Così è stata raggirata la sorella di Albertone

Chiuse le indagini. In nove rischiano  il rinvio a giudizio. Tra loro anche il legale di famiglia, il notaio e il "figlioccio" dell'attore

Roma - Per evitare gli imbarazzi di piazzale Clodio il pm Albamonte si è recato a casa di Aurelia Sordi. Due ore di audizione che potrebbero aver fugato gli ultimi dubbi. Chiuse le indagini sulla presunta circonvenzione d'incapace nei confronti della novantenne sorella del celebre attore romano. In nove rischiano di finire sotto processo nell'ambito dell'inchiesta del pm Eugenio Albamonte. Si tratta dei tre iniziali indagati: il factotum Arturo Artadi, l'avvocato Francesca Piccolella e il notaio Gabriele Sciumbata, accusati di circonvenzione di persona incapace e altri sei dipendenti di Aurelia Sordi, accusati di ricettazione: una badante, una cuoca, un giardiniere, due camerieri ed una governante, destinatari di donazioni ciascuno per un valore che va da 150 a 400 mila euro, circa due milioni e mezzo di euro equivalenti al 15-20 per cento del patrimonio di Aurelia.
Una storia - quella dell'eredità milionaria di Alberto Sordi appena sequestrata dai magistrati romani - che comincia a gennaio di quest'anno, quando l'autista dell'attore, Arturo Artadi, si presenta agli sportelli delle due banche romane dove sono depositati i conti della famiglia Sordi con in mano una procura generale firmata da Aurelia Sordi e sottoscritta dal notaio di famiglia Gabriele Sciumbata. In base a quel pezzo di carta Artadi sarebbe il solo autorizzato a usare i soldi per le spese della famiglia. Ma non solo per quelle. La procura infatti, finita ora in un fascicolo giudiziario su cui indaga il pm Eugenio Albamonte, si estenderebbe a tutti i dieci conti nelle disponibilità di Aurelia Sordi, ereditati appunto da Alberto. Il direttore della banca, di fronte a quel documento, si insospettisce e presenta un esposto alla procura della Repubblica. Un atto nato dal dubbio che si trovasse di fronte a un caso di circonvenzione d'incapace ai danni della signorina Aurelia. L'unica erede di Albertone, infatti, è lei, l'amata sorella, classe 1917, con la quale l'attore ha vissuto. Dopo la morte di Alberto, il 24 febbraio 2003, la donna si è trovata a gestire un patrimonio accumulato in più di sessant'anni di carriera dal fratello. Decine di proprietà immobiliari, tra cui la mastodontica villa che si affaccia sulle Terme di Caracalla, in cui Aurelia tuttora vive. E poi un consistente patrimonio, fatto di titoli di investimento e azioni, tutti appoggiati dall'attore su 10 conti correnti, in due istituti bancari romani. Decine di milioni di euro che fruttano di interessi circa 30 mila euro al mese. Interessi che finiscono a loro volta in un conto aperto da Aurelia, da cui attinge per le spese vive, per il mantenimento e per la manutenzione delle proprietà. E qui entra in scena Arturo Artadi, l'autista. È persona fidata. E infatti Aurelia gli concede - assieme al maggiordomo - una procura per utilizzare i soldi del conto su cui finiscono gli interessi. Possono prelevare solo quelli, per le spese ordinarie. Ma quando Artadi si presenta in banca con la procura il direttore sente puzza di raggiro.