Con il calo dello spread addio all'imposta

La riduzione dello spread fra i tassi di interesse italiani e quelli tedeschi indica che ora è possibile mantenere la promessa di togliere interamente Imu sull'abitazione principale

La pagina del modello F24 alla voce Imu

La riduzione dello spread fra i tassi di interesse italiani e quelli tedeschi, che si collega all'aumento dell'indice di fiducia degli operatori economici, in Germania e in Italia, insieme alla dinamica positiva delle entrate nel primo semestre indica che ora è possibile mantenere la promessa di togliere interamente Imu sull'abitazione principale, senza se e senza ma, e senza compromettere gli equilibri di bilancio. Lo spread che era stato per vario tempo attorno ai 280 punti, ora è sceso a 240, dopo aver toccato, ieri, un minimo di 238. Un minore spread vuol dire un minore tasso di interesse, quindi un minore onere per il pubblico erario, per interessi sul debito pubblico. Con 2.075 miliardi di debito globale e un onere per interessi di 95 miliardi, il tasso medio attuale è del 4,63%. Su base annua, il risparmio di 40 punti vale circa il 12%. Esso si applica solo agli interessi che riguardano il debito di nuova emissione - per la massima parte rinnovo di debito in scadenza - composto di titoli a breve, annuali e biennali, e di Btp e derivati locali a lungo termine, in totale circa 450 miliardi. Su tutto l'anno il risparmio del 12% sarebbe di 5,4 miliardi. Su 5 mesi e mezzo si tratta di 2,5. Lo sgravio dell'Imu prima casa vale 3,7 miliardi. Ma la vera discussione verte su 1,7-2 miliardi riguardanti le abitazioni dei cosiddetti abbienti, ossia una somma inferiore a quella che può derivare dal risparmio di interessi sul debito, derivante dal contenimento dello spread. Si tratta, naturalmente, di un calcolo ipotetico, da prendere con le pinze, perché lo spread sui nostri titoli rispetti a quelli tedeschi dipende da variabili finanziarie, causate da molti fattori, alcuni dei quali relativi al mercato mondiale e alla politica delle banche centrali. Ma il calo del nostro spread si connette, questa volta, al fatto che la congiuntura economica, nelle valutazioni degli operatori, sta migliorando notevolmente, sia in Germania sia in Italia, che nell'Eurozona. L'indice di fiducia Zew, che è un indice mensile tedesco per i vari Stati dell'euro, che misura la differenza fra previsioni positive e negative degli affari, per la Germania in agosto è balzato a +42% contro il 36,3% del luglio, una crescita di ben 5,7 punti. Ancor più notevole il balzo dello Zew italiano, che raccoglie l'opinione di 252 analisti e investitori del nostro Paese e che partiva da livelli molto inferiori. A luglio era a +11,5%, in agosto balza al 24,6% con un aumento di 13 punti. Il miglioramento si somma a quello registrato in aprile, in maggio e in giugno, mentre a luglio in Italia e Germania lo Zew aveva avuto un limitato peggioramento. C'è, dunque, una nota di cautela, derivante dal fatto che nel cospicuo balzo in avanti di agosto è compreso il recupero sul peggioramento di luglio. Ma il quadro generale dell'Eurozona è di netto miglioramento. Un anno fa l'indice Zew per l'euro zona era a -25%. A dicembre il livello era di 0. Da allora c'è, con qualche fluttuazione un trend ascendente che portato in agosto a + 32,8%. Noi siamo sotto la media dell'Eurozona, ma il distacco si è notevolmente ridotto. Va notato che le entrate globali del bilancio pubblico italiano in termini di cassa, nel primo semestre sono aumentate del 5% e quelle di competenza del 3,1%. L'Iva in giugno aumenta del 4,5%. E sotto la spinta dell'Imu le entrate degli enti locali, nel primo semestre, sono salite del 13%, anche senza il gettito della prima casa. Sicché, quando i comuni piangono per il mancato gettito dell'Imu prima casa, piangono lacrime di coccodrillo, che ha fatto indigestione. Troppe tasse ostacolano la ripresa e peggiorano il bilancio globale.