Confessa l'amante di Marilia «L'ho uccisa, ma non volevo»

«Non è stato lui», continuava a ripetere, quasi a monosillabi, gli occhiali scuri a renderla impenetrabile, Jessica Alari la moglie. Pronta a tutto pur di salvare la famiglia, quell'unione che cercava di ricucire, forse e soprattutto in nome delle due figlie, una di un anno e mezzo, l'altra di due mesi. Adesso, anche la sua disperata difesa, il voler a tutti i costi convincersi di una verità meno atroce, crolla. Come un castello di fragili bugie durato 15 giorni. Suo marito, il belloccio pilota istruttore di ultraleggeri, quello che tracciava il suo autoritratto spacciandosi per un Top Gun in volo nei cieli di guerra dell'Afghanistan, ha confessato: «Sono stato io a uccidere Marilia. Ma non volevo, è stato un incidente».
Marilia Rodrigues Silva Martins, brasiliana ventinovenne dagli occhi da cerbiatta e un fisico mozzafiato, era stata trovata morta il 29 agosto sul pavimento dell'ufficio della Alpi Aviation do Brazil, a Gambara (Brescia). Poteva sembrare un suicidio, l'assassino aveva tentato di ridipingere il quadro del delitto. Con una macabra messinscena. Acido accanto al cadavere, un tubo del gas staccato. Fosse scoppiato tutto forse avrebbe potuto cavarsela. O perlomeno dilatare i tempi. Invece sono bastati pochi giorni ai carabinieri per mettergli le manette, qualcuno in più per farlo parlare. Il movente? Chiaro fin dall'inizio, per gli inquirenti. La sua amante era incinta di quattro mesi. E si stava facendo sempre più pressante. Lui cercava di barcamenarsi: alla bella brasiliana raccontava di essere in procinto di separarsi, di essere pronto a cominciare una nuova vita; in famiglia, invece, rassicurava Jessica, da poco la coppia aveva cambiato casa trasferendosi ad Adro, quasi in cerca di una pace da ricostruire. Davanti al pm Antonio Cassiani, Grigoletto, dopo altre tre ore di interrogatorio, è crollato. Troppi indizi, anzi ormai prove - a cominciare dalle tracce di dna e sangue trovate su una delle sue due auto- contro di lui. Ma la versione del pilota, resta quella di chi vuole salvarsi a tutti i costi. Il suo paracadute si apre per far credere a un omicidio preterintenzionale. Agli investigatori avrebbe, infatti raccontato di aver avuto una colluttazione con Marilia e che la ragazza avrebbe battuto la testa a terra cadendo. Per spiegare i segni sul collo della vittima sostiene che la brasiliana avesse avuto delle convulsioni: lui, a quel punto, l'avrebbe bloccata per aiutarla.
Il suo legale Elena Raimondi, fino a qualche giorno fa si mostrava fiduciosa. Difficile non concedere «credito» a un uomo così: simpaticone, da ragazzo fra i catechisti più impegnati nel centro parrocchiale di Gambara e poi, una vita romanzata un po' da avventuriero e un po' da uomo d'affari. Capace di volare alto in cielo, ma di precipitare nell'abominio per due gambe sinuose appoggiate su tacchi quindici. Se non avesse ucciso Marilia presto sarebbe diventato di nuovo padre. Di una terza bambina.