se si fa il confronto con le tariffe delle strutture tradizionali. Imu-Tasi-Tari, anche per colpa della stangata fiscale sul mattone, nel mercato delle case vacanza trovare locatori e locatari disposti a firmare un contratto con tutti i crismi è pura utopia, fermo restando che sotto il mese di permanenza non c'è obbligo di registrazione. Uno studio della società Halldis ha calcolato che, dal punto di vista dei proprietari, su 10mila euro di ritorno lordo annuo da 5mila a 7mila euro se ne vanno in tasse e costi di gestione. Ecco perché la tentazione di fare tutto o quasi nell'ombra prevale. Il fenomeno degli affitti in nero mette in difficoltà hotel, B&B, agriturismi.
Dalle baite del Trentino ai dammusi di Pantelleria, di recente la Guardia di Finanza ha riscontrato un'evasione delle imposte dirette pari a 50 milioni di euro in tre anni, 6,1 milioni di imposta di registro. Per stanare soprattutto chi fa affari su larga scala completamente esentasse, i finanzieri setacciano i siti web di annunci e, palmo a palmo, anche le località di villeggiatura in cerca dei classici cartelli con la formula «affittasi da privato - no agenzie».

ABUSIVI DA STRADA
Ritrovarsi sorpresi da un temporale e comprare un ombrello dall'abusivo che stende il lenzuolo-vetrina sul marciapiede, regalare una rosa alla fidanzata dopo averla comprata da un fioraio senza permessi, scegliere una cover per il cellulare sulla bancarella in spiaggia. Gesti semplici ma che, per la legge dei grandi numeri, non possono non avere conseguenze sulla salute delle nostre piccole imprese. Esagerato? Per niente, secondo Anva Confesercenti: 50mila ambulanti irregolari, in gran parte gestiti dalla criminalità organizzata, alimentano un giro d'affari di 5 miliardi di euro. Una sciocchezza paragonata ai 91 miliardi di imposte evase ogni anno, si dirà. Provate a chiederlo ai titolari delle altre 180mila imprese che operano rispettando le regole e pagando le tasse: se un italiano su due ha un atteggiamento accondiscendete verso gli abusivi (sondaggio Swg), a tanti non resta che chiudere bottega.

Commenti

vaigfrido

Lun, 20/04/2015 - 20:46

Se mi fosse data la possibilità di detrarre dalle mie tasse quanto pagato di Iva sarei incentivato a chiedere fatture ed il fisco ci guadagnerebbe in quanto non avrebbe nessun bisogno di ricorrere ai famosi studi di settore . Quindi chi me lo fa fare a chiedere fatture ... gia' ho pochi soldi in tasca e ogni euro che risparmio è santo e benedetto, al diavolo il fisco ...........

Solist

Lun, 20/04/2015 - 21:17

un mea culpa si legge di rado, grande Giacomo! non so se è la classica scoperta dell'acqua calda ma ricordarla premia chi evidenzia un problema di fondo piu adatto forse il termine "cultura" o "virtù", dipende dai punti di vista ehehehe, dell'italiano medio! il vero problema è come trasmettere alle future generazioni l'onestà

Ritratto di hardcock

hardcock

Lun, 20/04/2015 - 22:35

In un paese normale il cittadino viene tassato sul denaro che rimane dopo le spese per vivere. In questo porco paese invece devi arrabbattarti a vivere con quello che un fisco ladro ti lascia nella sua magnanimita

cgf

Mar, 21/04/2015 - 01:33

costano miliardi allo Stato italiano, quindi il fisco deve reperire risorse, quelli che vengono in Italia non tanto per lavorare, sanno che lavoro non ce neppure per gl'italiani, ma per vivere con minimo vitto ed alloggio oppure con in pratica uno stipendio senza sforzi e soprattutto senza lavorare ne produrre! Se lavorassero e cercassero casa da soli, si arabbattassero come fanno gli italiani... quelli che veramente vogliono restare PAGHEREBBERO ANZICHÉ ESSERE PAGATI, gli altri rispedirli a casa in prima classe costerebbe meno e, meno fabbisogno quindi calando le tasse, non ci sarebbe nemmeno più convenienza ad evadere. Niente paura.. con l'IVA al 25,5% aumenteranno di molto quelli che vorranno evadere.

Ritratto di venividi

venividi

Mar, 21/04/2015 - 08:46

Per piacere non veniteci a fare questi discorsi basati sulla balla che "più gente paga meno ciascuno pagherà", una tesi completamente sbagliata perché abbiamo visto che più soldi hanno più ne sperperano in spese folli mentre pensionati e disoccupati fanno la fame. Senza questo nero molta gente non riuscirebbe a vivere.