Devastarono Roma Sei anni di carcere per i teppisti rossi

RomaLa giustizia presenta il conto ai protagonisti degli scontri dello scorso 15 ottobre tra forze di polizia e black bloc. Ed è un conto pesante, come quella giornata in cui la capitale venne messa a ferro e fuoco durante la manifestazione degli «Indignati».
Doveva essere una protesta pacifica, si trasformò in un massacro, con feriti e mezza città devastata. Per questo, ora, sono stati condannati dal gup Massimo Battistini a sei anni di reclusione con il rito abbreviato gli autori dell'assalto al blindato dei carabinieri a piazza San Giovanni. Per un pelo il conducente del mezzo, aggredito e colpito al volto con dei bastoni, si salvò dalla furia dei manifestanti che isolarono il furgone dell'Arma e gli diedero fuoco tra le grida di incitamento della folla. Le accuse ipotizzate dal pm Simona Marazza, che aveva sollecitato una pena più pesante, a 8 anni, sono quelle di devastazione, saccheggio, resistenza pluriaggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Sono stati riconosciuti responsabili i sei giovani arrestati ad aprile a conclusione dell'indagine di Digos e Ros. Si tratta di Davide Rosci, 30 anni, di Teramo, di Marco Moscardelli, 33 anni, di Giulianova, di Mauro Gentile, 37 anni, di Teramo, di Mirko Tomassetti, 30 anni, svizzero, e di Cristian Quatraccioni, 32 anni, di Teramo. Tutti attualmente ai domiciliari. Ognuno di loro dovrà risarcire i danni versando una provvisionale di 30mila euro al carabiniere aggredito e al ministero della Difesa, che si sono costituiti parte civile. L'Ama, l'azienda romana della nettezza urbana, che aveva chiesto 300mila euro per i cassonetti danneggiati, dovrà invece farsi valere in sede civile. La Procura ritiene che Rosci, Gentile, Tomasetti, Moscardelli e Quatraccioni facciano parte di quella che è stata definita la cellula teramana degli indignados. Sui muri di Roma avrebbero lasciato la loro firma, «Antifa Teramo», il gruppo politico di estrema sinistra al quale alcuni appartengono. A loro gli investigatori sono risaliti grazie a fotografie e riprese video. Anche se avevano i volti travisati, sarebbero stati incastrati dai vestiti che indossavano a Teramo mentre, ripresi delle forze dell'ordine, salivano sul pullman che li portava a Roma. Ad ottobre il primo arresto, quello di un uomo di 35 anni accusato di aver lanciato del liquido infiammabile nel blindato, già condannato a 5 anni.
La decisione del giudice ha sorpreso i legali degli imputati. «L'attribuzione del delitto di devastazione e saccheggio - commenta l'avvocato Maria Cristina Gariup - non è condivisibile. Si tratta di una responsabilità oggettiva della quale manca la prova materiale». Anche l'avvocato Filippo Toretta è allibito: «Le sentenza vanno rispettate, ma attendiamo le motivazioni per fare ricorso». Molto soddisfatto il sindaco Gianni Alemanno: «Questa sentenza risarcisce l'Arma e la città».