Celentano-Farinetti, botte tra guru a sinistra

Il Molleggiato le canta al patron di Eataly: "Solo un business per riempirti le tasche"

Milano - La collisione era inevitabile. Ampiamente annunciata. Considerate gelosia e narcisismo di base, due riconosciuti guru della sinistra che, grosso modo, galleggiano nelle stesse acque possono non scontrarsi, presto o tardi? Non possono. Perciò, eccoli laggiù, a mezza costa, nel bacino del progressismo illuminato e modaiolo.
Oscar Farinetti, renziano ortodosso, tendenza imprenditoria glamour e politicamente corretta. E Adriano Celentano, grillino deluso e ora a sua volta neo-renziano, tendenza ecologista savonaroliano. Accostano minacciosamente, ognuno sulla propria rotta. Farinetti, patron di Eataly, profeta del cibo «di alta qualità» che «avvicina le persone, crea comunione tra i diversi strati sociali, aiuta a trovare punti di vista comuni tra gente di diverso pensiero», colpevole di aver aperto il suo «store» milanese nel posto che fu dello storico Teatro Smeraldo.
E il Molleggiato, inflessibile custode dell'italico modernariato architettonico, che da Galbiate scaglia ciclicamente le sue invettive, come ha fatto ieri sul Fatto quotidiano scomunicando i «carnefici della bellezza». Si avvicinano pericolosamente, senza che nessuno modifichi il percorso o corregga il profilo da icona chic. «Dietro la lista dei nemici dell'arte e della cultura - ha scritto Celentano - si nasconde purtroppo una sottolista che è molto più pericolosa di quella apparente, con tanto di nome e di sfrontata visibilità in ogni talk show, come questo Oscar Farinetti, che appena può rincorre la luce dei riflettori per sprecarsi in parole ipocrite come: «Cose semplici che vengono dalla campagna e di mangiare “sano”, poiché mangiare sano, ci dice il centro commerciale del suo cervello, “è alla base della cultura”. Ma la tua cultura, caro Farinetti, è solo una facciata per riempire le tue tasche».
Impatto fragoroso, acque agitate, frattura consumata. Per il Savonarola di Galbiate la difesa del passato artistico e paesaggistico della Milano che fu è incompatibile con «le salsicce arrosolate sul cemento». Un tempo «le salamelle» servivano a finanziare il partito comunista. Con Farinetti servono a sostenere il Pd renziano. Adriano, non prendertela: cambiano le sigle, ma non i salumi che ingrassano le casse. Sicuro, anche quelle del patron di Eataly. Che però, in tempi difficili, continua a far girare l'economia e a offrire posti di lavoro.
Insomma, la guerricciola andrà avanti di sicuro. Il guru storico dell'ambientalismo francescano. E l'icona emergente della sinistra corretta. Una scaramuccia annunciata. Quasi come la puntualissima sentenza del Tar del Veneto, pure stigmatizzata dal Molleggiato, che ha contraddetto la decisione degli ex ministri Clini e Passera d'impedire il passaggio in Laguna delle navi oltre le 40mila tonnellate. Si sa, ogni magistrato, regionale o no, amministrativo o no, deve giustificare la propria esistenza. E farsi sentire, ohibò! Ma questa è un'altra storia.

Commenti

Mario-64

Ven, 21/03/2014 - 09:35

Facile fare gli ecologisti con la mega-villa ,vero Adriano? Tu le tasche non te le sei riempite?? A quanta gente dai lavoro?? Anche il cibo e' cultura ,specialmente in un paese come il nostro ;semmai e' strano che nessuno ci avesse pensato prima.

roberto.morici

Ven, 21/03/2014 - 09:55

E' tutto vero. Sono tanto vecchio da ricordare di quando il santone molleggiato rifiutava categoricamente i soldi che i malintenzionati tentavano, a forza o a tradimento, di infilargli nelle tasche...

Ritratto di siredicorinto

siredicorinto

Ven, 21/03/2014 - 22:02

Due KattoKomunisti pieni di soldi, che ancora credono di poter prendere per il Kulo la gente.