Da D'Alema a Brunetta i "big" esclusi da Palazzo Chigi

Letta ha formato un governo del "ricambio generazionale". Lasciando fuori nomi importanti come Amato e Monti

Un governo senza "big", ad esclusione di Angelino Alfano. Silvio Berlusconi lo ha chiesto a Enrico Letta e il premier lo ha accontentato.

Non c'è, quindi, Giuliano Amato, che in questi giorni di stallo è stato candidato a qualsiasi carica, da quella di premier a quella di Presidente della Repubblica, ma anche al Ministero dell'Economia.

Non c'è nemmeno Massimo D'Alema, che da uscente presidente del Copasir puntava alla Farnesina ed è stato "fatto fuori" dalla Bonino. Così come non c'è Pier Luigi Bersani, che contava di "riciclarsi" dopo le dimissioni da segretario, ma su cui pesava il veto del Pdl. Stessa storia per gli altri "veterani" del Partito democratico, come Anna Finocchiaro e Rosy Bindi.

Anche nel centrodestra qualcuno è dovuto restar fuori da Palazzo Chigi. È il caso di Renato Brunetta, il cui nome era circolato come candidato al Lavoro. Ma anche di Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e Anna Maria Bernini. Quest'ultima era data per certa nella bozza di Letta, ma sarebbe stata bloccata perché si è voluto limitare l'ingresso nel governo degli ex ministri. La Bernini, infatti, ha ricoperto - seppur per un brevissimo periodo - l’incarico di titolare di dicastero nell’ultimo governo Berlusconi.

E in Scelta civica sono rimasti a bocca asciutta anche Andrea Riccardi (uomo di Montezemolo, che, dopo essere stato alla Cooperazione internazionale sperava in una poltrona), Andrea Romano e lo stesso Mario Monti, il cui nome era circolato nelle scorse ore.