La beatificazione di Berlinguer sempre fedele a Stalin

A 30 anni dalla morte del leader Pci il suo ricordo diventa venerazione

Un supplemento di 100 pagine dell'Unità, convegni e dibattiti, o fervidi elogi del mondo politico, gli applausi dei grillini: per i trent'anni dalla morte di Enrico Berlinguer il ricordo prende i connotati della venerazione se non della santificazione laica. Omaggi più che meritati se si riferiscono all'uomo. Che fu onesto, intelligente, riservato in un mondo di ciarlatani, gran lavoratore. Per dirlo in sintesi una persona per bene. Il culto per lui di chi ha nostalgia dal Partito comunista italiano e alimenta ancora speranze in fulgide sorti progressive della sinistra è non solo giustificato ma doveroso. Perché riguarda chi fu comunista nell'essenza e in tutte le implicazioni del termine. E lo restò sfidando i fatti e le e delusioni con la tenacia indomabile dei credenti.
Gian Carlo Pajetta disse, con il sarcasmo d'obbligo, che «si iscrisse giovanissimo alla direzione del Pci». Lasciando con questo intendere che il ragazzo di buona famiglia borghese fosse stato agevolato nello scalare la Nomenklatura delle Botteghe Oscure. Un raccomandato. In effetti l'ascesa di Berlinguer ai vertici comunisti ebbe l'avallo di Palmiro Togliatti che ai compagni altolocati indirizzò un biglietto così concepito: «Questo è il compagno Berlinguer che viene dalla Sardegna. Utilizzatelo nella vostra organizzazione». In verità, pur con l'iniziale e potente spinta di Ercoli, la successione di Togliatti e di Longo gli spettava di diritto: per le sue qualità e per la sua ortodossia ideologica.

Alla valanga di articoli di questi giorni ne aggiungo uno mio. Con l'ambizione di non voler offendere una memoria, ma anche di non aggiungermi ai gloria imperversanti. Il primo incarico di gran rilievo del ragazzo sardo fu la guida della Federazione giovanile comunista italiana. Il che gli dava accesso ai sommi uffici, compreso quello del sommo tra i sommi, il Migliore. Al rispetto delle gerarchie ci teneva molto. Gli era stato assegnato un segretario particolare, Mario Pirani, (ora editorialista di Repubblica), e s'era accorto che Pirani sfogliava prima di lui la mazzetta dei quotidiani. «Dice con piglio da dirigente - cito dalla biografia di Chiara Valentini - che il primo a sfogliarli vuole essere lui». Non era incline all'ironia e nemmeno alle confidenze.
Aveva da poco compiuto i 24 anni - attingo di nuovo al saggio citato - quando andò per la prima volta in Unione Sovietica con una delegazione di giovani partigiani. Rimase estasiato. Ripeteva in ogni discorso che «la gioventù sovietica felice canta nelle piazze la sua canzone preferita, Com'è bello vivere nel Paese dei Soviet». Ammirava sconfinatamente Stalin che ebbe la fortuna - almeno lui la ritenne tale - di incontrare. Togliatti era il Maestro: da lui aveva mutuato il vezzo d'indirizzare bigliettini in inchiostro verde ai collaboratori. Alla fine del viaggio russo fece firmare dalla delegazione un documento unitario che esaltava le conquiste e le libertà dello stalinismo. Al ritorno a Roma ci fu chi ebbe l'audacia di chiedergli qualcosa sulle donne russe, su come si vestivano, su come si truccavano. La risposta può essere collocata nella casistica del fanatismo quasi delirante. «Nel Paese del socialismo le donne non hanno bisogno di nessun orpello per attrarre gli uomini. In Urss non ci sono donne. Ci sono compagne sovietiche».

Sciocchezze d'un ventenne, si dirà. Invece quel ventenne non era per niente sciocco, era un apparatchik inflessibile che nella sostanza rimase tale fino all'ultimo, quando un malore lo uccise e Sandro Pertini presidente della Repubblica, tanto si agitò da dare l'impressione che protagonista del funerale fosse lui. Ebbe anche nell'abbigliamento e nel linguaggio tratti da asceta. In un suo volumetto Dietro la vetrina a Botteghe oscure, il vecchio militante Fidia Gambetti, messo a dirigere la biblioteca di Rinascita a Roma, così scrisse: «Da Bologna ritorna vincitore Berlinguer, unico e naturale successore di Togliatti e di Longo. Con il suo aspetto sofferente di sempre, più piegato che mai sotto gli sfuggenti colli del soprabito e della giacca. Se dovessi dare un giudizio non potrei che rispondere non lo conosco. Non ha mai messo piede in libreria. Il primo a comparire è il grande sconfitto, Napolitano, sereno e signore come sempre».
Ho indugiato su questi aspetti marginali della vita di Berlinguer non per sminuirlo ma per collocarlo sul podio che gli spetta e che a mio avviso è quello d'un conformista preparato e anche illuminato, non quello degli innovatori. Fu preso a rimorchio dai cambiamenti, talvolta rassegnandosi a malincuore. Anche gli strappi che gli sono valsi inni d'ammirazione erano tutto sommato prudenti e inevitabili. Non si rese mai conto del baratro verso il quale il comunismo si stava avviando, o se si rese conto lo tenne per sé.

Ha scritto Alfredo Reichlin nell'inserto dell'Unità: «È vero, noi non fummo liberaldemocratici. Non avevamo letto i libri dei politologi americani e a Botteghe Oscure del modello Westminster non si parlava». Concesso. Ma la straordinaria vittoria del capitalismo sul comunismo che già era nell'aria non derivava dalla genialità dei politologi, derivava dal disastro di un'utopia tirannica. Berlinguer non sarebbe stato un tiranno. Probabilmente dei tiranni in cui aveva fiducia sarebbe stato vittima. Dopo averli osannati.
A Berlinguer viene accreditato l'aver posto la «questione morale». Credo fosse sincero nel metterla sul tappeto. Credo anche che con la sua condotta privata si sia dimostrato degno della battaglia contro la corruzione. Non lo fu come massimo dirigente del Pci foraggiato e mantenuto dall'Urss.

Personalmente accredito a Enrico Berlinguer, senza distinguo, la scelta della fermezza dopo il sequestro di Aldo Moro e la strage della sua scorta. La scelta arrivò dopo un lungo flirtare del Pci con le frange eversive della sinistra. Ma fu una scelta decisa. Molti anche oggi spiegano che il negoziato con i terroristi assassini sarebbe stato la via migliore per salvare la vita del leader democristiano. Io ritengo che una trattativa svolta ignorando il sacrificio di cinque servitori dello Stato sarebbe stata ignobile.

Commenti
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abraxasso

Mer, 04/06/2014 - 15:18

Quelli di sinistra il culto della personalità non sanno neanche cosa sia! Non perché siano diventati democratici (ce l'hanno scritto, ma non lo sono!), ma solo perché non hanno personalità da venerare! Sono birichini, questi di sinistra!

Ritratto di abraxasso

abraxasso

Mer, 04/06/2014 - 15:21

Dopo Berlinguer nessuno più ha fatto il segno della croce sulla scheda elettorale. Così la sinistra si è smarrita.

monitor

Mer, 04/06/2014 - 15:26

Era un uomo di fede. E' stato nella Russia sovietica e ha creduto di vedere il paradiso in terra. Una stupida fede. E il "suo" giornale gli dedica un supplemento di cento pagine. I suoi compagni, oggi, hanno il coraggio di prendere in giro i berlusconiani perché sarebbero dei creduloni. Roba da matti.

Libertà75

Mer, 04/06/2014 - 15:33

Peccato per Berlinguer che i suoi eredi non siedano oggi in Parlamento perché sepolti da quella bicicletta voluta da Ingroia (Rivoluzione Civile). Peccato che in Italia non abbiano un leader tanto che hanno dovuto per le europee affidarsi al greco Tsipras. Oggi in Italia non c'è più una sinistra a difesa dei lavoratori, che tristezza.

macchiapam

Mer, 04/06/2014 - 15:42

Berlinguer? Un personaggio modesto, di piccolo calibro, irrilevante nel divenire socio-politico dell'Italia. Lasciamolo riposare in pace.

Massimo Bocci

Mer, 04/06/2014 - 15:58

Un EROE???? TRADITORE ANTI ITALIANO!!! PAGATO CON RUBLI BOLSCEVICHI!!! Per asservirci al terrore BOLSCEVICO!!! Ma come il compagno G, si aveva un grande merito da COMUNISTA non sputava nel piatto dove MAGNAVA dal 47... COOP-CCCP, ma solo il faccia agli ITALIANI!!!!

Ritratto di ITALIASETTIMANALE

ITALIASETTIMANALE

Mer, 04/06/2014 - 16:24

EROE DE CHE???? DELLE ASSUNZIONI IN RAI DELLA FIGLIA O DI QUELLE ALL'UNIVERSITA DEL FRATELLO? E IL RESTO DELLA FAMIGLIA DI ONESTI PURI E PER LIBERTA 75 MENO MALE CHE NON SIEDE PIU IN PARLAMENTO SENNO CHISSA QUANTI ALTRI FAMIGLI AVREMMO NELLA P.A. OVVIAMENTE PER LA LORO BRAAVURA NON PER ALTRO

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PELOBICI

Mer, 04/06/2014 - 16:29

Hanno i loro eroi, non si capisce di che cosa, il migliore era amico di Stalin ed ha fatto fare fuori tanti italiani anche comunisti come lui, Berlinguer se l'onestà è prendere soldi dall'Unione sovietica..., lasciamo poi stare Sofri, Cesare Battisti, senza contare gli stranieri il Che, forse distintosi come grande amatore, costruttore di campi concentramento in Cuba tra cui uno per i figli minori di 15 anni dei dissidenti, non vado avanti per pietà.

lminoja

Mer, 04/06/2014 - 16:42

Articolo condivisibile al 99%. Avrei solo aggiunto che, su un punto di svolta nella guerra fredda, è stato risolutamente dalla parte del nemico, mettendo in risalto quanto le sue blande dichiarazioni pro-NATO fossero strumentali. La personale, conclamata onestà, non gli ha mai fatto velo agli affetti familiari, consentendogli di avviare la carriera della figlia nel canale RAI di partito

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Aulin

Mer, 04/06/2014 - 16:45

Berlinguer, un grigio burocrate che prendeva soldi in nero dai comunisti russi. La dice lunga su cosa tenesse in piedi il PCI.

paolonardi

Mer, 04/06/2014 - 17:01

macchiapam e monitor hanno ragione. Mi e' tornata in mente una vecchia barzelletta che ha ancora un'attualita'. "Il Padreterno dispiaciuto per la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre volle far loro tre regali: di essere intelligenti, di essere in buona fede e di essere comunisti (o Piddini che e' uguale). Poi penso' che questi doni tutti insieme non potessero essere sopportati dalla fragile natura umana per cui decise che ogni indoviduo poteva averne solo due!" Pertanto, seguendo il ragionamento di Cervi, se il triste Berlinguer era in buona fede e comunista non poteva essere intelligente. E' il mio pensiero.

roseg

Mer, 04/06/2014 - 17:32

E sempre sia lodato il furbo che ha incassato...quanti erano i milioni di rubli???

giampik

Mer, 04/06/2014 - 17:51

Ci pensa SKY a beatificare il Berlinguetto Rosso, noto anche per i suoi miliardi (di lire). Arriva il film "Quando c'era Berlinguer" con il giullare milionario (in Euro) della sinistra Comp. Benigni, detto anche "Il lecca-lecca alla ciliegia"!! Essendo SKY una TV commerciale apolitica (!!!!!????) mi aspetto che - per Par Condicio - salti fuori anche il film "Quando c'era lui, caro lei" (dedicato a Benitone), sempre su SKY, se capìss!!

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Gimand

Mer, 04/06/2014 - 18:06

Personaggio piatto e grigio. Fu "grande" grazie alla modestia dei suoi avversari politici e i suoi avversari politici furono modesti perché vili. Nell'ultima parte della sua vita politica e terrena fece però in tempo ad incappare in avversari che se fosse vissuto più a lungo lo avrebbero schiacciato sotto il peso della lo (vera) grandezza: Ronald Reagan, Margareth Tatcher e soprattutto Papa Wojtyla. La sua ultima "fortuna" (se così si può dire) è stata quella di morire quando per lui stavanno arrivando i nodi al pettine.

James Cook

Mer, 04/06/2014 - 18:19

Sig.Mario Cervi alla "sua" di lei morte dopo tre giorni non si ricorderà nessuno........

Klotz1960

Mer, 04/06/2014 - 19:19

Berlinguer con il compromesso storico ha in sostanza salvato la democrazia ed il capitalismo sociale italiano. Se avesse aderito alla dottrina marxista del conflitto di classe rivoluzionario, saremmo finiti in una guerra civile e/o con un colpo di Stato, come attestato da quanto fatto dagli orfani della rivoluzione (brigatisti, autonomi, etc)e dai piani americani (Gladio, Stay behind). Prima di essere un comunista era un uomo buono che odiava la violenza. Personalmente, da anticomunista, gli sono grato.

Ritratto di scandalo

scandalo

Mer, 04/06/2014 - 20:30

Alla sua corte crebbero D'Alema, bersani , Primo Greganti , Bassolino ecc. !! d'altronde lui è stato il figlio prediletto di togliatti e i quattrini del kgb li incassava e non banfava !! .."Pecunia non olet " altro che questione morale.... quella si che "OLET" !!

giottin

Mer, 04/06/2014 - 20:41

Non lo ha detto nessuno ma insieme ai 2 papi hanno beatificato pure costui!!!

giottin

Mer, 04/06/2014 - 20:44

@Monitor. La riprendo solo per dirle che recentemente pure il novello mister bean ha detto che prima di parlare di codesto essere komunista bisognava sciacquarsi la bocca, per cui...pensi in che mani siamo. Cordialmente.

ambrogione

Mer, 04/06/2014 - 20:52

Da miliardario ha passato la vita a promuovere un'ideologia schiaffeggiata dalla Storia e dal Buon Senso. Poveraccio, RIP !!

Ritratto di Sig. A

Sig. A

Mer, 04/06/2014 - 21:14

Si dice sia stato un uomo onesto, immagino perché non usò la politica come bancomat, ma farsi foraggiare dai sovietici è onesto? Soldi per il partito, si dirà,ma credo non si possano scindere i comportamenti privati da quelli posti in atto nelle proprie funzioni. Sorvolo, non conoscendo la questione (che, comunque, puzza alquanto) sull'assunzione in Rai di Madamigella Bianca, e passo all'aspetto intellettuale del fu Berlinguer. Certamente non elettore PCI, lo seguivo per la curiosità che ho della politica, e, a distanza di trent'anni, confesso di non avere ancora capito cosa fosse la sua "terza via". Oggi qualcuno è in grado di spiegarmelo?

Ritratto di perigo

perigo

Dom, 08/06/2014 - 11:29

Con tutto il rispetto che si può portare ad una persona dello spessore di Mario Cervi, c'è da rimarcare che il ritratto di Berlinguer che viene fuori dall'articolo risulta comunque fin troppo benevolo. Come si fa ad essere benevoli con gente che ha venerato ed adorato un sanguinario e spietato dittatore come Stalin o un delinquente e bandito come Breznev? Come si fa ad essere benevoli con chi, pur in rappresentanza di un partito politico, ha ricevuto pere anni soldi sporchi di sangue dalla maggiore potenza nemica straniera del nostro Paese, dell'Occidente e soprattutto della Libertà? Come si può accettare di trovare lati positivi in qualcuno che ha ricevuto un indottrinamento preciso al fine di sobillare e sovvertire l'ordine costituito e la democrazia del nostro Paese? Come si può pensare ad attribuire patenti di "moralità" nell'immoralità devastante insita in una ideologia assassina non solo di milioni di uomini ed intere etnie, ma dell'essenza stessa della verità? Resto basito. Avere amici in certi ambiti non esime uno scrittore, un giornalista, un uomo dal ribadire ciò che la Storia ci ha consegnato in eredità. Non ci sono sconti, non ci sono attenuanti, non ci sono finti moralismi: chi ha abbracciato quell'ideologia ad alto livello, ben sapendo cosa era, e cosa ha combinato all'umanità, non ha alcuna giustificazione possibile.

Ritratto di perigo

perigo

Dom, 08/06/2014 - 13:27

Con tutto il rispetto per l'aricolo in questione, c'è da rimarcare che il ritratto di Berlinguer che viene fuori dall'articolo risulta comunque fin troppo benevolo. Come si fa ad essere benevoli con gente che ha venerato ed adorato un sanguinario e spietato dittatore come Stalin o un delinquente e bandito come Breznev? Come si fa ad essere benevoli con chi, pur in rappresentanza di un partito politico, ha ricevuto pere anni soldi sporchi di sangue dalla maggiore potenza nemica straniera del nostro Paese, dell'Occidente e soprattutto della Libertà? Come si può accettare di trovare lati positivi in qualcuno che ha ricevuto un indottrinamento preciso al fine di sobillare e sovvertire l'ordine costituito e la democrazia del nostro Paese? Come si può pensare ad attribuire patenti di "moralità" nell'immoralità devastante insita in una ideologia assassina non solo di milioni di uomini ed intere etnie, ma dell'essenza stessa della verità? Resto basito. Avere amici in certi ambiti non esime uno scrittore, un giornalista, un uomo dal ribadire ciò che la Storia ci ha consegnato in eredità. Non ci sono sconti, non ci sono attenuanti, non ci sono finti moralismi: chi ha abbracciato quell'ideologia ad alto livello, ben sapendo cosa era, e cosa ha combinato all'umanità, non ha alcuna giustificazione possibile.

apostata

Mar, 10/06/2014 - 10:33

Possono incantare i bimbi, ma, per chi ha vissuto quegli anni, era un ometto moscio, impietosiva la folla trinariciuta con la sua aria patita e triste, promettendo il paradiso dei paesi d’oltre cortina. Cercava di mantenere la poltrona di fronte al fallimento del comunismo nel quale aveva creduto più o meno sinceramente e comunque ingenuamente. Il sorrisetto del francobollo non gli rende giustizia. Nell’osservanza dei canoni estetici del realismo sovietico, era più tetro di breznev e moglie, dei funzionari della stasi, di napolitano, nel suo piccolo poteva rassomigliarsi a ceausescu. All’epoca, dall’impero russo filtravano solo inestetismi e bruttezze e per noi, alla caduta del muro di berlino, fu rivelazione scoprire che nell’est c’erano anche donne più belle degli angeli. Ci ha lasciato in eredità la figlia che ben rappresenta i nepotismi, le supponenze, la faziosità, la freddezza, l’incapacità di rapportarsi di quel mondo e della rai.