Bossi: "I giudici devono essere eletti"

Il leader della Lega: "Io sto con Berlusconi. La magistratura è un problema. Bisognerebbe far eleggere i giudici dal popolo, così possiamo sperare che venga fuori il meglio. Tutto a posto con il federalismo, ho controllato io"

da Roma

«Io non scarico i miei alleati. La riforma della giustizia è una cosa che vuole Berlusconi. E se la vuole lui, va bene anche a me». È il leader della Lega Umberto Bossi, in persona a spazzare il campo dalle voci sui contrasti dei giorni scorsi con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella messa a punto dell’agenda dei lavori e sulla priorità contesa tra federalismo fiscale e giustizia. «Possiamo farle tutte e due» spiega, «noi andiamo avanti col federalismo, sulla giustizia sentiremo le ragioni di Berlusconi». E sul federalismo rassicura: «Lo portiamo a casa. Sono andato venerdì a Roma a controllare che fosse tutto a posto. Ormai è scritto tutto. Non è finto». Poi in linea col premier, affonda sulla giustizia: «La magistratura è un problema e non solo per il Nord. Non c’è un solo magistrato del Nord e questo non va bene». La soluzione Bossi ce l’ha pronta, «far eleggere i magistrati dal popolo». Così, conclude, «possiamo sperare che venga fuori il meglio».
Viene così definitivamente depotenziata la querelle con chi venerdì ha voluto vedere nell’assenza di Umberto Bossi al Consiglio dei ministri di Napoli i primi segni di un cedimento nella tenuta del governo. Un equivoco su cui Umberto Bossi era già intervenuto sabato dalle pagine della Padania per chiarire che la luna di miele col premier non è finita. Anzi, «questo è il governo marcia avanti» aveva tenuto a sottolineare, ricordando che «il governo sta lavorando bene» e che «questo è il governo del fare» e che «la gente sta dalla nostra parte». Un’adesione che il senatùr si spiega sulla base dei risultati raggiunti e con buona pace del segretario del Pd, Walter Veltroni, che proprio venerdì ha parlato di un perdita di oltre «dieci punti in poche settimane» nel gradimento degli italiani. Numeri accompagnati alle minacce, dopo i tentativi di flirt delle ultime settimane, di mandare all’aria qualunque ipotesi di dialogo perché, ha tuonato il numero uno del Pd, «se Bossi pensa a un link tra immunità e federalismo, be’, si ferma tutto». Un’ipotesi che, oggi più che mai, non sembra preoccupare più di tanto Bossi. Che invece ricorda che «il governo ha risolto il problema di Napoli» e che nello stesso modo non solo «sta affrontando di petto le grandi emergenze del Paese» ma che «le risolve, una ad una». Un bilancio molto positivo, dovuto al fatto che il governo «sta facendo cose alla grande» perché, spiega «è compatto». «Questo - ha sottolineato con enfasi il senatùr - è il governo con la marcia avanti, sempre». «Anzi - precisa - è il governo marcia avanti».
Un approccio decisionista che ha permesso di rispondere con tempestività alle emergenze del Paese. Perché sottolinea Bossi, questo è un esecutivo «che non si ferma come faceva il precedente», incapace per le lotte intestine di leggere le urgenze e quindi di porvi rimedio: «Ricordate la sinistra con il decreto sicurezza o con la monnezza napoletana? Avanti e indietro, tentennando un governo di ondivaghi che ha lasciato il Paese nei guai».
Anche sul tema della sicurezza Bossi è fiducioso: «Maroni i soldi per la sicurezza li ha, al massimo li toglierà ai prefetti». Dalla festa del Redentore, il senatùr torna quindi sui nomadi e sulla realizzazione di un campo per i «sinti» al costo di due milioni di euro. Tira le orecchie al sindaco Massimo Cacciari: «Prima di spendere tanti soldi per i nomadi dovrebbe pensare alle case per i suoi cittadini». L’ultima stoccata però è per il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, impegnato nella realizzazione del suo progetto di Popolo della libertà: «Deve stare attento: lui si proclama come ha titolato il suo libro “Nordest”, ma lui è solo l’est. Lo vedo rivolto più verso gli slavi che in altre direzioni».