Il coraggio di ammalarsi con dignità

Ho letto con commozione il racconto della malattia di Dan Segre: le sofferenze d'un amico sono anche sofferenze proprie

Carissimo Dan,
ho letto con commozione il racconto della malattia che ti ha colpito e del modo in cui vieni esemplarmente curato. Con commozione perché le sofferenze d'un amico sono anche sofferenze proprie. E poi perché siamo coetanei, l'ultimo appuntamento ci attende entrambi, a breve. Un po' prima o un po' dopo non fa molta differenza.

Credo che tu abbia il dono della religione, e te lo invidio. Religione per me significa speranza di reincontrare un giorno, nel misterioso aldilà, le persone amate e nel cammino della vita perdute. Anzitutto, per me, mia moglie e mia madre. Quel dono io non l'ho finora avuto, e credo che sia tardi per rimediare. Mi piacerebbe comunque avviarmi verso la tenebra - o la luce? - con il tuo coraggio antico e con la tua straordinaria dignità. Non hai mai avuto paura di batterti per i tuoi ideali e con la stessa quieta determinazione affronti un'infermità grave. In prospettiva - ma vale per te come per me - l'addio definitivo. Mentre per fortuna sei con noi e ancora ci dispensi la tua saggezza voglio abbracciarti e dirti che sei stato e sei un grande giornalista, un grande uomo, un grande galantuomo.

Ti siamo vicini Dan, e non è un modo di dire. Particolarmente vicino ti sono io, come te in lista d'attesa. Mi addolorano le tue giornate di malattia, tuttavia illuminate dai ricordi di una vita che valeva la pena d'essere vissuta.

Commenti

senseigodan

Ven, 07/02/2014 - 12:08

Da articoli come questi si capisce la grandezza di persone che in silenzio hanno fatto la nostra storia. Uomini che i giovani dovrebbero ammirare, leggere e comprendere. Mi avete sinceramente commosso per il valore che avete saputo dare alle vostre vite. Siete un'ispirazione di ideali sani, saggi e autentici. Grazie. Lorenzo.

Agostinob

Ven, 07/02/2014 - 17:01

Qui non si parla di politica ed ecco perché non ci sono riflessioni. Eppoi, per parlar di politica ci vuol la bocca, per le riflessioni ci vuole cervello. Lo scritto di Segre, ieri, è stato terribile nella sua lucidità e nella grandezza della accettazione di un evento. La risposta di Cervi, altrettanto degna.

Ritratto di semovente

semovente

Ven, 07/02/2014 - 17:30

Forse mancano commenti perchè in queste situazioni è molto meglio meditare.

yulbrynner

Ven, 07/02/2014 - 18:53

spiace sempre quando una persona sa di doversene andare a breve ..e cio e' veramente tremendamente drammatico posso tentare di capire almeno in parte cosa possa provare il dott segre, ma la sua fede lo consola e lo cons olera' fino alla fine, ha vissuto la sua vita e poter dire sono arrivato a 90 anni molti ci metterebbero la firma se potessero , io gli auguro di cuore anceh se non lo conosco perfettamente UN MIRACOLO! purtroppo il destino e' crudele che dire di bambini che non hann o avuto la possibilità di apprezzare le gioie e i dolori della vita perché morti in tenerissima eta?

Sapere Aude

Ven, 07/02/2014 - 19:29

Cervi, lei dice di non avere il dono della religione. Se intende dire che non ha avuto il dono di una fede si consoli: a pochi è dato credere senza interrogarsi mai. Chi si professa credente lo fa perché si aggrappa a una speranza di poter un giorno esistere ancora (ritrovare chi ha amato in vita), dono che lei dice di non possedere. La speranza non è un dono, basta manifestarla. E forse verrà anche lei incluso nel domani. Auguro a lei e a Segre di gioire a lungo di questi scampoli di vita.