Condannati in 92, dieci anni al «capo crimine» Oppedisano

Si è dissolta sotto la statua della Madonna della Montagna la segretezza della'ndrangheta. Frantumata dalla telecamere nascoste dei carabinieri che, nel settembre del 2009, ripresero i membri delle cosche del reggino riuniti per incoronare il nuovo capo crimine. Si ebbe la definitiva conferma, allora, che la 'ndrangheta è una, unica e trina si potrebbe dire, con legami e appendici in tutto il mondo, ma con un'unica centrale decisiva: la «cupola» reggina. A capo di questo organismo, denominato Provincia, ci stava Domenico Oppedisano, nominato capo dei capi nel santuario della Santissima Madonna di Polsi sull'Aspromonte, proprio in quella riunione immortalata dalle telecamere dei militari della benemerita. Oppedisano, ieri, è stato condannato a dieci anni di carcere dal Gup di Reggio Calabria, Giuseppe Minutoli. Era attesissima la sentenza del maxiprocesso scaturito dall'operazione Crimine del 13 luglio 2010 in cui, sull'asse Reggio-Milano, furono tratti in arresto oltre trecento presunti affiliati. 92 gli imputati condannati, 34 invece le assoluzioni. I pm nella loro requisitoria avevano chiesto pene per quasi millesettecento anni di carcere per i 127 imputati che hanno deciso di farsi processare con il rito abbreviato, mentre una quarantina sono gli indagati giudicati con il rito ordinario davanti al Tribunale di Locri. Nell'indagine emerse la figura di Domenico Oppedisano, 80enne di Rosarno, fino a quel momento sconosciuto. Insieme al vecchio padrino, alla sbarra c'erano boss e picciotti, manovalanza e colletti grigi. «L'impianto accusatorio comunque alla luce della sentenza del Gup ha tenuto». Ha dichiarato Nicola Gratteri, che poi ha aggiunto: «È una sentenza che fara' storia, una pietra miliare nella lotta alle mafie riuscire a dimostrare nel 2012 che la 'ndrangheta è una struttura bena rticolata con organismi sovraordinati che regolamentano l'osservanza del codice, cosi' come andiamo ripetendo da decenni». Dimostra, la sentenza Crimine, quello che, da più di quarant'anni, a mezze parole, pentiti e collaboratori raccontano ai magistrati. Una verità che, finora, un tribunale non era mai riuscita a sancire Il Crimine comanda ovunque nel mondo ci sia una «'ndrina». Oppedisano è l'uomo che custodiva le regole del codice della 'ndrangheta. 'Ndrangheta che, negli anni, si è fatta forte grazie ai legami di sangue ed alle infiltrazioni nella società, nutrendosi del rapporto con il potere e prestigio dei suoi capi, che hanno cambiato pelle e ormai sono amministratori, medici o avvocati.