Fisco alle stelle e rincari sui servizi: stangata totale per aziende e famiglie

L’allarme di Confindustria e Cgia di Mestre, turismo a picco. La pressione dell’erario sulle aziende al 65,8%: è la più alta d’Europa

Altro che tasse in diminuzione: l'anno appena iniziato promette stangate su tutti i fronti. Dalle imprese, soffocate dal prelievo fiscale più alto tra i Paesi avanzati, alle famiglie, schiacciate da una «tassa nascosta» che non conosce sgravi: le tariffe di acqua e rifiuti, pronte all'ennesimo aumento del 3%, il doppio dell'inflazione, stima Unioncamere, quasi non fosse bastato il record del 7% segnato l'anno scorso.

Di fatto, l'erario è ormai il socio di maggioranza delle aziende italiane: il complesso delle imposte pagate dalle imprese nel 2012 ha toccato infatti il 65,8% degli utili. Un prelievo che non ha eguali tra i Paesi avanzati: solo in Francia si arriva al 64,7%, ma già la Spagna si ferma al 58,6%, mentre la Germania non supera il 49,4%. L'indagine del Centro Studi di Confindustria si basa sul cosiddetto «total tax rate» quantificato dalla Banca Mondiale, l'ammontare complessivo delle imposte pagate da imprese con caratteristiche standard. In pratica, si calcola l'incidenza della tassazione sui redditi, tasse e contributi sul lavoro e altre forme di prelievo (per esempio tasse di trasferimento di proprietà, sui dividendi e plusvalenze, sulle transazioni finanziarie, su raccolta rifiuti e circolazione). Se poi guardiamo alla sola tassazione sul lavoro - misurata con l'aliquota implicita, cioè l'onere medio effettivamente pagato, tra fisco e contributi - l'Italia è al 42,3%, contro una media del 37,7% dell'Eurozona e del 35,8% dell'Ue-27. In fondo al girone dei tartassati, troviamo le piccole imprese, quelle con meno di dieci dipendenti - cioè il 95% del sistema Paese - con una pressione record tra il 53 e il 63%, segnala la Cgia di Mestre.

Ma gli industriali non puntano il dito solo sul fisco: è l'intero Moloch burocratico a inghiottire tempo ed energia - quindi denaro - delle imprese. Totale, 269 ore l'anno perse per preparare documenti ed eseguire i pagamenti fiscali e contributivi, più del doppio del tempo richiesto nel Regno Unito (110) o in Francia (132). Bisogna pagare, e in più fare fatica, lamenta Confindustria: troppe e contraddittorie le regole, cambiate frequentemente e spesso applicate retroattivamente. Perciò - è la conclusione - occorre intervenire urgentemente per semplificare la normativa e alleggerire il carico di adempimenti, che si aggiunge a quello fiscale nel penalizzare la competitività delle nostre imprese. E naturalmente ridurre la pressione tributaria, utilizzando le risorse provenienti dalla revisione della spesa pubblica e la lotta all'evasione. Fin qui tutto bene: quello che lascia un po' perplessi è l'ultima ricetta proposta dal Centro studi, spostare cioè parte del carico fiscale dai redditi da lavoro e d'impresa ai consumi, in pratica riducendo il «paniere» di beni che hanno conservato l'aliquota ridotta dopo il recente aumento dell'Iva. Il punto è che i consumi sono già ai minimi storici: nel 2013 hanno toccato il livello più basso dal 1997 a questa parte, scrive Prometeia nel suo ultimo Rapporto, sottolineando che sono scesi del 9% negli ultimi 5 anni, e addirittura del 2,3% nei 12 mesi appena trascorsi. La spiegazione è fin troppo evidente: da quel 2008 che ha segnato l'inizio della crisi le famiglie hanno speso 650 euro in più per affitti, spese sanitarie e soprattutto bollette. E continueranno a farlo, a costo di sacrificare, come già sta avvenendo, ogni altro consumo, dalle vacanze - 15,6% in meno i turisti dell'Epifania, denuncia Federalberghi - al carrello della spesa.

Come ben sanno anche gli economisti di viale dell'Astronomia, che poco prima di Natale ricordavano che le famiglie hanno tagliato 5.037 euro in media nell'anno: praticamente, sette settimane senza comprare niente. Difficile fare di più.