Bergoglio e Ratzinger, patto "contro il diavolo" in nome di San Michele

Cerimonia in Vaticano. L'incontro tra i pontefici alla consacrazione del monumento all'arcangelo

Di nuovo insieme, questa volta per unire le forze e consacrare il Vaticano a San Giuseppe e a San Michele Arcangelo contro le insidie del demonio. Papa Francesco ha incontrato ieri mattina il suo predecessore Benedetto XVI, in quello che è il terzo incontro pubblico tra i due pontefici: Ratzinger e Bergoglio si sono visti nei Giardini Vaticani per la cerimonia d'inaugurazione della statua dell'arcangelo, patrono del piccolo Stato. «Santità, grazie, grazie di cuore» le prime parole del Pontefice che, giunto davanti al Palazzo del Governatorato dov'è stata collocata l'opera dell'artista Giuseppe Lomuscio, ha subito salutato e abbracciato Benedetto XVI. «Grazie a voi, grazie a Lei Santità» ha risposto Ratzinger che insieme al Papa regnante si è raccolto poi in preghiera davanti alla statua di San Michele Arcangelo.

«Papa Benedetto è apparso segnato dagli anni, ma in forma relativamente buona», dice a Il Giornale il cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato Vaticano presente alla cerimonia insieme al suo successore, il cardinale Giuseppe Bertello. «Ratzinger è stato circondato subito da molti presenti che hanno voluto testimoniargli il loro vivo affetto», racconta il porporato, «e ha risposto a ciascuno con la sua nota affabilità. Prima di rientrare ha voluto abbracciare e benedire un gruppo di bambini presenti».

Nel suo discorso rivolto al Papa Emerito e a tutti i presenti, Bergoglio ha parlato ancora una volta del demonio e della vittoria di Cristo sul male: «Michele lotta per ristabilire la giustizia divina», ha detto il Pontefice, «difende il popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce. Questa scultura ci richiama allora che il male è vinto, l'accusatore è smascherato, la sua testa schiacciata, perché la salvezza si è compiuta una volta per sempre nel sangue di Cristo». Parole che richiamano molte delle omelie mattutine pronunciate da Bergoglio al residence Santa Marta durante le quali il Papa ha citato spesso il maligno, considerato da Francesco un pericolo concreto.

Questa volta però accanto a lui, ad ascoltare attentamente il suo discorso, c'era anche Benedetto XVI, suo primo alleato nella lotta contro il più insidioso nemico della Chiesa e con il quale oggi il Papa ha invocato la protezione per la Santa Sede e per il mondo intero. Un «patto di ferro» tra i due pontefici, vicini oggi più che mai nella preghiera: già nel primo incontro del marzo scorso a Castel Gandolfo i due papi si erano raccolti nella cappella del palazzo apostolico davanti all'immagine della Madonna di Czestochowa. Poi lo scorso maggio, quando Benedetto XVI era ritornato in Vaticano, dopo i saluti e le foto davanti all'ingresso del Monastero Mater Ecclesiae, i due pontefici avevano raggiunto la cappella dell'edificio. In questi mesi inoltre Bergoglio avrebbe visitato in privato Ratzinger nella sua nuova residenza all'interno dei giardini vaticani: anche in questo caso al primo posto la preghiera, come ieri mattina davanti a San Michele Arcangelo, per il bene della Chiesa e per sigillare una volta per tutte quelle fessure del «Tempio di Dio» attraverso le quali era entrato, disse Paolo VI, il fumo di Satana.

Commenti
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Senior

Sab, 06/07/2013 - 11:36

"Credere" fa a pugni con il "sapere". Sapere significa conoscere una cosa od un fatto vero, realmente accaduto, dimostrabile se attuale, o che è stato analizzato e provato in passato e tramandato, per conoscenza, ai posteri. Credere significa che si crede spontaneamente senza bisogno di riscontri, chi crede spontaneamente poi ha "l'obbligo" di credere anche ai "dogmi" che sono cose che non si possono spiegare e difficili da credere ma il credente non può permettersi di dubitarne. L'Enciclica dei due Papi, mi sembra il libro del catechismo che leggevo quando ero bambino, sono gli stessi concetti leggermente adattati ai tempi moderni: la luce del sole che non arriva dove c'è il buio (sic.), come se non sapessimo che il buio è per noi terrestri, la mancanza TEMPORANEA del sole dovuta alla nostra rotazione, e non come la religione di un tempo, che assegnava al sole il compito di girarci intorno. In quanto al fatto che tutto questo qualcuno lo ha fatto, non si esclude che il tutto faccia parte di un accadimento galattico che noi non possiamo nemmeno immaginare. Poi, gli scienziati dicono che tra cinque miliardi di anni, giorno più o giorno meno, la terra sarà attratta dal sole e brucerà come un falena contro la fiamma di una candela. Di noi, che la religione cristiana ci definisce regnanti, non ci resterà più nulla. Lo sconcerto dovrebbe essere che l'evento non modificherà affatto qualcosa in questo universo: la terra non esisterà più a dispetto della tanto decantata vita eterna. senior

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Memphis35

Sab, 06/07/2013 - 11:44

Il demonio, Michele, il fumo di Satana...Per l'amor del cielo, smettiamola pure di scompisciarci dietro alle 72 vergini del Corano. Al confronto con questi dogmi, tutto sommato, quelle ragazze disinibite sono ancora una cosa seria...

Prameri

Sab, 06/07/2013 - 17:31

Caro Senior, credere non fa a pugni con il sapere. Sapere e credere riguardano due aspetti diversi della realtà. Da come Lei usa il termine sapere, sembra lo riferisca alla scienza. Cioè alla conoscenza di cose e funzioni, controllate, controllabili, ripetibili, analizzabili matematicamente. Credere significa non disporre di realtà matematicamente dimostrate, ma fidarsi, ugualmente, di testimonianze scritte e tradizioni tramandate. Credere per i cristiani può significare accettare la Bibbia e le tradizioni nell'ambito di una comunità che tende a restare unita; accettare per dono superiore e per scelta volontaria una visione (o interpretazione) intuibile col sentimento di una realtà strettamente legata con la morale. Cerco di spiegarmi. La comunità che resta unita difende le sue basi religiose evitando lo scempio, passato dalla banalità, alla calunnia al totale disprezzo riversato sugli antichi dei che originariamente erano semplicemente simboli di alte virtù. Alle guide della comunità è devoluta la responsabilità dell'interpretazione della Bibbia e della Tradizione. Ognuno è libero di avere le proprie idee, pur tenendo ben presenti le linee guida dei preposti e addetti ai lavori. Interpretare la tradizione significa pensare e agire in modo coerente a come avrebbero pensato e agito quei padri - guide, se fossero stati qui ora. Non solo i 'profeti' né solo i papi sostenevano che la terra fosse piatta e il sole le girasse intorno, ma tutti gli uomini constatavano quelle evidenze. Quella era la 'scienza' evidente di allora. Appena gli uomini hanno avuto a disposizione strumenti migliori di indagine hanno raggiunto una verità superiore a quella apparente. Abbiamo poco da ridere sulle 'credenze' di uomini del passato perché è possibile che fra cent'anni sorridano di noi e delle nostre scienze. La scienza è importantissima. E' la ragione delle cose. Ma non è tutto. Se Colombo avesse aspettato la scienza (del vapore) l'America sarebbe stata scoperta tre secoli dopo. Se i medici si affidassero più ai numeri scientifici che alla pratica esperienza clinica perderebbero un maggior numero di malati. Se i ponti ferroviari li costruissero gli ingegneri con la loro scienza anziché i muratori con la loro manualità, sarebbero guai per tutti. La morale (le fonti della morale) non sono dimostrabili scientificamente ma neppure facilmente eludibili. Perché esiste l'esperienza, la conoscenza storica tramandata, che ci informano come le civiltà si evolvano o declinino seguendo una certa via o altre vie.