La prima diversamente pace mondiale

L'Italia si prepara a ricordare la prima guerra mondiale, cento anni dopo, innanzitutto cancellando il presupposto della nostra entrata in guerra: l'interventismo

Come si prepara l'Italia a ricordare la prima guerra mondiale cent'anni dopo? Innanzitutto cancellando il presupposto della nostra entrata in guerra, l'interventismo. Poi sostenendo che la prima guerra mondiale la vincemmo grazie agli americani accorsi sul nostro fronte (sorry, ma non vi confondete con la seconda?). Infine abolendo la definizione di neutralisti perché negativa, meglio pacifisti (ma per denigrarli li chiamavano disfattisti; neutralisti è la definizione storica). Sono i soli indirizzi emersi nella seduta a Palazzo Chigi del comitato d'indirizzo per commemorare la prima guerra mondiale.

Considerando che è il '14, e notando l'assenza in convegni, mostre e docufilm, ho proposto di partire con l'interventismo di piazza e di stampa, agitato da scrittori, poeti e movimenti. Ma uno storico ha detto di no, è terreno minato, occupiamoci della storia sociale e del restauro dei monumenti. È come dire: facciamo un'auto senza motore, solo abitacolo e carrozzeria... Poi un altro storico ha indicato l'indirizzo pacifista-americano. Per il resto il Comitato si limita ad avallare quel che la struttura di missione del governo ha già disposto. Tra cui alcuni milioni di euro per il 70° della Resistenza (ma si celebrano pure i settantennali?). A questo punto mi chiedo: che ci sta a fare il Comitato (e in subordine, che ci sto a fare nel comitato)? Quella guerra fu un orrore e una rovina, ma non è giusto ridurla a Diversamente Pace e limitarsi alle figure. Così non è storia ma è fiction historically correct.

Commenti

pupism

Gio, 23/01/2014 - 15:39

Questa fu l'ultima guerra veramente sentita dal Popolo Italiano che chiamato sul Piave seppe resistere al nemico. Con volontari che si arruolavano persino nelle compagnie degli "Arditi" e Alpini che si arrampicavano su Cime delle Alpi con scalate impossibili.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Gio, 23/01/2014 - 15:41

A primo acchito, mi pare che, nel loro genere siano perfetti; nell' unico settore umano dove è possibile la perfezione: l' imbecillità. Qui, col ricco contorno dell' ipocrisia marchettara. Se proprio vogliamo cercare il pene nell' uovo (tanto per andare sul difficile ed uscire dal banale), potremmo eccepire: gli manca solo la parola. Chissà se martellandoli sulle ginocchia si riesca a smuoverli dallo statico sortilegio catatonico, forse a cavarne qualcosa di comprensibile. Ma non un semplice “Ahi!”. Se tanto mi dà tanto...un fuffo “...ma anche...” non ci sorprenderebbe, ma almeno confermerebbe la griffe di scuola...un master nella liquidità del nulla espanso.

Agev

Gio, 23/01/2014 - 16:08

Egregio michele lamacchia .. Meraviglioso il suo surrealismo . Con affetto Gaetano

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Gio, 23/01/2014 - 16:18

PUPISM, e no, mio caro, lo sai da dove proveniva la maggior parte della carne umana mandata al al macello/fronte nei posti e nelle azioni più rischiose? Erano i “diversamente volontari” del sud Italia. Erano quelli che dovevano ricoprire i reticolati con i loro corpi e far passare gli altri. I dati sono a disposizione, basta leggerli. Magari, per la Storia non cambia granché. Ma per la precisione sì, eccome!

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Gio, 23/01/2014 - 16:28

AGEV, i tuoi apprezzamenti sono sempre tra quelli che mi sono cari. Grazie

AdrianoMeis

Gio, 23/01/2014 - 16:38

Ecco perchè non mi piace la Storia: ognuno la racconta come vuole. Anche i testimoni oculari sono discordi... forse la verità la sanno quelli che rimangono zitti e cercano di dimenticare.

Ritratto di Michele Corno

Michele Corno

Gio, 23/01/2014 - 16:54

michele lamacchia, mi associo al post delle 16:18. Tra i tanti anche mio nonno, cavaliere di vittorio veneto, che seppe riportare a casa la pelle e che narrava di soldati sottoposti a feroci punizioni perché non capivano il dialetto degli ufficiali del Nord.

Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Gio, 23/01/2014 - 16:57

Come per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità, anche per il centenario della prima guerra mondiale assisteremo alla fiera del Nulla retorico. Il Nulla trasformato in qualcosa con cui riempire la testa a quelli che ce l’hanno vuota. Quelli che non capiscono un membro virile di come gira il mondo proveranno un’ebbrezza, un’esaltazione, nel sentirsi italiani e gonfieranno il petto di orgoglio nel vedere la nostra gloriosa bandiera che, gonfia di vento, garrisce anche sull’isola dei famosi. Saremo sommersi da questa immondizia, soffocati da questi escrementi, mentre in un tripudio nazionalista le gloriose Frecce Tricolori solcheranno i cieli d’Italia e i papaveri di stato, il presidente napoletano in testa, con la mano sul petto canteranno “siam pronti alla morte”, mentre il debito pubblico avrà intanto raggiunto i 2100 miliardi: il 130% del PIL, vale a dire una situazione di gran lunga peggiore di quella che avevamo alla fine della guerra stessa. E qui mi fermo per pietà. BUON CENTENARIO DELLA PRIMA GUERRA A QUESTA INESISTENTE NAZIONE. BUON CENTENARIO E TANTI AUGURI DI BUONA FORTUNA ALL’ITALIA DEGLI IMBECILLI, DEI MISTIFICATORI, DEI PARASSITI, DEI MANTENUTI, DEI SALTIMBANCHI, DEI CIALTRONI, DEGLI IPOCRITI, DEI MAGNACCIA E DELLE TROIE.

Mario-64

Gio, 23/01/2014 - 17:50

Mio nonno ,capitano d'artiglieria sul Grappa si stara' rivoltando nella tomba. Questo succede quando si manda al governo una casta di cialtroni sinistrati militesenti senza spina dorsale. Sono molto piu' a loro agio a parlare di gay e zingari.

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rapax

Gio, 23/01/2014 - 17:53

l'Italia HA VINTO due guerre nel 900 la grande guerra e quella di spagna(e si il caudillo ci voleva dare pure majorca)questa è la realtà, se abbiamo un pò di dignità giù le mani da questi due fatti INCONFUTABILI della storia.

Ritratto di rapax

rapax

Gio, 23/01/2014 - 18:04

michele lamacchia la guerra è la guerra, punto che fà eccezione come al solito per gli Italiani? anche i tedeschi e i francesi e gli inglesi ebbero parecchia carne da "macello" sul fronte della grande guerra..a un povero soldato morto sul fronte gli si dà più di una pietosa e sgradevole "ironia" dietrologica, fù una guerra durissima e crudele, la prima "globale" ricordo che una brigata del "sud" la Brigata Sassari è stata la più decorata dell'esercito.

Mario-64

Gio, 23/01/2014 - 18:40

rapax ,facciamo tre: ci metterei anche la guerra di Libia del 1911 ,abbiamo pur sempre sconfitto un impero secolare.

Gianni Cinarelli

Gio, 23/01/2014 - 18:43

Caro Lamacchia "ducunt volentes fata, nolentes traunt" sosteneva Guicciardini. E si legge nel diario di un soldato tedesco sul Piave: "Ufer voll mit Moos...Komm bring mit mein hartes Los" Evviva la letteratura, evviva la storia.

porthos

Gio, 23/01/2014 - 19:11

x Mario-64 --- Concordo in pieno con te, credo proprio che anche mio padre ed i suoi 4 fratelli, tutti VOLONTARI ed ufficiali, in prima linea dal giorno dell'intervento (il glorioso 24 maggio di dannunziana memoria !) sino alla conclusione della Grande Guerra, e tutti e 5 decorati al valore, si rivolteranno nella tomba, e con loro tutti i fanti, cavalieri, arditi, e combattenti tutti che hanno lasciatola loro gioventù e la loro vita sugli altipiani, sul Carso e L'adamello, sul Piave e sull'Isonsoi, e sugli altri grandiosi e tragici scenari diquella tragica guerra. Ma cosa andiamo a predicare ad una classe di politici per la quasi totalità imbelle ed imboscata ? Questi, la parola PATRIA ed AMOR PATRIO l'anno dimenticata da un pezzo ! Rendiamo noi, ormai vecchi, IMPERITURO onore ai nostri padri e nonni, CHE COMBATTERONO E SON CADUTI per L'ONORE DELL'ITALIA.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Gio, 23/01/2014 - 19:50

Vorrei attenermi al tema di Veneziani. Per prima cosa direi che ha ragione: come si fa a ricordare o a celebrare seriamente la Prima Guerra Mondiale senza analizzare sia l'interventismo che il neutralismo? Ammettendo il lato 'popolare' delle celebrazioni, il lato 'aproblematico' (e vagamente 'nazional-popolare'), è però un fatto che gli storici non possono 'scansare' il tema con motivazioni opportunistiche o politiche, che strumentalizzano l'argomento. Interventismo e neutralismo sono due categorie 'eterne' dell'antropologia italiana; 'cancellare' dal dibattito il primo e cambiare nome al secondo significa riproporre, cent'anni prima, una situazione molto simile a quella attuale, dove la destra (interventisti) 'deve' essere violenta e becera, mentre la sinistra (neutralisti) è garbata, argomenta, è presentabile, e, appunto, 'pacifista'! Se non si coglie l'occasione di vedere, invece, seriamente i tratti distintivi (debitamente 'incrociati') 'di destra' e 'di sinistra' in quei lontani schieramenti sociali, se si tralascia che il più importante movimento d'avanguardia, il Futurismo, abbracciò senza tentennamenti, l'interventismo, se si vuole solo strumentalizzare, se non è in grado (o se non si vogliono) riscontrare le 'sfumature' e le componenti che li rendono attuali, allora limitiamoci alla gitarella degli studenti sui camminamenti della Marmolada (così cogliamo due piccioni con una fava: Storia e settimana bianca). Un modo come un altro per ricordare, molto 'trend' e senza rischiare troppo, quegli sventurati figli di madre che morirono baionettati sul Pasubio e sul Col di Lana per prendere Trento e Trieste. PS: a proposito: qualcuno dica a quei poveracci rimasti lassù che non esistono più clandestini, che chiunque può entrare impunito nel Belpaese (e poi eventualmente andarsene se 'tira' male). 'Non passa lo straniero'?

Antonio43

Gio, 23/01/2014 - 21:51

Se lo sarebbe mai immaginato colui che per farsi e fare coraggio scrisse sui muri del fronte "Meglio un giorno da leone che 100 da pecora", come sarebbe stato trattato il sacrificio di tanti giovani a distanza di tempo che per una vera nazione dovrebbe essere, almeno certi avvenimenti, sempre come ieri. Ma tant'è ! Noi, meglio, loro scacciarono gli austriaci, adesso siamo noi che saremo scacciati dagli, ormai, ex clandestini. Essi combatterono per ben stabilire i confini della nostra Patria, oggi abbiamo una classe politica che sta combattendo per cancellarli, perchè per costoro sono meglio 100 giorni da pecora. Vedi oltretutto la vicenda dei due marò.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 23/01/2014 - 23:02

@Tempus_fugit_888 - Se veramente volessimo onorare i caduti, dovremmo astenerci dal commemorare le guerre.Dissacrante il suo commento,ma in esso ho trovato amore per la verità,odio per l'ipocrisia e la retorica di personaggi,sempre uguali,ieri come oggi, che per il loro egoismo sarebbero disposti anche a nuove carneficine,che stanno attuando, anche se in forme non così apertamente sanguinose.Il suo scritto mi ha dato commozione e voglio dedicarle questi versi,che forse lei già conosce:"Io fui il primo frutto della battaglia di Missionary Ridge./Quando sentii la pallottola entrarmi nel cuore/ mi augurai di esser rimasto a casa e finito in prigione/ per quel furto dei porci di Curl Trenary,/ invece di fuggire e arruolarmi./Mille volte meglio il penitenziario/ che avere addosso questa statua di marmo alata,/e il piedestallo di granito/ con le parole "Pro Patria"./ Tanto, che vogliono dire?"

mares57

Ven, 24/01/2014 - 03:52

Buona sera. Come sempre Dr. Veneziani mette il dito nella piaga. E' amaro constatare quanta ipocrisia ci sia nelle commemorazioni. Ancora la Storia è bistrattata a seconda degli interessi, non userò la parola politici, in quanto ritengo la Politica al di sopra di questi mediocri tentativi di manipolare gli eventi storici che hanno segnato il destino del nostro povero Paese. Un insulto a tutti i combattenti e all'intelligenza di molti di noi. Eppure forse ci sarà qualcuno che come nella celeberrima favola oserà urlare o sommessamente dire "Il Re è nudo!...."

electric

Ven, 24/01/2014 - 08:20

La prima guerra mondiale è stata voluta dalla massoneria inglese e francese. L'Italia ha commesso il madornale errore di partecipare. La stampa dell'epoca ha fatto il gioco dei potenti, facendo credere a tanti giovani illusi che si trattasse di una guerra eroica, che giovasse alla Patria.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 24/01/2014 - 08:31

Mi spiace di non essere stato compreso. Mi riferivo ai 'non volontari', la maggior parte di quelli del sud, che fecero con onore sì il loro dovere sino al sacrificio totale, ma furono ferocemente discriminati e trattati come bestie perché cafoni inutili e sottosviluppati proprio da commilitoni e superiori. Questa è storia, non la mia opinione. Rispettiamo la memoria della verità. Meglio informarsi sui dati prima di generalizzare. Mio nonno, abruzzese, fu mandato sul Tarvisio e testimoniò con dovizia di particolari le nefandezze dei suoi capi ai danni dei meridionali, più che la violenza nemica. Qualcosa del genere lo fecero gli americani con gli arruolati nella a guerra mondiale (anche i volontari) di colore, molto spesso sacrificati in giudizio come capri espiatori e parare il culo ai bianchi per fattacci schifosi commessi da questi. Queste cose sono di pubblico dominio ormai, lasciamo stare il patetismo, e non spacciamo moneta falsa. Se c''è ancora qualche sprovveduto che ignora i fatti, si informi per non far torto alla verità. I morti sono morti, è vero, e vanno tutti rispettati; ma prima erano stati vivi e diversi. Non basterebbero le pagine della Treccani per narrare (con documenti alla mano) le prodezze dell' esercito italiano nelle due guerre ma anche le ignominie. Chi le ha studiate, come me, vorrebbe dimenticarle, a cominciare da Caporetto, passando da Arb e dall' armadio della vergogna e da generali razzisti contro la stessa gente, saltando, per pietà, i 'coraggiosi' di via Rasella.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 24/01/2014 - 08:34

Chiedo scusa: ho dimenticato l' indimenticabile Maresciallo Badoglio, altra gloria del nostro esercito.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 24/01/2014 - 09:08

CINARELLI, mi scusi davvero, ma non si tratta di Seneca? (Rectius: "Ducunt volentem fata, nolentem trahunt" (lett. "Il fato guida chi vuole lasciarsi guidare e trascina chi non vuole") è una frase latina tratta dalle Epistole a Lucilio (107, 11, 5) di Seneca. Giusto vivala letteratura

Holmert

Ven, 24/01/2014 - 10:15

Certo le guerre non si commemorano, si deve commemorare solo la resistenza con al seguito la vulgata disonesta ,che fu essa a liberare l'Italia. Non è vero che la prima guerra mondiale, fu sentita dal popolo italiano. Furono mandati al macello poveri contadini analfabeti. Fu la propaganda interventista, portata avanti da oratori intellettuali e posta come necessità per liberare Trento e Trieste e restituire il territorio istriano-dalmata all'Italia. Non vi dicono nulla i Cesare Battisti, i fratelli Carlo e Giani Stuparich, irredenti e subito accorsi al richiamo della patria. Etc. Presto la guerra si rivelò una carneficina, guerra di posizione fu detta, ma la mitragliatrice la faceva da padrona, falciando soldati a non finire. Sulle Alpi, la guerra fu solo di scaramucce, salvo alle Tofane. Sull'Adamello, sulla Marmolada una volta vincevano gli alpini, detti le tigri, una volta gli Alpenjager. La strage si ebbe sugli altipiani. Gli austroungarici persero per fame ed un po' per insipienza. Furono i ragazzi del 99 che si batterono come leoni, fu Diaz che subentrò all'esiziale Cadorna, fu il valore dei nostri soldati insomma, quella guerra la vincemmo noi, gli italiani. Gli americani vennero quasi a fine conflitto in aiuto degli alleati e poco degli italiani. Riguardo al generale Badoglio, comandante dell'artiglieria, è ancora un mistero del perché la sua artiglieria non sparò un colpo, durante l'avanzata di Caporetto. Ora dopo avere abolito la festa della vittoria del 4 novembre, sostituendola con la festa delle forze armate, si vuole cancellare del tutto il ricordo della prima guerra mondiale, come se essa non fosse mai esistita e come se noi non l'avessimo vinta. Deve restare il ricordo della disfatta del fascismo e della apoteosi della resistenza. Quella sì eroismo e libertà. E poi dicono che in Italia non esiste il comunismo. E poi parlano di revisionismo, quando si tratta di scoprire i misfatti dei partigiani. Siamo prigionieri di una idea che ci viene imposta. Basta leggere i commenti dei sinistri che bazzicano questo sito.

Gianni Cinarelli

Ven, 24/01/2014 - 11:58

Lamacchia- Grazie per la precisazione(Internet dono di Dio- papa Francesco)Sai, l'età...Tuttavia la citazione viene riportata dal Guicciardini,tale e quale, nei "Ricordi" ...Komm, bring mit mein hartes Los - citazione del combattente- Vieni, porta con te la mia cattiva sorte- è dono raro in guerra e introvabile in internet.

Joe Larius

Ven, 24/01/2014 - 12:39

Durante la mia vita, mi sono sentito in dovere di visitare alcune volte Redipuglia e dedicare una preghiera sul posto ai suoi 100'000 caduti e ad altri della zona e i posti dove hanno combattuto e hanno perso la vita per la mia Patria. Da quando sono saliti al potere, nessuno dei nostri illuminati gestori di alto grado con a capo attualmente un comunista DOC si sono mai sentiti o si sentiranno in dovere di farlo. I loro sentimenti infatti devono coincidere obbligatoriamente con degli interessi ai quali Redipuglia non ha i requisiti necessari per appartenere. Mi permetto anche di ricordare che al responsabile della più severa disfatta dell’esercito italiano a Caporetto (Prima guerra mond. ) è stato affidato il compito di far uscire la nostra Nazione dalla seconda guerra mondiale. Ha cosi potuto applicare all’intera nazione le formidabili esperienze Caporettiane, dando così il primo impulso e creando le prime aperture ideologiche che hanno contribuito a creare quello sciagurato tipo di Nazione alla quale tuttora apparteniamo. Ringrazio le Superiori Istanze per avermi fornito alcune occasioni per onorare in modo analogo un altro sacrario dei nostri caduti: Mignano di Montelungo.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 24/01/2014 - 12:55

@Holmert - "Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre." (Oriana Fallaci) Questo intendevo significare esprimendo la mia avversione per le commemorazioni,che sono tutte un inno al "Dolce et decorum est pro patria mori", quando sappiamo che i motivi che determinano le guerre sono ideologici ed economici,a cui 'bestialmente' vengono sacrificati milioni di giovani vite.

Holmert

Ven, 24/01/2014 - 13:31

Giusto Agrippina, ma a me sembra un pensiero il suo ,estrapolato dalle summe di Catalano, quello delle notti di arboriana memoria. Anche lui diceva: "meglio una pace duratura tra i popoli, piuttosto che una guerra con migliaia di morti". Scontato, non le pare? Come dire meglio 100milioni in banca che duecento milioni di cambiali. Ciò premesso, commemorare una guerra, significa soprattutto rendere onore ai tanti che immolarono la loro vita per difendere la loro Patria, l'Italia, ricordare che il loro sacrificio non fu inutile.(E.Letta lo definisce paese, "..per il bene del paese..", dice. Gli fa schifo a certa gente pronunciare la parola Italia). A latere, non mi pare che la guerra perenne tra palestinesi ed israeliani sia ideologica ed economica. Quelli vogliono che lo stato di Israele scompaia dalla faccia della terra, perché contamina il sacro suolo di Allah. Guerra di religione e di possesso di territorio. Rammento inoltre che quando c'era in atto il massacro di Saraievo da parte dei serbi. Anche papa Gianpaolo, tuonò dal sommo soglio del Vaticano: fermate quella carneficina. Come se per fermare quella strage si sarebbe dovuti andare con mazzi di rose e fiori. Fu quella una guerra giusta? Esiste una guerra giusta? Eterno rompicapo. Molti mistificano,chiamandola pacekeeping. Potenza dei sofismi. Però con il sofisma ,restano pacifisti. I soliti trasformisti. Saluti.

Cinà

Ven, 24/01/2014 - 14:00

@ Euterpe. Le consiglio la lettura di un libro: "Un terribile amore per la guerra" dello psicologo-filosofo James Hillman. Scoprirà tante cose sulla guerra e sui substrati del complicato animo umano. Purtroppo le cose non sono sempre semplici come appaiono!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 24/01/2014 - 14:41

@ Cinà,la ringrazio per il gentile suggerimento,ma ho letto il libro di Hillman,e la sua analisi non mi è giunta nuova,perché conoscevo già Jung,sia pure non in modo specialistico,e la teoria degli archetipi,che io ho sempre trovato affascinante.Occorrono migliaia di anni perché certe strutture psichiche si modifichino,il primo passo è quello di farsene consapevoli.Il mio non è il pacifismo di maniera,'non fate la guerra ma fate l'amore', né il rifiutare a priori la lotta,ma non intendo accettare la guerra come ineluttabile,inscritta per sempre nel nostro destino di umani.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 24/01/2014 - 19:28

@Holmert - Nonostante abbia indirizzato il suo post ad Agrippina, credo che intendesse rivolgersi a me.Lascio a lei il piacere di nutrirsi delle summae catalaniane,a me sono quasi sconosciute.Lei ha ragione per il fatto che io abbia dimenticato di citare le guerre motivate dalla religione,che però è sostanza oppiacea solo per le masse,non certo per coloro che le scatenano, basti pensare all'esempio delle ricchezze accumulate da Arafat,tanto per restare ai giorni nostri.Non sono così ingenua da pensare che le guerre possano essere fermate mettendo fiori nei cannoni,ma questo non attiene strettamente al problema qui dibattuto.Quanto alla commemorazione come tributo ai caduti e all'utilità del loro sacrificio, bisognerebbe domandarsi chi fossero i fruitori di tale utilità,se mai essa si pose.(2° invio)

Holmert

Ven, 24/01/2014 - 20:19

Ho scritto Agrippina invece di Euterpe. Io la chiamo sistole bianca, invece di lapsus calami. Me ne scuso .

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 25/01/2014 - 12:13

Ma quale dialogo, quale 'fratellanza'! L'umanità non fa più la guerra solo perchè ha paura del dolore fisico e della morte sotto forma di scontri diretti e sottoposti a regole; è questa la sola spiegazione del tanto sbandierato 'pacifismo'. Ormai le guerre del futuro saranno solo 'guerre civili', guerre camuffate, guerre per bande, guerre codarde, guerre senza dichiarazione, guerre senza perchè, guerre tra fratelli. Almeno le battaglie di un tempo, pur cruente, erano 'epiche', avevano un codice. Viva le battaglie, abbasso la guerra!