La crisi mette i tecnici ko Ora affidiamoci ai filosofi

Un'economia con la suscettibilità di modeste attrici sul viale del tramonto. C'è un presidente che dice la sua, e lo spread si alza; c'è un alto funzionario che fa un commento sopra le righe e scende l'euro. Non parliamo dei responsabili di Borsa che sono attenti come psicanalisti ai più labili cambi di umore di questo e di quello. L'economia non dovrebbe essere una scienza che si basa sul due più due uguale a quattro anche se chi fa i conti ha mal di testa o è depresso? Non sembra così se si osserva come stanno andando le cose. Suggerirei (...)

(...) agli economisti, che hanno in mano il destino di giovani e pensionati, delle scuole, degli ospedali, degli istituti di ricerca, di leggere qualche paginetta di Benedetto Croce, filosofo tanto disprezzato da altri scienziati.
Cosa ha spiegato l'idealista Croce? Che l'economia è una pseudoscienza. Ciò significa che non dà risposte vere ai problemi dell'uomo e non si può costruire l'impalcatura della società sull'economia, perché crollerebbe tutto. La crisi di oggi ne è una conferma. Nel suo sistema filosofico c'è una cultura che fonda una politica che regola l'economia. In sintesi, tutto il mondo della vita, composto da significati, progetti, valori rinvia all'organizzazione pratica la sua realizzazione: questo è il compito della politica, che ha un senso se fa riferimento a quel mondo di valori. A sua volta la politica individua le procedure economiche necessarie per attuare ciò che viene richiesto dalla cultura.
Oggi accade l'esatto contrario. L'economia detta le regole alla politica, e nessuna visione culturale dello sviluppo sociale è minimamente presa in considerazione. Quale idea di società emerge dalle ingegnerie finanziarie degli economisti? Per quale progetto culturale si sta operando a Bruxelles e nei ministeri? Per la precarietà, per il lavoro, per che giustizia, sanità, scuola? Insomma, per quale idea di vita, per quale umanità che vive la globalità del capitalismo?
Ci vuole un'idea e non soltanto il due più due uguale a quattro che i bocconiani sono riusciti a far diventare sei, dieci, venti, con l'accompagnamento dei propri turbamenti psicologici e del dramma di altri: si guardi la vicenda degli esodati e il numero dei posti negli ospedali. Non è un caso che la Bocconi sia scesa di molti punti dalle graduatorie internazionali.
Non c'è un'idea, soltanto la pseudoscienza degli economisti. Le idee le hanno i filosofi, i veri scienziati: lo affermava Croce e, molto tempo prima, Platone che proprio ai filosofi affidava il governo. Fa sorridere? Si pensi a Giovanni Gentile, vero filosofo. Quando è stato chiamato a governare la scuola, ha fatto una riforma di cui alcuni pezzi tengono ancora in piedi la nostra scuola. Gentile aveva un'idea di cultura e di società che la scuola doveva realizzare. Se manca quell'idea si costruisce sulla sabbia e si perde il significato del perché si fanno certe cose. La filosofia è scienza, l'economia pseudoscienza, molto rischiosa quando presume di poter risolvere i problemi dell'esistenza.

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di Stefano Zecchi