La destra liberale non ha bisogno del mito dell'identità

U na delle disgrazie della politica italiana, a causa del passato italiano che non coincide e non somiglia con il passato di alcun'altra nazione, è che si usa ancora misurare quanto uno sia di destra misurando la distanza che lo separa dal fascismo (inteso falsamente come l'estremissima destra della destra); così come si fa la stessa operazione a sinistra: dimmi quanto sei lontano dal comunismo e ti dirò quanto sei di sinistra. Cazzate che ancora gravano come una cappa di cianuro sulla nostra vita.
Avete presente il sistema tolemaico? Era quello cui hanno fatto riferimento per migliaia di anni gli esseri umani, padre Dante con la sua Commedia compreso: la Terra in quel sistema è il centro dell'universo, cui ruotano intorno «il sol e l'altre stelle». I pianeti se ne stanno incastonati nel cielo da presepe e tutto funzionò egregiamente in astronomia e letteratura finché Galileo, Keplero e Newton sconvolsero tutto. Poi arrivò Einstein e infine la meccanica quantica e tutto cominciò a cambiare, e non è ancora finita. Noi siamo, come pianeta, una cacca di mosca. L'universo è infinito e probabilmente ci sono infiniti universi, il cosiddetto «multiverso».
Così la politica: per decenni (...)

(...) ci hanno imposto il sistema tolemaico della politica. A Destra, in camicia nera, l'estrema destra fascista. A sinistra nella foto di gruppo, in camicia rossa, l'estrema sinistra comunista. Ogni estremità ha i suoi estremisti eversivi. Da un estremo all'altro stanno, poveretti, tutti gli altri: la mezz'ala sinistra dei socialisti democratici, la mezz'ala destra dei liberali d'un tempo e così via fino al corpaccione molle dell'ex Dc e oggi quello meno molle ma incline alla dissoluzione in mancanza del «Fattore B» che si chiama ancora Pdl. Questo il sistema tolemaico.
Ma la realtà della politica, come quella della fisica è tutta un'altra. Per esempio: chi ha detto che il centro deve essere «moderato». Questo aggettivo qualificativo di che cosa è l'opposto (nel sistema tolemaico)? Forse di «estremista»?
E perché? Chi l'ha detto? Faccio il mio caso che non è isolato: io (e alcuni altri milioni) sono un estremista liberale. Vorrei una vera rivoluzione possibilmente non violenta ma scardinante e spiazzante, e dunque - nel sistema tolemaico - sarei - assurdamente - un estremista di centro. Fa soltanto ridere.
Ma ecco che avvengono le elezioni municipali a Roma e Alemanno perde. E la parte politica che condivide il suo comune sentire, la chiameremo fascista per semplicità e anche per verità, dibatte e si accapiglia. Un dibattito molto interessante, ma con un difetto. Quella parte, che per verità e semplicità abbiamo chiamato fascista sicuri di non fare torto - anzi - a nessuno, chiama se stessa «Destra». Come se fosse il nome di un antico feudo, un appezzamento. Vorrei chiedere: a destra di che cosa? Di Paperino?
I fascisti non sono, nel mondo moderno, la destra. E per analogia per i rapporti di sangue con il passato impero russo con la falce e il martello, la sua Okrana detta Kgb e il restante firmamento tolemaico delle stelle fisse, e false, si dovrebbe dire che i comunisti sono per definizione la sinistra, anzi la Sinistra con la esse maiuscola, come la Destra con la D maiuscola.
Baggianate che producono confusione e antipolitica. Il post fascismo passato dall'Msi ad An e poi alla confluenza con il Pdl non è il fascismo alleato dei nazisti, ma il fascismo sociale dei «compagni in camicia nera» come li chiamava Togliatti, è un fascismo rivolto al proletariato e al sottoproletariato, ed ha i tratti tipici di un modo di pensare che non ha affatto a che vedere con la destra storica e universale: è antiborghese, anticapitalistico, ogni volta che può antiamericano. Certo, rivendica alcuni valori fondamentali cui si richiama, e questo è bello. Ma i valori non sono politica, a meno che essi non siano dichiarati come obbiettivi politici. Quando la gente che faceva parte di quel comune sentire (faceva e fa parte perché il comune sentire, benché fievole ancora esiste) diceva «Destra», intendeva forse i suoi valori (Patria e famiglia prima di tutto) ma non la sua politica. E questo perché in chiave galileiana, quella dell'universo moderno visto con gli occhi di Newton e di Einstein, oltre che di Galileo e di Keplero, la politica della Destra che a più a destra non si può, non è nulla e quel poco che è, proprio ad essere crudeli, è di sinistra nel senso sociale, del fascismo sociale.
Dunque è merce tolemaica. Buona per l'epoca in cui Berta filava e i draghi sputavano fiamme. Ma nel mondo di oggi quella destra è un peso morto della destra moderna che, essendo liberale chiede una certa sana dose di crudeltà sociale perché sa che non si procede verso il vero progresso se non si accettano sfide, se non si sta sul mercato, delle idee prima di tutto.
In politica la destra moderna non sa che farsene dei comuni sentire che esauriscono la loro forza politica nell'affermazione di una identità. Siamo in una fase in cui la Lega soffre di una crisi che potrebbe rivelarsi mortale. Forse Maroni la ritirerà su, forse se ne andrà a picco nella fossa comune del tempo come un gatto di piombo. Dipende dalla gente che la vota. Ma la Lega è stata una nemica giurata di tutte le riforme liberali e liberiste a cominciare da quella sulle pensioni ante litteram, ai tempi del ribaltone. Anche la Lega è sociale, solidarista e per di più è territoriale, cioè con la pretesa di essere etnica. Il risultato è che quel movimento politico ha recalcitrato ogni volta che si trattava di difendere gli interessi corporativo/territoriali del suo elettorato. Ed è un peccato, aggiungo io, perché nella Lega Nord ho visto emergere nel corso degli anni una elaborazione di stampo liberale e liberista che però si impantanava ogni volta che confliggeva con interessi conservativi.
Penso che, al di là del continuo mitragliamento processuale su Berlusconi, i due freni a mano tirati delle due cosiddette destre di rincalzo, quella ex finiana e quella ex bossiana, abbiano impedito lo scatto, la presa di coscienza, l'accensione della miccia di una rivoluzione liberale annunciata e annacquata. Questa roba andava bene (anzi male, malissimo) nell'epoca tolemaica dello ieri, ma sarebbe inaccettabile nella possibile e auspicata ipotesi appena belante di una larvale rivoluzioncina liberale, così, tanto per gradire.
(2-Continua)

segue a pagina 9

di Paolo Guzzanti

Commenti
Ritratto di Agrippina

Agrippina

Mer, 19/06/2013 - 11:16

articolo interessante,specie per quel che riguarda il discorso liberale che è poi ciò che mi interessa.La storia d'Italia sintetittazata brutalmente ci ha consegnato agli albori una Destra storica fatta di notabili tra cui pochissime erano le figure che avevano una dimensione liberale autentica sugli esempi anglo/francesi,piuttosto erano prettamente sabuadi e attaccati a difesa di alcuni particolari quali latifondo,e la carta albertina.Successivamente l'avvento del fascismo ha impedito alla Destra di avere l'evoluzione europea e naturale e condannato a futuro nero questa parte politica in modo anche confuso,dal momento che il fascismo val bene ricordarlo nasceva da sinistra e da sinistra portava la maggior parte delle sue ragioni.Nell'occasione impossibile non menzionare la maestosa e combattiva figura del giovane Gobetti autentico Liberale torinese che ebbe a combattere ed a essere perseguitato dai fasci fino alla morte.caduto il regime della parte destra si è interessata la DC che essendo partito popolare e anticomunista ha ben raccolto le ragion sociali di quella parte unendole a quele cattoliche,ma proprio ciò ha impedito una cultura Liberale autentica,ne tantomeno il PLI piccolo partito di nicchia è mai riuscito ad elevarsi a qualcosa di alternativo e popolare.Crollata la DC si è giunti al berlusconismo,plastica raffigurazione di un polo liberale che in realtà dopo venti anni abbiam visto che di liberale non ha nemmeno i bottoni,ma solo gli ineterssi del suo capo.Alla fine Noi Liberali orfani da sempre non saremo mai identitari,nel senso più liberale del termine,in Italia siamo condannati(a questo punto piacevolmente direi...)a essere pensiero critico e individualità che nessun raggruppamento politico è in grado di saper unitariamente rappresentare e sviluppare nell'ambito di un consenso culturale che è di fatto impedito dall'evoluzione italica,paese statalista culturalmente prima ancora che pagnottisticamente parlando.Chiedo scusa la prolissità ma mi pareva impensabile fare una ragionamento sul nostro mondo senza passar dalla via maestra della Storia.