Dalla Cina con furore Bruce Lee gliele suona anche a Che Guevara

Feste in mezzo mondo e una statua per i 40 anni dalla morte del re del kung fu La sua icona è immortale: rivaleggia perfino con quella del "Comandante"

Franco e Ciccio lo parodiarono nell'indimenticabile film Ku Fu? Dalla Sicilia con furore. Lui, il re del kung fu, non si sa se l'abbia mai saputo. Certo è che Bruce Lee era un tipo nervosetto, che si incazzava per nulla, figuriamoci per un terrone (anzi, per due) che lo avessero preso per i fondelli. Comunque sia la pellicola comica della nostra coppia siculo-«orientale» è servita a consolidare il mito di Lee in Italia, dove può contare su una folta schiera di fan; connazionali che stravedono per gli occhi a mandorla (e, con questo caldo, pure per il latte di mandorla) di Bruce, prototipo in carne ed ossa di ogni tartaruga ninja.
Il 20 luglio sarà il 40esimo anno dalla scomparsa di Lee che morì ad appena 33 anni - non per un calcio nello stomaco di un avversario, come si potrebbe credere - ma stroncato da un edema cerebrale.
In occasione del nostalgico Bruce-day, dalla Cina (con furore) e dagli Stati Uniti (con fervore) sono annunciati centinaia di eventi commemorativi: come a Los Angeles dove - ci informa l'Ansa - è stata scoperta una torreggiante statua dell'attore posta «a guardia» della Chinatown cinese che per l'occasione celebra i suoi 7 anni di autonomia amministrativa».
Ma Cina e America a parte, non c'è parte del mondo dotato dove la leggenda di Lee non sia arrivata in un turbine di grida, salti e mazzate che neppure in un derby di shaolin soccer. Lee, a livello di merchandising, sta perfino insidiando il numero uno assoluto: quel comandante Che Guevara che, con la sua faccia, ha foraggiato (foraggia e foraggerà) generazioni di venditori di magliette e bandiere: milioni di pezzi venduti che fanno apparire residuale perfino lo smercio dell'effigie di Maradona a Napoli ai tempi dello scudetto.
Il segreto del successo globalizzato e trasversale di Lee? Un mix «ideologico» esaltato dal fascino delle arti marziali che - in determinate congiunture politiche - risultano assai più efficaci delle larghe intese. In Cina ad esempio Bruce incarna l'orgoglio nazionale, nonostante sia cresciuto a Hong Kong (all'epoca ancora sotto controllo inglese) e nato a San Francisco (il 27 novembre del 1940). In America resta invece l'ultimo degli eroi dell'integrazione razziale e il campione di un mito del corpo che, dopo di lui, ha fornito a Hollywood i «nuovi duri» degli anni '70 da Chuck Norris (che, per l'unica volta nella sua onorata carriera, venne sconfitto proprio da Lee nel film L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente) a Bruce Willis, da Steven Seagal fino a Schwarzenegger.
«Nel resto del mondo - spiegano i bruceleeologi - ha prima esaltato i sogni di una gioventù che venerava la forza e l'atletismo vitalista e poi quelli di generazioni che riscoprivano la filosofia del corpo e il magistero delle arti filosofiche orientali. Perché la vera originalità di questo ragazzo scapestrato, attore dai mezzi limitati, atleta che dava il suo meglio davanti alla macchina da presa e filosofo autodidatta, sta proprio nella sua personalità cangiante e difficile da inquadrare».
Dopo una lunga serie di film interpretati da protagonista, Bruce diventa produttore di se stesso e continua a sbancare il box office. Applaudito come una star universale (ha anche una stella sulla Walk of Fame di Los Angeles), Lee viene ribattezzato il «Re Mida del cinema di Hong Kong». Al culmine del successo, la malattia. E la morte. Ma la «maledizione» prosegue: anche il figlio prediletto, Brandon Lee, che ne ricalcava le orme, muore prematuramente sul set, ucciso da un colpo di pistola.
Chiudiamo con una informazione di servizio: per la generazione dei quarantenni che avesse nostalgia per i Bruce-movie e per i ragazzini cresciuti solo a colpi di kung fu sulla PlayStation, ricordiamo che il canale tematico di Studio Universal dedica a Lee una programmazione speciale che, ogni venerdì per tutto luglio, ripropone i suoi titoli più celebri.
Liberate la stanza da oggetti fragili, se no sono guai.

Commenti
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WjnnEx

Lun, 08/07/2013 - 09:27

Il nulla spacciato per Giornalismo; Le consiglio un passaggio repentino al "giornalettismo" più adatto alle Sue caratteristiche e capacità. Saluti poco convinti.

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Dreamer_66

Lun, 08/07/2013 - 10:22

Il riferimento a Che Guevara serve solo come specchietto per le allodole, per invitare alla lettura di questo articolo mediocre (Bruce Lee non me ne voglia... meritava di più).

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stock47

Lun, 08/07/2013 - 13:51

Il merito di Bruce Lee fu quello di far conoscere e accellerare la diffusione delle arti marziali anche in occidente. E' certamente vero che non fosse un grande attore sulla scena ma come atteggiamenti espressivi marziali del viso e del corpo fu un vero genio che nessun altro è risucito a copiare nemmeno lontanamente. Certamente l'impatto negli spettatori, dei suoi film, è stato l'espressione della violenza marziale ma in una certa percentuale, di chi ha finito per praticare qualche arte marziale, l'impatto più forte è stato scoprire che, dietro tale apparente violenza e dietro le varie forme di arti marziali, si nascondeva una filosofia profonda che attiene all'intero Universo e che è applicabile a qualsiasi cosa della vita.

Noidi

Lun, 08/07/2013 - 14:07

@stock47: Per una volta sottoscrivo tutto il Suo post, da cima a fondo.

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stock47

Lun, 08/07/2013 - 15:04

Noidi, ringrazio per la sua approvazione tuttavia mi lascia perplesso il fatto di sapere che, pur avendo la stessa visione filosofica, su altri post non fosse altrettanto d'accordo. Ho avuto modo di notare in molti, che si sono avvicinati al pensiero orientale, che spesso lo trasformano, nella loro mente, in qualcosa di attinente al loro modo di pensare ideologico. E' un errore dovuto alla mancata comprensione della sostanza reale del pensiero orientale, scambiandolo per un ausilio alle proprie idee e visioni personali. Spero che non faccia questo errore o si corregga.

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romy

Lun, 08/07/2013 - 18:50

Bruce Lee,mi piaceva un sacco,idem suo figlio nel Corvo.....misteriosa la loro morte.

cgf

Mar, 09/07/2013 - 09:09

Che Guevara e stato uno dei peggori assassini, si assassini, del XX secolo!! A Cuba come giudice di processi farsa di processi sommari, alcuni dei quali duravano nemmeno 30 secondi, ha condannato tutti, nessuno escluso, alla condanna a morte, spesso eseguita immediatamente da lui stesso. Nemmeno Fidel si fidava più di lui, non è un caso che lo abbia "liberamente lasciato andare via". Guai a dire la verità, a 'qualcuno' serve che sia 'vivo' ancora oggi, ad esempio gli eredi di Ernesto ringraziano ancora oggi dopo mezzo secolo, infatti sono milionari grazie alle royalties pagate anche per ogni faccetta stampata sulle magliette e loro contraccambiano con donazioni a Cuba.