«Come cura compassionevole il metodo Stamina non esiste»

Roma«Come cura compassionevole Stamina non esiste». É lo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a tradurre in parole semplici quello che gli esperti vanno ripetendo da due anni e che ora sembra trovare ulteriore e definitiva conferma nei verbali delle ispezioni dei Nas e nelle carte dell'inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello. Gravissime le accuse per Vannoni ed altre 11 persone: truffa, associazione a delinquere e somministrazione di farmaci pericolosi. E potrebbero aggravarsi fino a comprendere l'omicidio colposo.
La questione Stamina è chiusa? No. Il presidente e il vicepresidente di Stamina, Davide Vannoni e Marino Andolina, respingono le accuse e promettono di portare i loro pazienti a testimoniare i miglioramenti ottenuti. Miglioramenti che risulterebbero del tutto assenti secondo le indagini in corso a Torino (fatte trapelare da La Stampa) che invece evidenzierebbero alti rischi di contaminazione da virus e possibilità di contrarre tumori. Nuovi e inquietanti particolari sulle procedure e sul «rischio di insorgenza di tumori dovuti alla possibile selezione/trasformazione di cellule preneoplastiche durante le manipolazioni in vitro».
Le prime infusioni presso l'ospedale pubblico di Brescia vengono autorizzate come «compassionevoli» (prima delle ispezioni dei Nas che poi porteranno alla temporanea chiusura del laboratorio). Come tali dovevano possedere il requisito di urgenza e non avere alternative terapeutiche. Nonostante non fosse chiaro se questi requisiti fossero presenti (in mancanza di valutazioni cliniche sui pazienti) le cure iniziano per 12 malati. Tra questi c'è Luca Merlino, un dirigente della Regione Lombardia nel settore dei servizi sanitari. Nella relazione che segue alle ispezioni dei Nas si sottolinea che «il rapporto di collaborazione fra gli Spedali Civili di Brescia e la Stamina Foundation si sarebbe instaurato a seguito di contatti con Fulvio Porta, coordinatore del progetto e Luca Merlino, dirigente della Regione Lombardia che tra l'altro risulta avere lo stesso nome cognome e data di nascita di uno dei pazienti in trattamento». Tra i pazienti trattati poi ci sarebbe anche una morte sospetta (di qui l'allargamento delle accuse all'omicidio colposo). Vannoni smentisce e sostiene sia un decesso dovuto a una polmonite.
Altri particolari sull'incerto contenuto del preparato Stamina emergerebbero da un carteggio tra uno dei medici dello staff di Vannoni e il professor Camillo Ricordi del Diabete Research Institute di Miami, ovvero il ricercatore che si è offerto di testare in laboratorio la «purezza» del preparato Stamina. I sospetti sono nati dalla frase riportata nella mail scritta dal ricercatore di Stamina: «Dobbiamo documentare l'assenza di batteri classici e di contaminazione da micoplasma». Ma lo stesso Ricordi è subito intervenuto, sostenendo che le frasi del medico sono state equivocate. «Quelle analisi erano in realtà già state svolte presso il laboratorio di controllo di qualità dell'Ospedale di Brescia su ogni singolo preparato cellulare», dice Ricordi. In difesa di Stamina parla anche il vicepresidente Mario Andolina che elenca tutti i pazienti che sarebbero «guariti» con il metodo tra i quali cita proprio quel Merlino che in un'intervista alle Iene aveva parlato dei benefici conseguenti alla cura.
Due i principali interrogativi in sospeso. Perché è stata autorizzata la somministrazione di una sostanza ritenuta pericolosa in un ospedale pubblico? Perché l'allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha ignorato l'ordinanza dell'Aifa (organismo del ministero) dando il via libera con un decreto alla terapia per «uso compassionevole» visti i rischi per la salute?

Commenti

Gianfranco Rebesani

Dom, 22/12/2013 - 09:08

Non voglio entrare nel merito se staminali sì o no. Certamente delle "commissioni" ministeriali nominate d al ministero della Sanità NON mi fido. Troppi interessi covano sotto il parere di questi componenti eccelsi. Purtroppo per me, la mia nagrafe mi porta lontano nel tempo quando, sulla scia del successo di Quattroruote, uscì anche Quattrosoldi. Ebbene - si tratta di oltre cinquanta ani fa, la rivista espletò TUTTE le pratiche, sperimentazione negli ospedali comprese, per ottenere l'approvazione di un prodotto farmaceutico. Ovvio che le proprietà di questo farmaco superò anche il vaglio della/delle commissioni preposte . Il risultato ? Il farmaco venne approvato, ma

Gianfranco Rebesani

Dom, 22/12/2013 - 09:26

Pochissimi ricordano quando circa 50-60 anni fa la rivista Quattrosoldi espletò TUTTE le pratiche necessarie per l'approvazione di un farmaco. Commissione/i l'approvarono, test sperimantali presso gli ospedali, come prevedava la legge e chi più ne ha più ne metta, approvarono l'idoneità del farmaco. Peccato che Quattrosoldi sbugiardò il ministero dela Sanità di allora sputt...do tutti. Il farmaco era inesistente, le sperimentazioni presso gli ospedali e il giudizio dei vari soloni della medicina risultarono fasulli. Quattrosoldi dimostrò che con la "prassi" giusta si arrivò all'approvazione del farmaco, ripeto,INESISTENTE!!! Da allora non è cambiato nulla. Troppi sono gli interessi delle case farmaceutiche che gravitano attorno ai medicinali. Mi sembra di aver letto che il prossimo Gennaio un quotatissimo laboratorio negli Stati Uniti sottoporrà a un severo( e serio, aggiungo) esame il prodotto oggetto del contendere. Non acclarerà l'efficacia del prodoto; solamente la sua composizione e stabilirà se è tossico o meno in tutte le sue componenti. Io ne aspetterei l'esito prima di crocifiggere il sig. Vannoni. Da quella "serietà" nel valutare un farmaco inesistente a oggi, non è cambiato nulla. Anzi !!! Esami dei ROS? Anche se in buona fede, certamente influenzati. Non solo Cogne, anche Perugia, e altri casi importanti hanno dimostrato che anche i ROS, senza loro togliere professionalità e onestà,spesso, purtroppo sbagliano.