Devoti, anarchici, islamici e atei Tutti protetti dalle statue di Maria

Il potere materno di aiutare di fronte alle difficoltà è riconosciuto da secoli. Tanto che scavalca i confini della religione

Ho conosciuto persone che si dichiaravano non credenti e nemiche della Chiesa e che, nonostante ciò, in frangenti particolarmente drammatici della vita, non avevano esitato a pregare la Madonna. Pur non rinunciando alle proprie convinzioni.
Dinanzi a un’immagine della Madonna rischiarata da un lumino, che vidi in una povera casa musulmana al Cairo, seppi che la devozione mariana era molto diffusa in tutto l’islam, soprattutto presso le donne. Io stesso, anni dopo, presso il santuario di Nazareth, costruito intorno alla grotta dell’Annunciazione, ho potuto assistere alla lunga processione di donne musulmane che vi fanno visita, sostando talvolta in preghiera.
La stessa tradizione italiana ci presenta diversi casi di devozione «al limite». Ecco qualche esempio.
In diverse chiese e santuari si riunivano i ladri per chiedere a Maria la protezione e il buon esito del colpo che si accingevano a fare.
Esiste una tradizione mariana di matrice anarchica.
Ed esiste, nonostante la condanna ecclesiastica della pratica omosessuale, una Madonna dei «femminielli»: tanto che, in una delle feste più importanti della Basilicata (quella della Madonna Nera di Viggiano), i portatori di certi pesantissimi candelabri, da trasportare a piedi nudi lungo un percorso di montagna, vengono reclutati espressamente tra gli omosessuali.
Alla povera donna del Cairo domandai il perché di quella devozione. Lei allargò le braccia e rispose: «È la madre!».
In questa risposta è racchiusa una verità abissale. L’uomo è incapace di credere alla verità, e quando lo dice è segno che sta mentendo. A meno che il vero, che si agita in noi come urgenza di bisogno, non ci si mostri attraverso un segno tangibile: un corpo capace di soffrire, di gioire, e soprattutto di amare.
Parlando da cattolici possiamo dire che, scegliendo Maria, Dio scelse radicalmente come buona questa prospettiva totalmente umana del problema. Gesù Cristo, figlio di Maria, è questa prospettiva umana buona.
La maternità di Maria è il segno più grande che si possa immaginare. Credenti o non credenti, cristiani o non cristiani, tutti sappiamo che è impossibile dare un senso alla propria vita se non c’è questo segno. Maria indica che è possibile amare ed essere amati, senza che tutto questo si risolva necessariamente in una beffa. Che l’affetto che ci lega a quello che amiamo ha un senso fin da ora, anche se poi lo perderemo.
In un mondo che usa la religione per creare odio e divisioni il richiamo a un segno femminile e materno del divino indica una controtendenza, e spinge verso la comprensione, la pazienza, il perdono, l’unità tra i diversi. Giovanni Paolo I, nei suoi indimenticabili trentatré giorni di pontificato, lo disse: Dio è padre ma è anche e soprattutto madre.
Le edicole della Madonna nei crocicchi hanno sempre avuto lo scopo di chiedere a Maria protezione e soccorso lungo le strade, che sono la metafora della grande strada, che è il cammino dell’uomo in questa vita: protezione, dunque, per il cammino presente, e protezione per tutta la vita.
Io non so chi siano le persone che tolgono le statue e le immagini della Madonna dalle edicole e le trapiantano agli incroci mortali delle strade. So che questa è l’urgenza: che ci pensi Lei, al nostro povero destino, visto che noi abbiamo dimostrato di non saperci pensare.
Affidarsi ogni giorno a Maria, come la Chiesa ha insegnato all’uomo per secoli, è la miglior educazione che ci possa essere all’apertura mentale e di cuore verso qualunque diversità, al rispetto e alla tolleranza, alla solidarietà e alla generosità.
E tutti sappiamo bene quanto bisogno abbiamo, soprattutto nel momento presente, di queste cose.