Chi taglia i fondi spesi male non è nemico della cultura

Repubblica invoca la protezione del cinema italiano come avviene in Francia: ma così sarebbero finanziate solo le pellicole della solita matrice ideologica

Sono tornati con i loro costumi damascati, la parrucca incipriata, la lingua forbita. Invocano l'intangibilità di un privilegio sacro: il cinema non si tocca! Così sabato Francesco Merlo su Repubblica ha stabilito che esiste un tempio intangibile ai comuni cittadini che, poveretti, sono costretti a fare i conti con il mercato globale. Gli imprenditori del tessile, e gli artigiani del mobile si arrangino. Non pretendano di dar lezioni ai sacerdoti del Sancta Sanctorum, il quale va preservato da mani immonde e venali: è la cultura, figlioli! Essa va difesa dai barbari americani e asiatici, da Hollywood e da Bollywood.
La cultura, certo, va difesa. Senza cultura non esiste neanche l'uomo come tale. Il fatto è che bisogna pur stabilire che cos'è la cultura, e chi tra i suoi protagonisti meriti una tutela eccezionale. Ciò che è insopportabile è l'ipse dixit. È insopportabile e niente affatto democratico che Francesco Merlo ed altri pretendano di trasferire in Italia la legislazione francese sul cinema, e vogliano sigillare questo privilegio nella legislazione europea. Diciamolo: è l'eterna pretesa del carrozzone dello spettacolo e dei suoi tenutari di erigersi da se stessi a sovrani del mondo. Lo conosciamo quel vagone di primissima classe. Era dipinto di nero sotto il fascismo, si ritinteggiò di rosso e si lamenta sempre perché vorrebbe più rifornimenti e più riverenze al passaggio. Cambiano i regimi, ma non la rendita di chi vi si è accomodato con il biglietto pagato dalla gente comune.
Ragioniamo da persone civili. Non è in discussione se finanziare la cultura: si tratta di stabilire cosa e come. I principi sono fissati dall'articolo 9 della Costituzione, che recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». L'attribuzione del compito di tradurre questi principi in scelte operative, e la fissazione della forma e dei modi di svolgimento di questo compito, come è accaduto per diverse altre previsioni costituzionali, ha subìto varie mutazioni. Alcune felici, altre meno.
Un po' di storia. Solo nel 1975 (governo Moro-La Malfa) fu istituito un ministero con compiti specifici, il ministero per i Beni culturali e ambientali, per volontà di Giovanni Spadolini, cui fu affidato. Nel 1998 nacque il ministero per i Beni e le attività culturali. Il passaggio della cura dello spettacolo da un ministero con finalità economico-industriali importanti (sport, turismo, spettacolo) a un ministero che doveva promuovere attività culturali non fu certamente casuale e costituì la premessa per le successive confusioni ideologiche.
È bene ripartire dalla prima domanda: perché le arti e la cultura devono essere sussidiate? E ancora, assieme alle arti e alla cultura deve anche essere sussidiato lo spettacolo? Quando lo spettacolo - quello dal vivo e quello cinematografico - diventa cultura?
L'arte e la cultura sono sussidiate in tutto il mondo. Per quanto riguarda lo spettacolo, in Italia gli aiuti statali sono anteriori all'istituzione, negli anni Ottanta, del Fus (Fondo unico per lo spettacolo). Per quanto riguarda il cinema, è utile oggi ricordare che nel 1963 fu introdotta una norma che subordinava l'erogazione del sussidio al divieto di realizzare opere in lingua inglese. La smentita venne da chi più se ne intendeva. Dino De Laurentiis ha più volte dichiarato che la decisione di trasferire la sua attività negli Stati Uniti fu causata da quella innovazione normativa.
A questo punto s'impone un po' di sana teoria economica. Data la distribuzione esistente del reddito, i mercati competitivi soddisfano in modo ottimale, nella gran parte delle circostanze, le preferenze dei consumatori. In base a ciò ci sono due argomenti principali, e un terzo che li rafforza, per giustificare i sussidi pubblici.
Il primo argomento ha a che fare con l'efficienza allocativa dei mercati. In presenza di certe imperfezioni che generano un'esternalità (negativa o positiva), una qualche forma di «fallimento di mercato» conduce a un'allocazione delle risorse non ottimale, che è l'oggetto dell'intervento pubblico correttivo.
Un secondo tema ha a che fare con l'equità della distribuzione del reddito. La tesi può essere usata a sostegno di un intervento pubblico se si dimostra che la distribuzione ineguale del reddito rende l'arte e la cultura inaccessibili ai poveri.
Il terzo argomento ha a che fare con il concetto di bene meritorio. I beni meritori sono quei beni che la società ha deciso, per qualche motivo, che sia desiderabile fornire in quantità maggiori di quelle che i consumatori acquisterebbero ai prezzi di mercato (senza sussidio). Per i beni artistici e culturali si può argomentare che l'ignoranza delle arti priva molte persone di esperienze da cui trarrebbero grande giovamento.
In conclusione, il sussidio pubblico è giustificato essenzialmente dal fallimento del mercato nel produrre la quantità socialmente ottimale di arte e cultura. Ecco perché il finanziamento delle attività culturali pone non pochi problemi. Si può, infatti, decidere di sussidiare l'industria cinematografica semplicemente per proteggere gli occupati di quel settore giudicato per qualche motivo un settore sensibile, così come si può decidere di effettuare investimenti infrastrutturali utili al settore o sostenere scuole di formazione. Il cinema italiano sarà competitivo solo con produttori che rischiano in proprio, non con produttori che si limitano ad amministrare l'obolo pubblico. Il che vale in generale.
Concludendo, aver mescolato «ministerialmente» la cultura e lo spettacolo ha complicato e confuso le cose. Ha prodotto una grande e ignobile mistificazione: ogni volta che si chiede di tagliare il denaro speso male (e cioè di fare più efficienza, produttività, mercato, trasparenza, qualità e merito) c'è subito qualcuno (interessato) che ti taccia d'essere un becero nemico della cultura. Oggi la protezione del cinema italiano, applicando la legge francese e «repubblichina» alla Francesco Merlo, porterebbe all'aumento dei biglietti dei cinema per le opere non europee. Con il risultato che chi non ha i gusti raffinati di Francesco Merlo, che si imbeve di Godard e squisitezze sublimi, si vedrebbe costretto per risparmiare a entrare nelle sale dove si cimenterebbe con qualche sicuramente interessante opera prima o seconda di allievi selezionati dai kapò del cinema italiano, tutti di una certa matrice ideologica... Vogliamo essere liberi di essere noi stessi, senza essere educati dai Merlo incipriati. Come diceva Pirandello, «gente volgare, noialtri...»

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Lun, 17/06/2013 - 08:37

e certo! pretendono troppo, i comunisti! ricordiamoci che con il cinema non si mangia, la cultura non è fatta di pane. la gente fa salti mortali per far arrivare il pane in casa, non per guardare un film e questi si preoccupano dei film tanto da chiedere i fondi? ma sono fuori dal mondo!!! non sanno dove vivono!!

angelomaria

Lun, 17/06/2013 - 08:58

quali la solita sinistra e i soliti filmetti dei maestri della culturaITALIANA ma che vadano tutti ha quel paese e che si portino la repubblicacon loro dopotutto se li apprezza cosi tanto coi soldi che hanno potrebbero sponsarizzarli loro!!!

Franco Ruggieri

Lun, 17/06/2013 - 09:51

Ma vogliamo veramente continuare a buttsre i soldi per darli a quelli che prendono premi solo al David di Donatello, riservato si cineasti italiani? Ma quanti vano a vedere i film di Nanni Moretti, quelli basati sulle fesserie di Margaret Mazzantini ecc.? SONO SOLDI NOSTRI!!! BASTA!!!

Ritratto di falso96

falso96

Lun, 17/06/2013 - 10:03

Per i "CAPI-sinistroidi" e riscrivo "i CAPI",in Italia non sta succedendo nulla, sono fermi ad una ventina di anni fa, il solito tran tran . ANZI!!.. Si pensa a far cadere il governo, visto che si liberano dei grillini (non servirebbe a nulla, con tutti quei galli in quel pollaio), pensano al ghei praid , e se non ci vai ...... , e appunto pensano al CINEMA. FORSE ... I PROBLEMI degli ITALIANI SONO ALTRI, E URGENTI!! LA GENTE SI AMMAZZA!! avvisate quella gente cosa sta accadendo in ITALIA. la gente non arriva a fine mese ,e che film vorrebbero vedere, se non un piatto di spaghetti!!(Toto - miseria e "nobiltà" - stanno iniziando a regnare nel nostro paese).Una persona cieca .... la mettereste alla guida di un tir????(con il MASSIMO rispetto per i non vedenti)

gamma

Lun, 17/06/2013 - 10:17

E' vero che la Francia aiuta e stimola la propria cultura. Ma lo fa bene e sopratutto senza asservimenti ideologici. Prendiamo ad esempio il cinema. In Francia vengono aiutati con sovvenzioni limitate i giovani registi nella realizzazione delle opere prime e, a volte, seconde ma poi questi giovani devono farcela da soli affidandosi al mercato. I film che hanno avuto successo di critica e di pubblico, solo dopo, ricevono un sussidio in denaro. I risultati positivi di questo pragmatico approccio si sono visti. Oggi il cinema francese è l'unico cinema europeo che riceve premi internazionali e che fa cassa. Viceversa il cinema italiano non prende più un premio internazionale nemmeno se lo paga (di premi italici ne spargiamo a quintali ovviamente). Una volta Benigni ad un critico nostrano che aveva criticato un suo film perchè a suo dire vi era carente la critica sociale e politica, rispose che al cinema ci sono uno schermo e delle poltrone e che bisogna riempirli entrambi. Aveva ragione ma fu criticato anche per questa frase. In Italia siamo malati di una malattia mortale, una specie di cancro che divora tutto: le ideologie. Vere e proprie religioni laiche con una loro liturgia e inamovibili dogmi. Ideologie vecchie ormai di due secoli che invece noi italiani coccoliamo come se fossero nate ieri. E così pian pianino a forza di discutere e accapigliarci sul sesso degli angeli e altre fondamentali questioni, il nostro paese sta rimanendo indietro, sempre più indietro e non solo nella cultura.

eddie02

Lun, 17/06/2013 - 11:12

mortimermouse@ Forse vivono in un paese in cui un ministro (certo non di sinistra) perde la testa per un'attrice e fa avere alla casa di produzione di questa attrice finanziamenti cospicui (ovviamente con i nostri soldi). Che con il cinema non si mangi è una baggianata. Il cinema, quando funziona, è un'industria che produce utile e lavoro per moltissime persone. Lei evidentemente parla di cose che non conosce. Saluti

janry 45

Lun, 17/06/2013 - 11:16

E' ora di finirla di finanziare films da terzo mondo,che non rappresentano nessuna cultura se non quella di camparci sopra.

Atlantico

Lun, 17/06/2013 - 11:18

Solita matrice ideologica ? Se i soli 'artisti' di destra sono Lando Buzzanca e Luca Barbareschi dovreste chiedere a voi stessi quale rapporto avete con la cultura cinematografica. Anzi con la cultura tout court.

eddie02

Lun, 17/06/2013 - 11:20

angelomaria@ Certo, tipo i film di Renzo Martinelli (leghista doc) che chissà come mai, dopo il flop fragoroso di Barbarossa, film che ovviamente ha ottenuto notevoli contributi dallo stato, non ha faticato molto per ottenere finanziamenti per il suo nuovo progetto su Marco D'Aviano. Non capite proprio che non è una questione di destra o sinistra, come da sempre ci costringono a credere, ma di amicizie. Saluti

Ritratto di Loredana.S

Loredana.S

Lun, 17/06/2013 - 11:27

Se non ci sono soldi x le famiglia non ci sono soldi da buttare nei film di quarta categoria visti negli ultimi anni. Se qualcuno vuole fare film cretini o peggio, se li finanzi, e se non dovesse avere il favore del pubblico.. ebbene, come per qualsiasi altra impresa, paghi. Non si tratta di cultura, ma di business, e non mi sembrano film culturali quelli degli ultimi anni

MMARTILA

Lun, 17/06/2013 - 11:37

Finanziare il cinema una bella sega: fai il film, vai al botteghino e se guadagni bene, altrimenti vai a zappare la terra!

fabio tincati

Lun, 17/06/2013 - 12:29

Bravo Gamma ! Lei ha perfettamente ragione! La faciloneria é il problema di molti italiani tra i quali i registi.La differenza tra il cinema americano ed il nostro è evidente,noi non riusciamo a fare del buon spettacolo perchè prima bisogna fare propaganda.Chiesero ad un famoso produttore perchè in genere tutti gli attori e molti registi militassero a sinistra,la risposta fu chiara:li pagano.Ed ,in effetti,sono pagati per recitare.

Roberto Monaco

Lun, 17/06/2013 - 12:46

Sapete cosa mi piace di Brunetta? Che è conciso e assolutamente non prolisso

Ivano66

Lun, 17/06/2013 - 12:51

Da quando il "nano" Brunetta (non mi riferisco all'altezza fisica, ma al profilo intellettuale) si occupa di critica cinematografica?!? Questa destra è nazista nell'animo, appena sente parlare di cultura (il loro ideale è forgiare pecore da pastura come mortimer) ha l'istinto di mettere mano alla pistola.

janry 45

Lun, 17/06/2013 - 13:19

ivano66 a quale cultura ti riferisci del magna magna? sono settanta anni che sanno solo parlare di resistenza e anti fascismo,se gli americani avessero fatto come voi ancora starebbero alla guerra di secessione. E basta!

Cinghiale

Lun, 17/06/2013 - 14:14

Pago già il canone, perchè devo pagare anche per quelle cagate di fiction della rai?

Cinghiale

Lun, 17/06/2013 - 14:16

@Atlantico Lun, 17/06/2013 - 11:18 - L'approccio che avete a sinistra della cultura è raccapricciante. O sei di sinistra o non hai cultura è il vostro pensiero, siete dei menomati.

Ivano66

Lun, 17/06/2013 - 14:35

janry 45: parlo della cultura in generale, parlo della cultura come strumento di crescita intellettuale, etica e di consapevolezza, parlo della cultura che, per esempio, se sapesse riconoscere tutte le mistificazioni del sistema che ci sta massacrando e che condurrà il mondo al disastro, si muoverebbe diversamente, magari non scambiando il tetto dei dividendi con la fortuna dei popoli e non identificando le cifre della produzione con quelle del benessere, ecc. ecc.

Cosean

Lun, 17/06/2013 - 14:45

Che Autogol!!! Così saranno finanziate solo quelle di una certa matrice ideologica! HaHaHa! Significa che l'altra matrice ideologica non è compatibile con la cultura! Anzi! Non è un autogol! E' proprio la mancanza di cultura!

slim313

Lun, 17/06/2013 - 14:48

bisogna continuare a finanziare il cinema itagliano non possiamo perderci i futuri films tratti dai libri di ualterweltroni

AG485151

Lun, 17/06/2013 - 17:21

Se i teatri non si sanno gestire ( fatturato - costi = perdita ) perchè dovrebbero essere finanziati con i miei soldi ? Riducano i costi , lavorino di più , diventino attrattivi così magari la gente ci va. Io per primo. Idem per il cinema (ditemi l'ultimo film italiano degno di qualcosa.Sberleffi e volgarità oppure intellettualoidismo penoso ).Tagliare e si trovano i soldi per iva ,imu e altro ancora. E il cinema e i teatri e tutto il resto , messi sotto la cura infallibile della concorrenza , come ogni azienda degna faranno miracoli.

m.m.f

Mar, 18/06/2013 - 08:54

l'europa fa bene a non concedere nulla a questo paese e ,dovrebbero loro gestire i fondi ,qui nella migliore delle ipotesi spariscono o vengono usati per chissà cosa.............