Cercasi colpevoli per la morte di Tito

Il 12enne scalatore è caduto nel vuoto. Nel mirino chi ha prodotto l'attrezzatura, ma anche chi l'ha assemblata

Torino - Una «grave carenza tecnica» e tanta «superficialità» avrebbero provocato la morte di Tito Traversa, il dodicenne campione di free-clymbing, precipitato il 2 luglio scorso da una parete di roccia alta 20 metri ad Orpierre, in Alta Provenza. Ne è convinto il procuratore Raffaele Guariniello che ha indagato cinque persone per omicidio colposo. L'avviso di garanzia presto verrà notificato al titolare della ditta che produce i gommini di plastica che si sono spezzati durante la scalata, al titolare del negozio che ha venduto i gommini, al titolare della palestra B-Side che avrebbe organizzato la scalata e ai due istruttori che accompagnavano i ragazzi.

Ma la lista degli indagati è destinata ad allungarsi nei prossimi giorni, non appena verrà fatta luce su chi materialmente quel giorno assembló l'attrezzatura usata dal giovane talento: chi lo ha fatto avrebbe eseguito il montaggio senza le necessarie istruzioni e competenze. Si tratterebbe di un parente della bambina a cui apparteneva l'attrezzatura, che nell'occasione l'avrebbe prestata a Tito chiedendogli di prepararle la strada lungo la parete. L'iscrizione nel registro degli indagati è maturata dopo che in procura è giunta la prima relazione della gendarmeria francese sull'incidente. Secondo il magistrato, infatti, il ragazzino sarebbe morto perché i ganci e i moschettoni usati per ancorarsi alla parete non erano assemblati in modo corretto. Nel gergo tecnico vengono chiamati «rinvii» e sono l'unione di due moschettoni e una fettuccia fermata da un gommino in plastica. I rinvii di Tito però erano stati montati in modo errato: in particolare sembra che la fettuccia, invece di passare nei moschettoni e di essere fissata con i gommini, fosse stata inserita solo nei gommini, a loro volta poi agganciati ai moschettoni. Non appena il giovane ha iniziato la discesa i gommini non hanno retto al peso e si sono spezzati uno dopo l'altro. Su dieci rinvii otto sono risultati difettosi, gli unici che non si sono spezzati erano quelli montati in modo corretto e ancorati nel punto più basso della discesa.

Da qui i cinque indagati: la ditta milanese che ha prodotto i gommini e li ha messi in commercio senza istruzioni sul loro utilizzo e il proprietario del negozio che li ha messi in vendita. Con loro sotto accusa il titolare della scuola e i due istruttori che hanno accompagnato i ragazzi a scalare, per non aver preso tutte le misure necessarie per garantirne la sicurezza. Istruttori che, secondo la procura, non erano preparati per scalate in parate in esterna, ma solo per le cosiddette scalate indoor, ossia in palestra. L'indagine è ancora in corso e rimangono alcuni punti da chiarire. Resta il fatto, secondo il magistrato, che l'intera giornata ad Orpierre, per la scalata, era stata organizzata in maniera superficiale. Il padre di Tito, Giuseppe Traversa, per voce del suo legale Michele Chicco fa sapere che il suo interesse è che si restituisca verità al dramma che li ha travolti. «Da troppe parti - spiega il legale - sono stati espressi giudizi improvvisati e disinformati. Abbiamo assoluta fiducia nel lavoro della magistratura. Siamo certi che il procuratore Guariniello e i suoi collaboratori riusciranno a fare luce su quanto è successo e sulle rispettive responsabilità».

Commenti
Ritratto di _alb_

_alb_

Dom, 25/08/2013 - 10:07

Basta! I magistrati si occupino dei picconatori e dei ladri di appartamenti che sono impuniti. Il ragazzino faceva un gioco pericoloso, e se è morto è solo colpa sua (e forse dei genitori). Non è affare della magistratura.

Ritratto di marforio

marforio

Dom, 25/08/2013 - 10:12

Io sbatterei in galera i genitori. O i sinistronzi gia hanno eliminato la patria podesta?

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gzorzi

Dom, 25/08/2013 - 10:35

I primi colpevoli sono i genitori.

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Zagovian

Dom, 25/08/2013 - 11:12

A parte tutto il tecnicismo,che sta dietro tutte queste attrezzature,sta il fatto,che il tipo di "sport"(alimentato dai genitori),non è certo immune da rischi,a prescindere da corrette attrezzature;questo per le troppe variabili imponderabili,tecniche,umane,ambientali.La brezza dell'"adrenalina",gli "sport" estremi,tanto sbandierati,dai media,valgono questi epiloghi?

Ritratto di randel

randel

Dom, 25/08/2013 - 12:08

@-alb-..................la sua ignoranza non ha limiti.

nino47

Dom, 25/08/2013 - 12:31

Mettete nel mirino anche mamma natura che ha prodotto la parete "assassina"....tanto non sappiamo più di che meravigliarci!

flashpaul

Dom, 25/08/2013 - 12:38

Come al solito genitori pronti a sbranare altri genitori per voglia di giustizialismo e di sangue. Il free-climbing, per questi ignoranti è una attività che ormai viene svolta da migliaia, se non milioni di adepti nel mondo ed è assurta anche ad attività adatta per il recupero e la coordinazione motoria per i disabili e per l'educazione e sviluppo dei bambini con numerosissimi corsi studiati per loro in completa sicurezza. Criminalizzare i genitori e questa fantastica e meravigliosa attività, pensando che i bambini vanno invece tenti chiusi dentro la campana significa non essere capaci di fare i genitori, controllare le proprie ansie, e avere figli rammolliti e viziati pronti per disco, alcool e droghe. L'articolo spiega bene che la disgrazia sarebbe (è ancora da accertare) dovuta ad un assemblaggio errato e ripetuto dei cosiddetti rinvii. Un errore che non ho mai visto nei miei 20 anni di alpinismo senza incidenti , che avrebbe dell'incredibile perché unico nella storia del free climbing, e per opera di persone che niente sapevano del materiale che si usa per scalare e di cui il ragazzino si è fidato. E' come se il motore di una Ferrari invece di essere stato assemblato da un meccanico esperto, fosse stato assemblato da un ubriaco. Chiunque poteva morire con rinvii assemblati così. I gommini servono solo a proteggere dall'usura le fettucce, non certamente il peso per quanto leggero del nostro Tito.

blackbird

Dom, 25/08/2013 - 17:18

@ flashpaul: "persone che niente sapevano del materiale che si usa per scalare e di cui il ragazzino si è fidato": ecco l'errore! Quando è a rischio la propria vita non ci si può fidare di nessuno, si devono fare le verifiche personalmente. Mai visto i pliloti che controllano gli aerei prima di un volo? Si fidano dei tenìcnici, tra l'altro preparatissimi? Nossignori, lo fanno personalmente! Anche nello sport dovrebbe essere così, ma se l'atleta è troppo piccolo non è in grado di eseguire i dovuti controlli.

Felice48

Dom, 25/08/2013 - 18:24

Non so se sia cambiata qualche regola per la tutela dei minori o in certi casi ci sia tolleranza ma a mio avviso i primi indagati devono essere i genitori che mandano i bambini a fare certi sport pericolosi. Il volere a tutti i costi un figlio super campione di sport estremi non li redime da certi rischi. Certo non è morto a tavolino per prendere un libro.

Ivano66

Dom, 25/08/2013 - 18:43

marforio: ma secondo lei, la carta igienica è di destra o di sinistra? E le maniglie delle porte? E le babbucce dei neonati? Brutto vivere, dovendosi portare dietro un nucleo paranoico come il suo...

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CiccioCha

Dom, 25/08/2013 - 20:00

Il solito scaricabarile. Una prece per lo sfortunato figliolo.

olgettino

Lun, 26/08/2013 - 00:15

La colpa è dei giudici Komunisti! Invece di mandare in galera i produttori di materiale da alpinismo difettoso se la prendono con Silvio!

Rombo.Di.Tuono

Lun, 26/08/2013 - 00:36

Rimane il fatto che... COL CA..O che mando i miei figli su una parete rocciosa. Sic et simpliciter.

Roberto Casnati

Lun, 26/08/2013 - 08:19

I veri colpevoli, quelli da condannare senza appello, sono i genitori del ragazzino che hanno riversato su di lui tutte le loro frustrazioni. Due poveri stupidi.

Tom Hagen

Lun, 26/08/2013 - 08:27

Un minorenne, come un disabile che affronta uno sport pericoloso, non ha la coscienza del pericolo di un adulto. Allo stesso modo, si vedono ragazzini che guidano minimoto nei circuiti, o sciano su piste nere. La dicitura "minore solo se accompagnato" avrà pure un senso, perché sottintende la presenza di un adulto, sia esso il genitore, sia esso un esperto che possa valutare in anticipo i rischi con attenzione maggiore rispetto a qualunque altro, compreso anche un piccolo campioncino scalatore, che nel caso di specie evidentemente non aveva cognizione dei materiali che stava usando. Se la causa è imputabile ai materiali , il rimorso di costoro sarà sicuramente la giusta pena. L'articolo dovrebbe sottolineare questo aspetto, senza cercare alibi o scusanti