Chi uccide il coniuge si prenda la sua pensione

Ti sembra giusto che l'assassino confesso di sua moglie riceva la pensione della medesima? No, non mi sembra giusto, ma accade davvero

Ti sembra giusto che l'assassino confesso di sua moglie riceva la pensione della medesima? No, non mi sembra giusto, ma accade davvero. Ricevo una mail di Lorenzo Ballerini, fratello di Beatrice Ballerini che fu uccisa dal suo ex marito, Massimo Parlanti, condannato a diciotto anni di carcere. Ha appreso dall'Inps che solo il 40 per cento della pensione di sua sorella spetta ai figli mentre il 60 per cento andrà a chi l'ha uccisa, in quanto suo ex coniuge. Non c'è nessuna legge che stabilisca una sorta di «indegnità alla successione» in casi del genere. La vicenda, ammetto, ha dell'incredibile. La macchina disumana delle leggi prescinde anche dall'elementare considerazione che il beneficiario di quella pensione è la stessa persona che ha eliminato la titolare della pensione. Un grottesco premio crudeltà. A dir la verità, la pensione al coniuge divorziato ci pare in molti casi un premio infedeltà o ingratitudine, e appare leggermente assurda: se due persone hanno deciso di separarsi definitivamente perché uno dei due dovrà poi godere della pensione dell'altro? Sappiamo quanto garantismo ubriaco ci sia nelle leggi che regolano i matrimoni e le separazioni, quanti separati, soprattutto uomini, messi sul lastrico da leggi squilibrate. Questa norma di ereditare la pensione da chi non è più coniuge era la più incongruente, per giunta a danno dei figli. Ma impallidisce davanti alla pensione del coniuge assegnata al suo assassino e tolta agli orfani. Neanche le tribù antropofaghe...

Commenti

Otaner

Ven, 04/07/2014 - 16:41

E' una cosa vergognosa. Dovrebbe essere emanata una legge per impedire che si commetta un fatto che ci fa accapponare la pelle. L'assassino dovrebbe essere condannato alla pena di morte, e non nutrirsi con la pensione della donna che lui ha uccciso.

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Ven, 04/07/2014 - 17:12

Quando troppe leggi, fatte apposta per imbrogliare, complicano la vita invece di semplificarla!

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Ven, 04/07/2014 - 17:12

Quando troppe leggi, fatte apposta per imbrogliare, complicano la vita invece di semplificarla!

Ritratto di Patchonki

Patchonki

Ven, 04/07/2014 - 17:13

Basterebbe usare il BUON SENSO che ormai è completamente scomparso dalla nostra vita quotidiana!

Agm

Ven, 04/07/2014 - 19:04

Non conosco il caso della povera signora Ballerini, che ho appreso oggi dalla rubrica, sempre arguta e piacevole, dell'Illustre dottor Veneziani. Tuttavia, l'art. 463 del Codice civile stabilisce l'indegnità a succedere di chi abbia ucciso la persona della cui successione si tratta. Il problema è che l'indegnità non opera automaticamente, ma va accertata e dichiarata con sentenza, su domanda della parte interessata.

Agm

Ven, 04/07/2014 - 19:13

Buonasera a tutti. Non conosco il caso della povera signora Ballerini, che ho appreso oggi, leggendo la rubrica dell'Illustre dottor Veneziani, sempre arguta e stimolante. Tuttavia, mi permetto di precisare che l'art. 463 del Codice civile stabilisce che è escluso dalla successione come indegno chi abbia volontariamente ucciso la persona della cui successione si tratta. Il problema è che l'indegnità non opera automaticamente, ma deve essere dichiarata con sentenza, su domanda della parte interessata.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 04/07/2014 - 19:17

Ecco un ennesimo spunto che conferma quanto vado sostenendo da anni: legalità e giustizia non sono la stessa cosa. La prima è solo un surrogato malriuscito della seconda e cambia in continuazione secondo la classe politicamente dominante, sì che ciò che è legale oggi poteva non esserlo ieri, e viceversa; così, anche, nelle diverse parti del mondo; eppure molti ne hanno fatto un totem e giocano con le parole. L' indegnità a succedere è prevista nel nostro codice civile per chi si è reso responsabile dell' omicidio o del tentato omicidio contro la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, un discendente o un ascendente della medesima (art. 463 c.c.). Il problema è nel fatto che la pensione di reversibilità non rientra nella successione, non è iure successionis ma iure proprio del beneficiario. Ecco un esempio di legalità, come, per esempio, quella di mettere subito in libertà un condannato assassino stradale. La giustizia è ben altra cosa. Atteniamoci alla prima (fino ad eventuali modifiche ) ma portiamo rispetto per la seconda. Perché “Non tutto ciò che è lecito, è onesto ” (Non omne quod licet honestum est, giurista Paolo Giulio -III sec. d.C.)

Agev

Ven, 04/07/2014 - 19:19

Budda .. l'essere divenuto Unità più vicino al Tutto Uno afferma ... Non credere in qualcosa semplicemente perché l'hai sentita . Non credere in qualsiasi cosa semplicemente perché se ne parla e viene detta/creduta dai più/molti . Non credere in qualsiasi cosa solo perché è scritta nei tuoi scritti religiosi .. Sono solo perlopiù una distorsione/mistificazione della realtà/mondo . Non credere in qualsiasi cosa soltanto per l'autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani . Non credere nelle tradizioni perché sono state tramandate per molte generazioni . Ma dopo l'osservazione e l'analisi , quando scopri che qualcosa è affine ed in armonia con il tuo essere/essenza perché favorisce il tuo bene/beneficio .. che diviene come naturale conseguenza il beneficio/bene di tutti .. Allora e solo allora accettala e vivila . Budda .. il risvegliato . Gaetano

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 04/07/2014 - 20:03

Dr. Veneziani, sono convinto, per la mia esperienza di lavoro, che le leggi, soprattutto quelle italiane, non siano al servizio della giustizia, dell'uomo, del buon senso, della pace, della serenità fra gli uomini; ma siano, invece, al servizio della legalità, del minor costo, del male minore, di principi astratti, della tranquillità; a favore, se non del più violento dei contendenti, certo, del più aggressivo, del più 'comodo' da difendere. E così le norme, che sembrano così severe e 'sicure' rivelano l'anima dello Stato codardo; congenitamente 'nemico'. Che pesca dove i cittadini sono più vulnerabili. Inevitabilmente le leggi tendono più a 'cautelarsi', ad affrontare la realtà in modo semplificato, come una 'massa' considerata omogenea; senza distinguere i casi in cui il rispetto troppo stretto di un principio, di una lotta all'illecito, finisce poi con il creare un'ingiustizia clamorosa. E truppe di avvocati sono in campo a difendere un 'diritto' diventato, come dicevano i romani, 'summum ius, summa iniuria'.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 04/07/2014 - 21:10

Ecco un ennesimo spunto che conferma quanto vado sostenendo da anni: legalità e giustizia non sono la stessa cosa. La prima è solo un surrogato malriuscito della seconda e cambia in continuazione, sì che ciò che è legale oggi poteva non esserlo ieri, e viceversa; così, anche, nelle diverse parti del mondo; eppure molti ne hanno fatto un totem e giocano con le parole. L' indegnità a succedere è prevista nel nostro codice civile per chi si è reso responsabile dell' omicidio o del tentato omicidio contro la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, un discendente o un ascendente della medesima (art. 463 c.c.). Il problema è nel fatto che la pensione di reversibilità non rientra nella successione, non è iure successionis ma iure proprio del beneficiario. Ecco un esempio di legalità, come, per esempio, quella di mettere subito in libertà un condannato assassino stradale. La giustizia è ben altra cosa. Atteniamoci alla prima (fino ad eventuali modifiche ) ma portiamo rispetto per la seconda. Perché “Non tutto ciò che è lecito, è onesto ” (Non omne quod licet honestum est, giurista Paolo Giulio -III sec. d.C.)

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 04/07/2014 - 22:22

Ahahah...gli italiani hanno appreso il modo per garantirsi un reddito.

clod46

Sab, 05/07/2014 - 11:30

Caro Marcello hai perfettamente ragione, ma cosa mai ci potevamo aspettare dalle nostre leggi che sono le più ingarbugliate e contraddittorie del mondo. D'altra parte non dimentichiamo che il nostro parlamento preposto a fare le leggi, è composto da una mare di persone, che anche quando una legge viene concepita all'origine come una buona legge, durante l'iter procedurale subisce così tante variazioni per accontentate le varie Lobbi presenti in parlamento con una miriadi di emendamenti, che alla fine diventa una schifosa legge. A questo aggiungete poi l'intelligenza suprema di chi queste leggi le applica, e otteniamo il quadro completo. E tutto questo molti la chiamano democrazia!! C'è un antico proverbio che dice "dove cantano tanti galli non fa mai giorno" e nel nostro parlamento sono veramente tantissimi a cantare.

Ritratto di franco.brezzi

franco.brezzi

Sab, 05/07/2014 - 12:03

Carissimo Veneziani, se dovessimo scrivere tutto ciò che non ci sembra giusto, od almeno tollerabile, ci vorrebbero tutte le rubriche del mondo. Ai "legiferatori" non è mai stato presentato il "cittadino normale" e vanno "a braccio".

Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/07/2014 - 12:57

Devo dissentire dalle conseguenza ricercate ulteriormente da questa storiaccia. La pena per l'omicidio l'ha già avuta, qui non si discute di una maggiorazione di pena ma di diritti acquisiti durante la propria vita. I due coniugi avevano due figli che oltre a vedersi togliere la loro madre finiscono per vedersi togliere le ricchezze del padre che ovviamente le lascia ai figli. Infatti egli ha già disposto in questo senso per altri beni, né ha nemmeno pensato di fare la richiesta all'Inps per la reversibilità. Se non la riceve lui non la ricevono nemmeno i figli, mi sembra ovvio, o no? La reversibilità la può chiedere il coniuge, non credo i figli. Anche ammesso che i figli la possano chiedere, gli andrà solo il 40% di tale reversibilità, praticamente l'Inps si terrà la maggior parte del malloppo. Sembra normale su un diritto acquisito, nel tempo, dalla famiglia nel suo complesso? Poi per cosa, per un'azione ulteriormente vendicativa? Cretinate! Alcuni scrivono di diritto alla libertà di vivere che è un diritto acquisito, ma è ben per questo che l'omicida è stato condannato alla galera. Il diritto alla reversibilità, tuttavia, è un altro diritto che con l'assassinio non ha niente a che vedere. Marito e moglie l'hanno acquisito ENTRAMBI durante la loro vita in comune. La pensione di reversibilità non la si dà all'altro coniuge come premio, ma perché ha contribuito nella vita di coppia e a tale pensione del coniuge defunto. E’ vero che è un diritto acquisito dalla moglie ma a tale pensione ha contribuito anche il marito perché il rapporto non è del singolo ma della coppia. Dato che ambedue hanno contribuito ad ottenere ciò, nel rapporto di coppia, quando le cose funzionavano d'amore e d'accordo, è un diritto acquisito del coniuge rimasto in vita, l'omicidio in questo c'entra come i cavoli a merenda. Il reo ha avuto già la sua pena per il delitto, richiedere una maggiorazione della pena, toccando per di più diritti che appartengono ad altra sfera, non solo mi sembra violare i diritti della reversibilità, con giustificazioni inadeguate, ma volere eccedere in maniera vendicativa su un aggravio di pena. Se i parenti della vittima si sono sentiti defraudati nel patrimonio, per la perdita della loro congiunta, potevano richiedere risarcimento in sede penale o civile, ma questa cosa non c'entra niente. Tra l'altro, togliendo la reversibilità, si finisce per toglierla anche ai due figli. In ogni caso ho letto che l'omicida non ha chiesto nessuna pratica di reversibilità all'Inps. Tuttavia qui il discorso non è sul caso particolare ma sui diritti generali di tutti quanti, se si permette all'Inps di gestire le reversibilità, a seconda dei casi, invece che in base a norme di legge, il diritto a tale pensione rischia di decadere per tutti, se l'Inps ci dovesse prendere gusto a gestire come gli pare.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Sab, 05/07/2014 - 13:14

@Euterpe (Ven, 04/07/2014 - 22:22) È solo uno dei tanti. Quello in cima alla classifica è l’impegno (sic) in politica, che nei casi più modesti e comunque molto diffusi soprattutto nel sud si limita alla formazione spicciola del consenso da parte di famigliari e amici ed ha come premio un posto di lavoro (un lavoro di m., naturalmente), ma per i più attivi comincia come si suol dire “dalla gavetta” e passando dagli enti locali finisce con uno strapuntino in qualche municipalizzata. I più esperti, ossia quelli che hanno avuto un impegno politico più intenso, alla gestione delle grandi opere. E qualcuno è orgoglioso di essere italiano……

Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/07/2014 - 13:53

Devo dissentire dalle conseguenze ricercate ulteriormente da questa storiaccia. La pena per l'omicidio l'ha già avuta, qui non si discute di una maggiorazione di pena ma di diritti acquisiti durante la propria vita. I due coniugi avevano due figli che oltre a vedersi togliere la loro madre finiscono per vedersi togliere le ricchezze del padre che ovviamente le lascia ai figli. Infatti egli ha già disposto in questo senso per altri beni, né ha nemmeno pensato di fare la richiesta all'Inps per la reversibilità. Se non la riceve lui non la ricevono nemmeno i figli, mi sembra ovvio, o no? La reversibilità la può chiedere il coniuge, non credo i figli. Anche ammesso che i figli la possano chiedere, gli andrà solo il 40% di tale reversibilità, praticamente l'Inps si terrà la maggior parte del malloppo. Sembra normale su un diritto acquisito, nel tempo, dalla famiglia nel suo complesso? Poi per cosa, per un'azione ulteriormente vendicativa? Cretinate! Alcuni scrivono di diritto alla libertà di vivere che è un diritto acquisito, ma è ben per questo che l'omicida è stato condannato alla galera. Il diritto alla reversibilità, tuttavia, è un altro diritto che con l'assassinio non ha niente a che vedere. Marito e moglie l'hanno acquisito ENTRAMBI durante la loro vita in comune. La pensione di reversibilità non la si dà all'altro coniuge come premio, ma perché ha contribuito nella vita di coppia e a tale pensione del coniuge defunto. E’ vero che è un diritto acquisito dalla moglie ma a tale pensione ha contribuito anche il marito perché il rapporto non è del singolo ma della coppia. Dato che ambedue hanno contribuito ad ottenere ciò, nel rapporto di coppia, quando le cose funzionavano d'amore e d'accordo, è un diritto acquisito del coniuge rimasto in vita, l'omicidio in questo c'entra come i cavoli a merenda. Il reo ha avuto già la sua pena per il delitto, richiedere una maggiorazione della pena, toccando per di più diritti che appartengono ad altra sfera, non solo mi sembra violare i diritti della reversibilità, con giustificazioni inadeguate, ma volere eccedere in maniera vendicativa su un aggravio di pena. Se i parenti della vittima si sono sentiti defraudati nel patrimonio, per la perdita della loro congiunta, potevano richiedere risarcimento in sede penale o civile, ma questa cosa non c'entra niente. Tra l'altro, togliendo la reversibilità, si finisce per toglierla anche ai due figli. In ogni caso ho letto che l'omicida non ha chiesto nessuna pratica di reversibilità all'Inps. Tuttavia qui il discorso non è sul caso particolare ma sui diritti generali di tutti quanti, se si permette all'Inps di gestire le reversibilità, a seconda dei casi, invece che in base a norme di legge, il diritto a tale pensione rischia di decadere per tutti, se l'Inps ci dovesse prendere gusto a gestire come gli pare. Resta da dire, infine, che la pena nel nostro sistema giudiziario ha il compito di redimere il reo e di reinserirlo nella società. Come si può reinserire un anziano senza possibilità di lavoro e senza assistenza? Togliergli la reversibilità è la stessa cosa che condannarlo a morte nel prossimo futuro, ammesso che esca dal carcere.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 05/07/2014 - 15:01

@Stock47- Ho letto con attenzione il suo commento, non entro nel merito, vi saranno lettori più esperti di me che lo faranno, io mi limito solo a contestare la sua ultima affermazione, perché il poveretto che ,almeno lui, non la moglie, è potuto giungere, 'vecchierel canuto e stanco', all'età pensionabile, potrebbe vivere con la sua pensione, senza la reversibilità della pensione della moglie. Quanto al pericolo dell'uso discrezionale che l'Ente preposto potrebbe fare nell'erogazione delle pensioni, basterebbe indicare in modo specifico i casi nei quali la reversibilità dev'essere annullata.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 05/07/2014 - 16:11

STOCK47. Lei ha avuto la pazienza di spigare nei minimi dettagli la ratio della normativa vigente non da ieri. Nel mio piccolo, l' ho detto anche io nel mio breve commento. Si può convenire o meno, ma prima di cassare un radicato istituto normativo bisognerebbe prepararne uno alternativo. Migliore, direi. Oggi, tuttavia, circola molta poca gente adeguatamente preparata a farlo anche se le velleità dilagano pericolosamente viaggiando nelle teste vuote o piene d'altro. Una norma non è una ricetta culinaria e, oltre alla precisa indicazione del suo precetto, necessita di coordinamento col resto dell' ordinamento che, ovviamente occorre conoscere bene per evitare discrasie, vuoti, interpretazioni volitanti o pilotate, vicarianti interferenze burocratiche e spacci di competenze d' imitazione o improvvisazioni ad orecchio. Tutto il resto è chiacchiericcio, tipico sfogo di ridicole propensioni censorie senza costrutto, di rancorosi abiti mentali, di faciloneria e pressapochismo dilettantistico che, davvero curiosamente, vanno volentieri a braccetto con i più severi critici della italianità. Che, per fortuna, non consta soltanto in questo. E' documentato. Anche se non a tutti è stato dato di saperlo.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 05/07/2014 - 16:28

STOCK47. Breve postilla, a proposito del pericolo delle interpretazioni normative cui ho accennato: ecco - questo sì - un caso molto più eclatante di quello segnalato da Veneziani. Ferdinando Carretta, malgrado l' opposizione delle zie ex art. 463 c.c., ereditò parte del patrimonio dei genitori che aveva ucciso. Motivo? Nel processo venne ritenuto incapace di intendere e di volere al momento della strage, ergo, fu una specie di assassinio di imitazione, non valido per la indegnità. Quando si dice l' interpretazione giudiziaria...circa venti anni fa.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 05/07/2014 - 16:32

STOCK. Breve postilla, a proposito del pericolo delle interpretazioni normative cui ho accennato: ecco - questo sì - un caso molto più eclatante di quello segnalato da Veneziani. Ferdinando Carretta, malgrado l' opposizione delle zie ex art. 463 c.c., ereditò parte del patrimonio dei genitori che aveva ucciso. Motivo? Nel processo venne ritenuto incapace di intendere e di volere al momento della strage, ergo, fu una specie di assassinio di imitazione, non valido per la indegnità. Quando si dice l' interpretazione giudiziaria...circa venti anni fa.

Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/07/2014 - 17:48

Euterpe, lei è avvinta dalla rabbia per l’omicidio ma adesso qui la cosa non ha senso. L’omicida è stato condannato e la reversibilità della pensione non APPARTIENE solo alla moglie ma anche al marito. Ho letto tantissimi discorsi che la donna ha il diritto ad avere la reversibilità, perché contribuisce alla famiglia con i suoi lavori domestici, con l’accudire i figli, ecc. Adesso lei, di punto in bianco se ne esce fuori che tutto questo non è vero? La cosa che vale per la moglie, a parti invertite, vale anche per il marito. La reversibilità non è un eredità da parte della moglie, come lei sembra pensare erroneamente, ma un diritto acquisito per avere collaborato nella vita familiare assieme alla moglie, mentre lei accumulava il diritto alla pensione. Queste sono cose che tutti noi ascoltiamo da sempre e non è corretto cambiar le carte in tavola perché c’è stato un omicidio. Se una persona è indegna, perché ha commesso un omicidio e quindi passabile d’essergli tolta la reversibilità o addirittura la pensione, allora anche a chi ha fatto un omicidio fuori dall’ambito familiare, occorrerebbe togliergli la pensione o la reversibilità. Lo sa quanta gente perderebbe tale diritto se valesse tale discorso, all’Inps non sembrerebbe vero di tagliare pensioni a assassini e magari anche a ladri e via dicendo. La pensione o la reversibilità è un obbligo dello Stato, tramite l’Inps, verso il cittadino che ha correttamente versato i contributi o del coniuge che ha assistito, durante tali versamenti, il coniuge e la famiglia. Cosa diavolo c’entra l’assassinio della moglie in un obbligo che lo Stato si è assunto? Un fico secco! Tra l’altro ne vengono danneggiati anche i figli, si rende conto? In quanto al reo dopo avere scontato la sua pena uscirà di galera vecchio e impossibilitato a trovare lavoro, anche ammesso che gli rimangano forze per lavorare ad una certa età e con i relativi acciacchi. Come ho scritto la funzione della galera, fin dai tempi del Beccaria, è quello di rieducare il reo e di reimmetterlo nella società, non di tagliargli le gambe ulteriormente. Lei dice che ha la sua pensione ma è veramente così? E perché mai non avrebbe diritto alla reversibilità della pensione della moglie visto che ha contribuito? E’ un vincolo statuito dal marito con lo Stato, cosa c’entra la moglie? Quella pensione non era solo della moglie, altrimenti l’istituto della reversibilità nemmeno esisterebbe.

Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/07/2014 - 17:55

michele lamacchia, conoscevo anche l'altro caso che lei cita. Convengo con lei che la gente si fa guidare dall'istinto, in certe situazioni, e smette di ragionare, vedono l'azione immediata ma dimenticano che esistono delle ripercussioni che gli si potrebbero rivoltare contro. Dovrebbero giocare un po a scacchi, per capire che non basta prevedere la mossa immediata ma anche le relative conseguenze.

Ritratto di stock47

stock47

Sab, 05/07/2014 - 19:12

Euterpe, lei è avvinta dalla rabbia per l’omicidio ma adesso qui la cosa non ha senso. L’omicida è stato condannato e la reversibilità della pensione non APPARTIENE solo alla moglie ma anche al marito. Ho letto tantissimi discorsi che la donna ha il diritto ad avere la reversibilità, perché contribuisce alla famiglia con i suoi lavori domestici, con l’accudire i figli, ecc. Adesso lei, di punto in bianco se ne esce fuori che tutto questo non è vero? La cosa che vale per la moglie, a parti invertite, vale anche per il marito. La reversibilità non è un eredità da parte della moglie, come lei sembra pensare erroneamente, ma un diritto acquisito per avere collaborato nella vita familiare assieme alla moglie, mentre lei accumulava il diritto alla pensione. Queste sono cose che tutti noi ascoltiamo da sempre e non è corretto cambiar le carte in tavola perché c’è stato un omicidio. Se una persona è indegna, perché ha commesso un omicidio e quindi passabile d’essergli tolta la reversibilità o addirittura la pensione, allora anche a chi ha fatto un omicidio fuori dall’ambito familiare, occorrerebbe togliergli la pensione o la reversibilità. Lo sa quanta gente perderebbe tale diritto se valesse tale discorso, all’Inps non sembrerebbe vero di tagliare pensioni a assassini e magari anche a ladri e via dicendo. La pensione o la reversibilità è un obbligo dello Stato, tramite l’Inps, verso il cittadino che ha correttamente versato i contributi o del coniuge che ha assistito, durante tali versamenti, il coniuge e la famiglia. Cosa diavolo c’entra l’assassinio della moglie in un obbligo che lo Stato si è assunto? Un fico secco! Tra l’altro ne vengono danneggiati anche i figli, si rende conto? In quanto al reo dopo avere scontato la sua pena uscirà di galera vecchio e impossibilitato a trovare lavoro, anche ammesso che gli rimangano forze per lavorare ad una certa età e con i relativi acciacchi. Come ho scritto la funzione della galera, fin dai tempi del Beccaria, è quello di rieducare il reo e di reimmetterlo nella società, non di tagliargli le gambe ulteriormente. Lei dice che ha la sua pensione ma è veramente così? E perché mai non avrebbe diritto alla reversibilità della pensione della moglie visto che ha contribuito? E’ un vincolo statuito dal marito con lo Stato, cosa c’entra la moglie? Quella pensione non era solo della moglie, altrimenti l’istituto della reversibilità nemmeno esisterebbe.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 06/07/2014 - 11:34

@Stock47- Non accetto la sua insinuazione che il mio parlare sia determinato dalla rabbia e pertanto solo istintivo, lontano dalla razionalità, che invece abbonda tanto nelle sue affermazioni da rasentare il disprezzo per le vittime e quasi il cinismo nel difendere i diritti solo dei vivi, anche se assassini.Lei supporta il suo dire affermando che allora dovrebbe essere tolto il diritto alla reversibilità a tutti gli assassini, ma dimentica un particolare, che nel caso a cui qui ci si riferisce, si tratta di usufruire di un beneficio, diritto acquisito, lo chiami come vuole,derivante attraverso la persona a cui si è tolta la vita, cioè la moglie.I diritti acquisiti non devono prevalere sulla legge morale.Anche la libertà, che è il bene supremo,diritto naturale, viene soppressa o limitata in caso di reato, perché i diritti acquisiti dovrebbero essere intoccabili?Forse perché si tratta di quattrini?

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 06/07/2014 - 14:57

@Stock47.Se proprio vogliamo fare dell'umorismo nero,diciamo che il marito ha collaborato tanto con la moglie alleviandole le fatiche ,che come gesto di estrema comprensione e affetto nei confronti di quest'ultima ha persino provveduto a porre fine alle sue (della moglie) sofferenze e ai suoi sacrifici. Proponiamo per tutti gli uxoricidi una medaglia al valore, fermo restando il diritto acquisito alla reversibilità pensionistica.Va bene così?

Ritratto di stock47

stock47

Dom, 06/07/2014 - 16:17

Euterpe, ritengo di avere ragione nel dire che lei si fa portare dai sentimenti piuttosto che dalla ragione. Una collettività non è un opera missionaria, come sembra supporre lei. Certamente cerca di seguire linee guida di valori morali, ne convengo, e anche io ritengo giusto che sia così, tuttavia una collettività esiste perché esistono delle regole che ci tengono avvinti ad essa. Senza il rispetto di tali regole non può esistere collettività. Vi sono diritti e doveri che non sono necessariamente legati fra di loro, né può essere il desiderio di applicare dei valori, a farne da collegamento fra gli uni e gli altri. Certamente, come dice michele lamacchia, le cose possono mutare e sorgere nuove regole, perché gente come lei ne sente l’esigenza ma per farlo occorre che siano tutti quanti d’accordo, non basta il semplice desiderio di qualcuno o d’un gruppo, dato che le regole coinvolgono tutti quanti nella collettività. Regole che occorre pensare a che tipo di conseguenze portano per tutti quanti, e non solo per il caso particolare a cui lei si attacca. Come ho già avuto modo di dirle non esiste la perfezione in questo Universo, la coperta è sempre troppo corta per essere perfetta e adeguata a coprire tutto. Gli antichi romani per dire che le ruote anche più nuove funzionino, dicevano che avevano bisogno del grasso, cioè dello “sporco” per funzionare, proprio perché le cose perfette non funzionano. Tempo fa lo stesso discorso le ho fatto anche io, dicendole che occorre sempre un equilibrio, valori assoluti non esistono, finiscono solo per portare al disastro e tracimare nell’elemento opposto. Motivo per cui ho adottato come icona il simbolo del Tao che non vuol dire il BENE, né vuol dire il MALE ma il sapere trovare il giusto equilibrio, non necessariamente al 50%, tra i due elementi. Lei spinge, portata dai valori assoluti del Bene a rifiutare la reversibilità ad un assassino della moglie, trascurando, come se niente fosse, che oltre ad essere un diritto acquisito, nella vita di costui, contratto con lo Stato, danneggia i suoi due figli, che hanno già perduto di loro la madre, danneggia la vita di reinserimento e sue possibilità di sopravvivenza di quest’uomo, danneggia tutte le altre persone che contano sulla reversibilità, una volta che il principio, cioè la regola fosse attuata. Non danneggia solo i casi di omicidio e di coloro che rubano o altro, ma il diritto acquisito anche di persone oneste, perché una volta che l’eccezione è introdotta, sappiamo tutti che finisce per divenire regola per tutti, nell’uso e nell’abuso di chi, al potere, la può gestire liberamente, una volta creato il vulnus della regola. Lei nel volere creare e applicare i valori del bene, nella maniera assoluta, finisce per creare il male perché ha portato all’eccesso un elemento del Tao, senza badare che ciò, come le regole del Tao prevedono, all’eccesso finisce per trasformarsi nell’altro elemento. Non per niente i romani dicevano che occorre lo “sporco” per far girare le ruote. Tra l’altro si contraddice da sola nel suo post, nel dire che la sua azione non è portata dal sentimento di rabbia verso l’omicida perché, subito dopo, insiste sul fatto che l’omicida ha tolto la vita alla moglie e quindi non ha diritto a ciò che era riservato alla moglie, non contando il suo ulteriore post delle 14, 57 in cui mostra tutto il suo odio per costui. Come le ho scritto il debito di quell’uomo nei confronti della moglie e della collettività è già pagato dalla sua condanna alla galera, volergli togliere altri diritti che ha acquisito nei confronti dello Stato e della collettività, e NON della moglie, come sembra pensare lei, sarebbe effettuare un ingiustizia nel volere eccedere con la giustizia. In quanto ai quattrini, che lei mostra di disprezzare perché dati ad un omicida, lei sa benissimo che noi tutti, senza, non viviamo, moriamo semplicemente. Lei desidera la morte di quell’uomo, proprio come l’azione intentata dal cognato per fargli togliere la reversibilità, appellandosi ai sentimenti di rivalsa dei troppo “buoni” come lei, che io definisco di vendetta e non di giustizia, nonostante che stia ricevendo la giusta punizione in base alle leggi della collettività. Moralmente anche io condanno quell’uomo ma c’è un limite anche alla condanna morale. Né io né lei sappiamo il perché sia stato spinto al delitto, poteva avere dei motivi validi che noi non conosciamo, bisognerebbe stare dentro l’esperienza altrui per capire, cosa impossibile da fare, anche se condanniamo lo stesso l’azione in base al principio generale. In ogni caso, come ho scritto sia io che il lamacchia, non era solo delle conseguenze del caso particolare che ci preoccupavamo, che ci sembravano travalicare i giusti limiti di pena, ma del fatto che stravolgendo una regola generale si rischia di mettere nei guai tutti quelli che hanno a che fare con le pensioni e la reversibilità, solo per aderire all’uzzo di vendetta “buonista”. Lei è certamente una persona intelligente, lo usi il suo cervello qualche volta. Un ultima notazione, trovo assurdo che un giornalista come Veneziani abbia usato tale argomento per scatenare la parte più retriva dei suoi lettori e toccando un argomento che sconfinava nei diritti di tutti. Infatti se ne deve essere accorto perché l'articolo è sparito nell'arco di un pomeriggio.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Dom, 06/07/2014 - 19:41

@Stock47- Forse lei non ricorda che nello scambio di opinioni intercorso tempo fa tra noi quelle regole rigide e immutabili alle quali ora si appella considerandole come connettivo sociale, erano da lei bellamente subordinate ai valori affettivi familiari, rientranti nella sfera dei sentimenti,in nome dei quali giustificava persino l'omertà mafiosa per proteggere qualche membro colpevole della famiglia e riteneva doveroso il perdono di una moglie per un marito traditore e pedofilo, al quale comunque l'affetto e il rispetto dei figli non doveva mancare. Affermava tutto questo perché simili comportamenti garantirebbero una società giusta? Strana idea dei valori fondanti di una società ha lei. Insiste poi sul sentimento che guiderebbe le mie idee e parla di spirito di vendetta nei confronti di un assassino, ricorrendo alla solita solfa giustificatrice di natura psicologica e colpevolizzante nei confronti della società, motivi che se non erro in un processo vengono considerati generalmente come attenuanti, per cui alla fine qualsiasi atto di giustizia potrebbe essere considerato ingiusto e qualificato come vendetta.Quanto ai diritti acquisiti dall'individuo nei confronti dello Stato e della collettività, dimentica che sono stati acquisiti perché esisteva una moglie, tramite una moglie, perché se una moglie non fosse esistita che diritti avrebbe potuto accampare? Allora ritiene giusto usare la moglie assassinata come mezzo per riscuotere diritti? Qui ci riferiamo alla reversibilità, non alla pensione maturata dall'assassino per se stesso.Non è poi vero che si danneggerebbero i figli, perché, se si verificano le condizioni che la legge prevede, essi non sono esclusi dalla reversibilità. Infine, se considera retriva la posizione di tanti lettori, se ne deduce che lei considera avanzate solo le sue opinioni, a tale valutazione aggiunga anche come valore aggiuntivo fra le tante sue virtù anche quello della modestia,tanto per non deluderci.

Ritratto di stock47

stock47

Lun, 07/07/2014 - 15:09

Euterpe, lei mi rimprovera una contraddizione tra il caso attuale e uno del passato, rifacendosi a un discorso di quasi 4 mesi fa su altra faccenda. Complimenti alla sua memoria ma non al suo giudizio, che le fa difetto. Sono andato a rivedere la cosa per riprendere il filo del discorso e non rinnego niente di quello che ho scritto, anzi, è perfettamente in linea con quello che dico adesso. Glielo scrissi allora e mi tocca ripeterglielo, non esistono regole o valori assoluti, cosa a cui lei si aggrappa di continuo, tutto è mutevole nel tempo e nello spazio. È solo questione di tempo e di cambiamenti, tranquilli o violenti che si presentino. Le regole sociali a cui mi appello, badi bene però, non come valore assoluto ed eterno, non riguardano la famiglia ma la collettività. L’applicazione di tali regole, a favore dell’omicida, non ha niente a che fare con la moglie uccisa, come pretende lei. Le regole sociali sono state già applicate contro l’omicida e io ho concordato con esse, perciò dove vede la contraddizione? Nessuna omertà mafiosa, da parte mia, nel caso precedente di cui si parla ma la necessità di salvaguardare la cellula primaria della famiglia, che forma la base del più grande organismo che è la collettività. Il primo dovere di una società è quello di salvaguardare tale base, non di distruggerla, identico discorso che vale per la stessa collettività, né tanto meno può chiedere la cosa ai componenti della cellula stessa, come pretendeva assurdamente lei. Per cosa, poi? Per una debolezza umana momentanea? Non siamo perfetti, non siamo macchine; errori se ne fanno ma sono essi a farci crescere, se prima non ci distruggono perché superiori alla nostra capacità e possibilità di riprenderci dall'impatto. La sua pretesa di famiglia e società, viceversa, è fondata su schemi precisi e assoluti, dove nessun errore è ammesso, e dove nessuno ha il diritto di sbagliare. Una cosa del genere nel mondo della fantasia sicuramente esiste ma non nella realtà, sempre imperfetta e violenta e sempre in mutamento. Non può pretendere di adattare la realtà alla fantasia, è un assurdità in cui la realtà finirà, prima o poi, per distruggere la sua fantasia, e anche lei e il suo spirito e fiducia nelle cose. Se non le stava bene quanto le scrissi all'epoca perché non l’ha fatto presente allora, mentre se ne esce adesso, riprendendo una polemica inutile e raffrontandola erroneamente al caso attuale? Sono perfettamente coerente con entrambi i casi perché se nel primo difendevo il diritto all'esistenza della famiglia, nonostante l’errore di uno dei suoi componenti, Nel caso attuale riferito alla collettività il reo è stato già punito, pretendere di distruggerlo non dandogli più accesso ai diritti della collettività che ha acquisito, non è accettare la sua umanità e il cercare d’inserirlo, appena scontato il suo errore, ma il desiderio di volerlo distruggere, cancellarlo per completo dalla collettività. La sua fantasia, Euterpe, è inumana, non so se ricordo male ma mi sembra di averglielo già detto anche nella precedente occasione. In quanto al suo spirito di vendetta contro l’omicida è lei stessa a dimostrarlo, non mi caschi dalle nuvole, vuole che le citi il suo scritto? “…il cinismo nel difendere i diritti solo dei vivi, anche se assassini. --- perché i diritti acquisiti dovrebbero essere intoccabili? Forse perché si tratta di quattrini? ---Proponiamo per tutti gli uxoricidi una medaglia al valore, fermo restando il diritto acquisito alla reversibilità pensionistica. Va bene così?” Tutto questo per dire cosa? Che la condanna per omicidio non era sufficiente e che bisognava distruggerlo, togliendogli anche i diritti che aveva acquisito da solo con lo Stato. La pensione era un diritto della moglie ma la reversibilità è un diritto acquisito del marito, cosa che non le riesce di capire e accettare. E’ la sua fantasia troppo rigida e schematica che glie lo impedisce, non accetta niente al di fuori di essa. Se ciò la fa felice e sicura nella sua nicchia, che si è costruita dell’Universo, ci si adagi pure ma non pensi d’imporla agli altri o di criticare gli altri dal suo mondo perfetto in cui si culla. Di sicuro le predico che, prima o poi, come per tutti coloro che vivono nelle fantasia, finirà per scontrarsi con la realtà, a meno di non essere così fortunata da non accaderle mai, cosa che le auguro.

Ritratto di stock47

stock47

Lun, 07/07/2014 - 15:13

Euterpe dimenticavo. Non m'interessa se sono modesto o non lo sono, quello che m'interessa è essere veritiero con me stesso e con gli altri, nei limiti del possibile e delle mie capacità umane, sempre imperfette.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 08/07/2014 - 12:07

@Stock47- Io sono accusata di aggrapparmi a regole o a valori assoluti, e lei cosa fa quando afferma che il diritto alla reversibilità della moglie per un marito che l'ha uccisa? non pone forse come assoluta e immodificabile una regola sociale,derivante da un patto fra il cittadino e lo Stato,anche se essa è moralmente inaccettabile? Le mie regole almeno rispondono ad un codice etico,lei invece si appella alle sue nonostante esse in alcuni casi ripugnino alla comune coscienza e siano profondamente ingiuste. E andiamo alla famiglia. Riporto qui alcune sue affermazioni: "Ho apprezzato la dichiarazione d’amore filiale perfino della figlia di Totò Rina di fronte al Mondo intero. La ragazza ha fatto solo che bene, per lei suo padre è e rimane suo padre, di là degli errori che ha commesso, il sangue non è acqua!" E ancora:". Di là dell’affetto ci sono anche i figli, che hanno il diritto d’amare il loro Padre e rispettarlo, anche se ha sbagliato. Floriani non ha fatto altro che delle NORMALI scopate con delle prostitute, cioè un atto fisico naturale che per un uomo vuol dire sfogare le sue pulsioni e sentirsi vivo. Certamente la cosa non è lodevole e rispettosa nei confronti della moglie, forse è anche uscito un po’ fuori dalla legalità solo perché erano minorenni,ma..." Eccolo il suo concetto di famiglia. Lei contempla due universi valoriali paralleli,uno per la famiglia, l'altro per la società. Nella famiglia deve prevalere sempre fra i suoi membri, come dovere, la solidarietà ,la complicità,la pietà'per chi cade, anche in casi di delitti ,in nome dell'umana debolezza ,richiamandosi a legami di consanguineità, proprio come nelle società tribali. Tutto ciò viene giustificato appellandosi al fatto che la famiglia dev'essere sempre e comunque preservata perché cellula fondamentale del corpo sociale,per cui ad essa è permesso ,anzi auspicabile e doveroso,che segua regole che contraddicono quelle preposte ad un civile e giusto consorzio umano,cioè anche quando è una cellula malata,non tenendo conto del fatto che le cellule malate vanno estirpate perché non infettino tutto l'organismo. Allora lei è realista ed io una sciocca sognatrice idealista che dovrebbe ricorrere all'uso del cervello? Io almeno sono coerente,mi si potrà accusare di avere un codice morale rigido,ma non ritengo ciò un male in un mondo in cui molti fanno e disfanno le regole in modo discrezionale per adattarle alle circostanze e alla propria visione esistenziale.(secondo invio)

Ritratto di stock47

stock47

Mar, 08/07/2014 - 15:57

Euterpe, come ha scritto lamacchia: “…Si può convenire o meno, ma prima di cassare un radicato istituto normativo bisognerebbe prepararne uno alternativo. Migliore, direi.” Che ribadisce lo stesso concetto che avevo scritto prima: “…il discorso non è sul caso particolare ma sui diritti generali di tutti quanti, se si permette all'Inps di gestire le reversibilità, a seconda dei casi, invece che in base a norme di legge, il diritto a tale pensione rischia di decadere per tutti”. Non pongo le regole collettive come assolute ma, se ci sono, vanno rispettate e non violate, solo perché a lei la cosa non sta bene. Esiste una pensione e una reversibilità che non sono legate alla moralità degli individui ma al loro attenersi ai versamenti contributivi e allo stato familiare. E’ un preciso contratto economico assicurativo tra Stato e cittadini, in cui la morale e i peccati di costoro c’entrano come i cavoli a merenda. Lei ce li vuole fare entrare di forza, perché le prude. Se lo desidera così tanto, dovrà fare approvare una legge che dica una simile corbelleria. Non credo che la maggioranza dei cittadini, sentendosi dire che riceveranno la pensione e la reversibilità solo se segnati sulla lavagna dello Stato tra i buoni o i cattivi, sulle vie del Signore, accetteranno una simile legge. Questa è ciò che io chiamo realtà, mentre lei vorrebbe applicare la sua fantasia e i suoi valori assoluti. Lamacchia, nel suo spiegare, le diceva già che tutto è possibile, anche modificare per migliorare ma che occorre ottenerlo dalla maggioranza e dopo avere visto tutte le possibili conseguenze anche su altri diritti e questioni che si diramano e di cui pochi ne sono a conoscenza . Io ho ribadito più dettagliatamente tale concetto ma lei, sorda, non ha ascoltato. Egregia Euterpe, ognuno di noi ha un codice etico, perfino i delinquenti, tutto sta a vedere quale si debba applicare. L’applicazione dipende dalla forza in questo Universo, chi è il più forte decide. Il dire che una cosa è giusta o sbagliata non ha alcun senso, è solo una questione d’abitudini e di costumi e lo decide la maggioranza. Molte cose che ci sono a me non piacciono, così come immagino che ce ne siano altre che non piacciono a lei, ma dobbiamo accettare il minimo comun denominatore di tutte le visioni, e la sua non è in maggioranza. La cosa potrà anche darle fastidio ma se lo deve tenere, e questo si chiama realtà. Il diritto di reversibilità di quell’uomo era perfettamente legale e nei pieni diritti del cittadino, l’omicidio della moglie non ha niente a che fare con ciò, nella maniera più assoluta (visto che le piace così tanto l’assoluto). Nel presente, cioè per la situazione di quell’omicida, lei non si può appellare a dei cambi fatti appositamente per il tizio, non sono previsti né sono prevedibili senza il consenso di tutti e vedendo a dove tutto ciò porta per tutti quanti, non solo per il tizio in questione. Tutto ciò dal punto di vista della realtà mentre, dal mio punto di vista personale, ovviamente diverso dal suo, non vedo nessuna necessità che ciò avvenga perché si eccederebbe nella giustizia la quale si trasformerebbe, in base al Tao, nell’elemento opposto, cioè in ingiustizia. Spero di averle chiarito il concetto. Sulla vicenda Floriani, che lei ritira bellamente fuori, le avevo già spiegato il mio punto di vista ma lei ci rimesta di nuovo. I figli, egregia Euterpe, esistono solo perché esiste chi li ha messi al mondo, vale a dire padre e madre. Colpevoli o innocenti che siano nei confronti della Società i figli non possono disconoscere le basi della loro esistenza, così come non possono disconoscere le basi affettive e di aiuto alla loro crescita. Questa si chiama Natura, questa si chiama Realtà mentre i codici e le creazioni collettive, di ciò che si può e di ciò che non si può, non sempre sono vere e non sempre possono essere rispettate dalla natura umana, perché ognuno di noi è diverso e ha impulsi e pensieri che possono fuoriuscire facilmente da tali regole. A volte ciò avviene volontariamente e coscientemente, a volte avviene in maniera involontaria o su un impulso improvviso. La collettività sa già questo e cerca di far rientrare i rei, dopo relativa punizione, nel suo ambito. La famiglia funziona lo stesso, anzi, è la base della collettività, quindi meno portata a distruggere e punire il reo dentro di essa, perché vi sono dei vincoli di sangue e affettivi che non si possono tagliare come se niente fosse, come pretende lei. E’ una realtà anch’essa e fingere che si possa irreggimentare con punizioni e estromissioni, come vuole lei, è solo che ridicolo, è pura fantasia, non ha niente a che fare con la realtà. Ha mai sentito parlare del caso di Erika? Quella ragazza ha ucciso la madre e il suo fratellino e voleva uccidere anche il padre, eppure il padre, quando ha finito di scontare la sua pena l’ha riaccolta in casa con lui. Lo sa perché? Perché era sua figlia, era la sua famiglia! Io comprendo perfettamente tutto ciò e lo condivido, lei invece non riesce ad accettar nemmeno l’idea, perché lei vive in un mondo di favole e di schemi mentali costruiti a tavolino, e non nella realtà. Si svegli.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 08/07/2014 - 17:34

Stock47 - Non pretendo che la legge in questione venga violata o cambiata 'ipso facto',è chiaro che vi è bisogno di un iter a cui dovrebbero provvedere gli addetti ai lavori,pertanto il dottor Lamacchia, da esperto uomo di legge, ha perfettamente ragione.Solo che se il problema non si pone, come lei preferirebbe,la legge non verrà mai cambiata. E' da ritenersi poi molto volgare la sua illazione che a me la questione "prude",come se avessi un interesse specifico da difendere,oltre che non veritiera,frutto della sua fantasia e della sua forma mentis che evidentemente la porta a valutare ogni cosa in un'ottica personale e interessata. Allora, ponendomi al suo livello, dovrei dire che lei difende la legge perché ha intenzioni di praticare l'uxoricidio?Io non lo farò, ma me ne sentirei quasi autorizzata dal suo 'prude' a me rivolto. Ha poi dati statistici ,la sfera di cristallo,oltre la legge del Tao, che l'autorizzino ad affermare con certezza che la mia visione non sia condivisa dalla maggioranza? Quanto ai figli,oltre a porre per loro l'obbligo dell'affetto incondizionato ed eterna riconoscenza per i genitori anche indegni,per il fatto di essere stati da loro generati, mi stupisce che non riconosca ai genitori anche il diritto di vita e di morte sulla prole. Il padre di Erika? Lo reputo un uomo disgustoso, non vedo perché debba costituire un modello esemplare quanto a scelte e comportamento. E poi sarei io colei che che dà spazio ai sentimenti,quando lei,ah...ma solo all'interno della famiglia, in cui siano presenti auspicabilmente elementi mafiosi,pedofili ,assassini da perdonare e a cui mostrare imperituro affetto,rende le ragioni del cuore prevalenti su ogni altro valore sia morale che civile. Io vivrei in mondo di favole e con schemi mentali, lo preferisco a quello suo, perché non avrei abbastanza pelo sullo stomaco per sopportarlo.

Ritratto di stock47

stock47

Mar, 08/07/2014 - 19:37

Euterpe, come le scrissi, se ne stia pure nel suo mondo di fantasia. Spero per lei che non debba ad andare a sbattere il muso contro la realtà. Lei si scandalizza sui valori ma, come detto, i valori mutano con il mutare del tempo e delle situazioni. Ai tempi degli antichi romani avere schiavi era cosa normale, nessuno si scandalizzava per questo, nemmeno di andare a vedere i gladiatori accopparsi a vicenda al Colosseo o di crocifiggere i criminali. Tutto ciò oggi, tra di noi, è proibito, condannato, eppure le basta cambiare località, andare in Medio oriente e vedere gente che viene frustata a morte, tagliate le mani , applauditi se uccidono degli infedeli come noi, trovare del tutto normale che sposino bambine di 9 anni. Lo sa perché accade tutto questo? Perché i valori, come tutto il resto cambiano a seconda delle esigenze locali e della fantasia di qualcuno e non perché, come le dice la sua testa, sono giusti o sbagliati. Lei rifiuta un atto d'amore grandissimo, come quello del padre di Erika, un atto d'amore della figlia di Rina nel riconoscere il suo dovere filiale, com'è che sia il padre. Nessuno dei due dice che il proprio familiare abbia agito bene o stia agendo bene, è sicuro che rifiutano questa parte negativa del loro parente ma, mancare d'amore verso la propria discendenza o ascendenza, vorrebbe dire mancare d'amore e rispetto verso sé stessi. E’ del tutto inutile, perciò, che lei continui ad appellarsi a valori collettivi che lasciano il tempo che trovano, visto che mutano con il tempo e con lo spazio. La cosa più importante di tutte è il legame familiare e non ci sono regole sociali che tengano o possano impedire questo, che le piaccia o non le piaccia, a lei e a quelli rigidi di mente come lei. Lei, egregia Euterpe, è un tipo pericoloso per gli altri perché pretende che gli altri si pieghino alle sue fantasie. Indubbiamente quella che la spinge a ciò è la ricerca del bene e dei valori assoluti ma, torno a ripeterglielo, non esistono, l’unica cosa che otterrà, ammesso che riesca a portare a compimento le sue fantasie, sarà il passare da un eccesso all'altro, con disastri per chi sarà costretto a subire. Queste cose le abbiamo viste e continueremo a vederle ancora, finché non si capirà che i valori hanno un limite, superato il quale si finisce nell'immergersi nel suo opposto. Ho cercato di farglielo capire in tutte le maniere ma era già ovvio che non ci sarei riuscito, perché la sua sanità mentale è quella di afferrarsi a regole certe e pianificate, avere un Universo certo su cui poggiare i piedi saldamente. Ovviamente niente di tutto ciò esiste, siamo con i piedi posti su i due piatti contrapposti della bilancia e, appena qualcosa muta nel peso su un piatto, più o meno violentemente, occorre riadeguare l’equilibrio del nostro peso, in altre parole non stiamo su una posizione stabile ma sempre mutevole. La sicumera, sui suoi valori, che lei mostra, è pura fantasia, è falsa perché non coincide con la realtà. Come le ho detto, spero che lei non debba cadere mai da quella bilancia, perché allora si vedrà crollare tutto il suo castello di carte, tuttavia esiste anche il rischio che lei possa influire ed entrare in contrasto con la realtà, creando danni enormi prima che la realtà la ponga al suo posto. Abbiamo già avuto tipetti del genere, come Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot, Castro, ecc. Spero solo che lei non possa mai avere il potere e l’influenza da creare altri disastri del genere, sia pure minori.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mar, 08/07/2014 - 21:33

@Stock47- Lei si conferma come un relativista coi fiocchi, nessun valore è da osservare, tanto essi cambieranno col tempo, sono correlati ai costumi. L'unica cosa certa sono i legami di sangue e il buonismo verso i colpevoli,nessuna pietà per i morti assassinati, tanto ormai sono morti,bisogna preoccuparsi solo del recupero dei delinquenti. Ah, quell'ingenuo di Mosè e quel credulone di Kant, con la testa fra le nuvole, quanti danni ha combinato col suo imperativo categorico. Non si preoccupi dei disastri che io potrei causare, anche se non riesco ad adeguarmi alle leggi non scritte del tribalismo,sinora me la sono scampata,in ogni caso un pericolo certamente non corro: quello di giudicare negativamente gli altri, di ergermi a supremo giudice mentre reggo le tavole del perdonismo e della complicità familista,unici valori non deperibili,in nome dei quali si può anche uccidere una moglie e poi godere della reversibilità...ahahah. Au revoir, mister Stock47.

Ritratto di stock47

stock47

Mer, 09/07/2014 - 14:52

Euterpe, è vero, tutto è relativo in questo mondo, non esistono certezze. Non è vero che dico che nessun valore è da osservare. Da osservare, sì, ma da non farlo eccedere oltre certi limiti, come fa lei. Non ho nessun buonismo verso i colpevoli, soprattutto verso coloro che effettuano delitti usando la fredda ragione del proprio interesse e che, con tutta evidenza, non sono più recuperabili nella società. Per costoro sono propenso alla pena di morte, altro che buonista! Lei del sottoscritto non ha capito proprio niente. In quanto a Mosè fece del suo meglio per dare delle regole generali, ma vede, come le ho sempre detto, ma a lei da un orecchio entra e dall'altro esce, la genericità non vuol dire perfezione anche perché la perfezione non esiste che solo nella fantasia. Peccato che fantasia e realtà non vadano tanto d'accordo! In quanto alla ragione di Kant, a cui lei si appella, gli manca quello che gli orientali chiamano KI, l'energia vitale dell'Universo che permea tutte le cose e che non si può comprendere o sentire con la sola ragione, tant'è che tale ragione ha finito per portare a disastri vari nella sua sola applicazione, come le citavo nel post precedente. L'imperativo categorico, mia egregia Euterpe, le cito la definizione di Wikipedia: "L'etica non è fondabile razionalmente ma che è un imperativo categorico che la volontà deve darsi liberamente". Proprio come le diceva il sottoscritto, che completava spiegandole che con il mutare dell'etica si muta tutto il resto, appunto perché tutto è relativo, cambia nel tempo e nello spazio. La capisco che non si sente legata alla sua natura umana ma pretende di essere qualcosa di diverso, magari un clone. Vede, diversamente da lei, io mi accontento di essere umano, unico tra tutti gli umani e per di più imperfetto. Umano che comprende le imperfezioni altrui, anche la sua. Ah! Un’ultima cosa, non credo che quell'uomo abbia ucciso la moglie per la reversibilità, magari l’ha uccisa perché gli rompeva troppo le scatole, sa, succede, a volte noi uomini non abbiamo la pazienza infinita che altri pretendono da noi! La reversibilità non ha niente a che fare con la moglie, appartiene solo al marito e non perché ha ucciso la moglie, cerchi di fissarselo in testa. Adieu!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Mer, 09/07/2014 - 18:24

@Stock47 - E chi o che cosa determina secondo lei i limiti nell'osservanza dei valori? Quale il criterio discriminante?Quanto alle regole generali che il povero Mosè si diede tanto da fare per stabilirle, ma fermandosi ad un livello di genericità, lontano dal richiedere la perfezione ( forse era un buonista ante litteram), consapevole dell'umana limitatezza,tale genericità significa forse che poi si è autorizzati nell'agire ad usare criteri valutativi soggettivi, discrezionali? Mi lasci alquanto perplessa la sua interpretazione del pensiero kantiano,perché è vero che egli postula la volontà libera di agire, ma ogni atto di volizione non deve essere cieco, bensì disciplinato dall'imperativo categorico, che è una pura forma di legge, che stabilisce che ogni azione deve essere tale da poter essere universalizzata, indipendentemente dall'esperienza, da forme di utilitarismo, da pulsioni, da soggettività, dai tempi. Ora si può concordare o no,ma Kant è questo. Se poi vogliamo ricorrere a motivazioni di vario tipo per il nostro agire che non segue la legge morale, se vogliamo accusare gli altri di essere disumani e dei cloni se tentano di rispettare la propria dignità razionale, chi può impedirlo? Infatti già lei ha usufruito di questa libertà. Nonostante la differenza di opinioni , ritengo che il nostro conversare sia stato comunque utile e per qualche tratto anche gradevole.Cordialmente la saluto.