Cancellato l'ergastolo se il rito è abbreviato Fuori mafiosi e killer

La Consulta ha bocciato l'ergastolo retroattivo. La Corte Costituzionale ha decretato l'illegittimità della norma del 2001, che consentiva, per coloro che sono stati giudicati con rito abbreviato, l'applicazione dell'ergastolo anziché della pena più favorevole dei 30 anni. Una decisione che rischia di far uscire dal carcere condannati per gravi reati e anche detenuti per reati di mafia come Leoluca Bagarella, condannato nel 1997 all'ergastolo per l'omicidio di Boris Giuliano e per la strage di Capaci. La sentenza ha censurato l'articolo 7 del decreto legge 341 del 24 novembre 2000, convertito in legge il 19 gennaio 2001, che fissava la condanna dell'ergastolo senza isolamento diurno e non i 30 anni. La Corte Costituzionale ha ritenuto in parte fondati i rilievi mossi dalle sezioni unite della Cassazione a seguito del ricorso presentato contro un provvedimento del Tribunale di Spoleto. La decisione della Consulta impatta sulle posizioni di coloro che, pur avendo formulato richiesta di giudizio abbreviato sulla base delle leggi precedenti, quando il massimo previsto era di 30 anni, sono stati giudicati dopo l'entrata in vigore del decreto del 2001. Anche se le conseguenze di questa novità sono tutte da valutare nel dettaglio, si tratta di una decisione destinata a far discutere soprattutto per i suoi effetti e per la possibilità di scarcerazioni «importanti». «Questo succede perché l'Italia è un Paese in cui il diritto viene messo sotto i piedi - commenta l'avvocato Roberto Afeltra che conosce bene la materia e ha seguito l'evolversi della vicenda -. La mafia non si risolve con la repressione dei diritti, ma combattendola sul terreno e con la prevenzione nelle scuole. Da parte mia inizierò le pratiche di revisione per i soggetti che assisto e che possono beneficiare di questa novità».