Intercettazioni, Berlusconi in pressing sul ddl Poi il Pdl assicura: "L'ok arriverà entro l'estate"

Il premier a <em>Oggi</em>: &quot;Quando il ddl sarà approvato il nostro Paese
sarà più civile e più moderno&quot;. Nel pomeriggio vertice a Palazzo Grazioli. Verdini assicura: &quot;Messo a punto un calendario che consenta di approvare il ddl
prima della pausa estiva&quot;

Roma - Approvare il ddl intercettazioni prima della pausa estiva, anche se dovesse rendersi necessaria una quarta lettura in Senato. E' l’indicazione emersa dal vertice del Pdl con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, secondo quanto riferito dal coordinatore del partito, Denis Verdini. "Abbiamo messo a punto un calendario che consenta di approvare prima della pausa estiva il ddl intercettazioni, la riforma dell’università e ovviamente la manovra economica", spiega Verdini al termine dell’incontro. "Lo spero - frena il ministro delle Riforme, Umberto Bossi - dipende dal capo dello Stato".

Il ddl intercettazioni "So per certo che la stragrande maggioranza degli italiani è d’accordo con me sull’assoluta necessità della legge sulle intercettazioni, tant’è vero che quando ne parlo in pubblico, raccolgo solo applausi di consenso e di incoraggiamento per andare avanti fino all’approvazione definitiva, che ormai è in dirittura d’arrivo - ha continuato il premier - quando la legge sarà approvata il nostro Paese sarà davvero più europeo, più civile e più moderno". "Il mio obiettivo - ha spiegato Berlusconi - è porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Questa situazione è purtroppo il portato di una cultura giustizialista che accomuna una piccola lobby di pm politicizzati e la lobby dei giornalisti che invece di fare le inchieste sul campo preferiscono fare del ’copia e incollà sui fascicoli delle procure che contengono le intercettazioni, anche quelle dove emergono solo fatti privati". Sul rischio di fare un regalo ai criminali o proteggere la Casta, Berlusconi si è detto certo che "tutto questo non ha nulla a che vedere nè con la cosiddetta Casta nè con le indagini serie contro i delinquenti o la criminalità organizzata. Le regole sulle intercettazioni contro la mafia e tutte le altre organizzazioni del crimine organizzato (’ndrangheta, camorra, sacra corona unita e così via) resteranno infatti in vigore come prima. La legge che il Parlamento sta discutendo contiene un giusto equilibrio fra le esigenze della tutela della privacy e quelle della lotta contro il crimine e la tutela della legalità". 

Il dibattito interno al partito "Fare la pace con Fini? Per fare la pace, prima ci deve essere una guerra. Io non sono mai stato in guerra con nessuno, e litigare è cosa estranea al mio dna - ha spiegato il premier - anzi, dico sempre che mi faccio concavo o convesso a seconda dell’interlocutore, pur di far sempre prevalere il dialogo, il confronto amichevole. Questo vale anche per i rapporti con il Presidente della Camera". "In un grande partito - ha aggiunto il premier - può anche accadere che vi siano opinioni diverse. Poi però si vota e alla fine la decisione che raccoglie il maggior numero di voti deve valere per tutti. Fini non ha mai contestato questa regola, che nel Pdl è in vigore fin dal primo giorno, tanto è vero che io stesso ho dovuto subirla in diverse occasioni. Se si stabilisce questo metodo democratico, senza strappi, senza inutili provocazioni quotidiane, senza uno stillicidio di polemiche continue, allora potremo portare a compimento con successo quella felice intuizione che oltre dieci anni fa discussi con l’indimenticabile Tatarella". Fini resterà nel Pdl? Berlusconi ritiene che "il traguardo del Pdl sia stato anche per lui un traguardo storico irreversibile, per il quale valeva e vale la pena spendere le nostre migliori energie politiche. Non posso perciò credere che si voglia mettere in discussione questo risultato. Sarebbe una enorme delusione innanzitutto per i nostri elettori. Il nostro popolo, il Popolo della libertà non lo capirebbe".