Ci hanno fatto diventare verdi. Di rabbia

La giornata del perfetto ambientalista comincia tardi al mattino, quando il sole è già alto, così non deve accendere la luce e può lesinare sull’energia elettrica. In bagno fa la doccia in due, che tonifica anche la vita di coppia, e tira lo sciacquone una volta al mese, sull’esempio dell’ex sindaco di Londra Ken Livingstone che trasformò il «no water» in una conquista di civiltà: «Un piccolo accorgimento attraverso cui ogni famiglia può contribuire al risparmio di un bene essenziale, ancora più prezioso dopo un inverno secco», disse prima di perdere le elezioni.
L’ecologista modello va al lavoro con i mezzi pubblici per non produrre gas di scarico con la propria auto. Al bar, se il caffè è servito con cucchiaini di plastica, evita lo zucchero per non sprecare quegli orrendi oggetti fabbricati da industrie chimiche che sprizzano diossina. A tavola si nutre con una dieta ecosostenibile fatta di alimenti biologici, ottenuti e distribuiti in modo equo e solidale, ma soprattutto «a chilometro zero», cioè prodotti vicino a casa senza lunghi e inquinanti tragitti.
Niente frutta e vivande esotiche, dunque; proibiti la cucina cinese, la birra belga e le bistecche argentine come la polenta per i napoletani e la pummarola per i triestini. Vietatissime cozze e vongole che distruggono l’ecosistema marino, ma anche le carni rosse: soltanto in Francia le fermentazioni intestinali dei bovini sprigionano 26 milioni di tonnellate di gas serra, mentre il letame ne produce altri 12 milioni di tonnellate. Meglio i fertilizzanti chimici o naturali? Nell’incertezza il naturista modello si abbuffa di vegetali, sempre che non siano geneticamente modificati.
Siccome detesta gli imballaggi, quando fa la spesa acquista soltanto generi sfusi, immerso nelle memorie del droghiere che prendeva le caramelle dal vaso di vetro. Il giardino di casa è spelacchiato perché non viene trattato con diserbanti mentre la cancellata è arrugginita: non si possono usare vernici chimiche in quanto, secondo uno studio dell’università americana di Boulden, Colorado, le esalazioni provocano reazioni gassose che si trasformano in microparticelle più pericolose dello scappamento di un Tir.
Per evitare altre ceneri volatili, l’ambientalista tutto d’un pezzo ha chiuso in cantina il barbecue e trasformato il caminetto del salotto in un portatelevisore. Se potesse, segherebbe tutti gli alberi che incontra lungo le strade: le piante rilasciano composti organici che causano il 6 per cento delle polveri sottili di una città come Milano. Ma allo stesso tempo, se deve fare un regalo, lo impacchetta riciclando la carta dei doni ricevuti per preservare le foreste. Anche il sesso dev’essere ecocompatibile, come informa l’Espresso: lingerie di cotone o altre fibre rinnovabili, lenzuola in fibre di bambù, profilattici privi di derivati del petrolio; non bisogna esagerare con i «sex toys» a meno che non siano fabbricati con materiali naturali e riciclabili, e se serve un aiutino niente cibi afrodisiaci tipo ostriche (il che previene anche lo sfruttamento intensivo dei mari) ma belle tisane di ginseng. Naturalmente, per non consumare elettricità il sesso verde va fatto al buio o al lume di candela.
Non c’è bisogno di dire che gli ecomaniaci sono contrari a un solo metro di strade nuove, nonostante in un anno la quarta corsia della A4 tra Milano e Bergamo abbia dimezzato gli incidenti, ridotto di un terzo il numero di morti e abbattuto le polveri sottili e il monossido di carbonio. Si preoccupano moltissimo perché i produttori di computer rilasciano sostanze tossiche nelle falde acquifere, mentre sorvolano sull’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine che nel ’91 emise 30 milioni di tonnellate di biossido di zolfo, il gas delle piogge acide.
Dura la vita dell’ecocatastrofista. Incensa il protocollo di Kyoto come un dogma immutabile anche in una crisi come l’attuale. Proclama, come fece Alfonso Pecoraro Scanio alla Conferenza di Roma sui cambiamenti climatici, che «la temperatura in Italia è aumentata quattro volte in più che nel resto del mondo», subito smentito dalla comunità scientifica.
Sfrutta l’emotività dell’incidente di Chernobyl per mettere al bando il nucleare, facendo dell’Italia l’unico Paese occidentale a bruciare petrolio per produrre elettricità mentre oggi dalle centrali atomiche la Francia ottiene il 70 per cento dell’energia e la Germania il 30. Come scrisse Carlo Ripa di Meana, ex leader dei Verdi, «il pensiero ecologista si è trasformato in certezze apodittiche e pregiudizi manichei» che hanno creato l’emergenza rifiuti in Campania, impedito i rigassificatori, creato allarme in materia di clima ed energia, e fatto diventare gli italiani verdi. Di rabbia.