Un instancabile esploratore

Il Capitano Enrico Alberto D'Albertis (1846-1932) fu viaggiatore, scrittore, ma soprattutto spirito avventuroso e curioso che attraversa la storia di mezzo secolo della città legando la propria vita al mare e ai viaggi. Arruolatosi nella Marina Militare, passa alla Marina Mercantile per dedicarsi infine a tempo pieno alla navigazione da diporto. Fonda il primo Yacht Club Italiano (1879) e a bordo del “Violante” e del “Corsaro”, i suoi due cutter, viaggia solcando dapprima il Mediterraneo ed in seguito l'Atlantico, per seguire la rotta di Colombo fino a San Salvador (1893), utilizzando gli strumenti nautici da lui stesso ricostruiti su modello di quelli in uso ai tempi di Cristoforo Colombo.
Frequentando il Marchese Giacomo Doria e il cenacolo di esploratori e naturalisti riunitisi intorno a lui, cerca di rendersi utile alla ricerca e durante i suoi viaggi esegue analisi dei mari, dei pesci e delle piante in cui si imbatte. Conduce campagne di scavo con Arturo Issel in alcune grotte della Liguria. Compie tre volte il giro del mondo e una volta il periplo dell'Africa, utilizzando i più svariati mezzi di trasporto, dalla nave al cavallo, dal treno al cammello, dalle barche a vela agli idrovolanti. Costruisce 103 orologi solari in tutto il mondo (di cui 10 al castello), scatta migliaia di foto, raccoglie armi, cannoni e alabarde.
Insieme alle collezioni etnografiche e archeologiche dal Capitano D'Albertis raccolte nei suoi viaggi in Africa, America e Oceania, la sua dimora, il castello d’Albertis recentemente ristrutturato, ospita collezioni marinaresche (modellini di imbarcazioni, strumenti e carte nautiche) e fotografiche, gli spolveri delle meridiane, i volumi della sua biblioteca e le centinaia di disegni per la costruzione del complesso neogotico, quali innumerevoli ricordi di una vita vissuta all’insegna della memoria.
Raccoglie infinite testimonianze e souvenir delle popolazioni che incontra, formando così le collezioni del suo museo, allestito in stile di gabinetto di curiosità, tra bacheche, panoplie e trofei coloniali e di caccia. Fra queste spiccano per quantità ed importanza i manufatti degli Indiani delle Pianure di Canada e Stati Uniti, realizzati in pelle di bisonte e cervide e ricoperti di aculei di porcospino e perline di vetro grazie al paziente lavoro femminile, poichè erano le donne a dedicarsi alla conciatura delle pelli e alla loro decorazione.
Assolutamente da visitare.