Il diritto di avere paura

Il popolo di centrodestra ha ritrovato il coraggio necessario per far pesare le proprie convinzioni su ciò che intende per individuo, politica e cultura. Ha ripreso coraggio perché ha avuto paura. E anche i leader della Casa delle libertà hanno compreso che i propri elettori devono capire cosa significhi un governo di centrosinistra per la libertà d’espressione e per il risparmio. La paura, quando si basa su fatti accertati è un importante principio razionale che guida l’azione. Per questo i leader dell’Ulivo hanno dimostrato tanto nervosismo: secondo loro dire chiaro e tondo, spiegare cosa c’è scritto nel programma dell’Ulivo è da delinquenti (così si è espresso Prodi) o da macchiette (così D’Alema ha apostrofato Tremonti a Porta a Porta).
La nostra paura è una sacrosanta precauzione che ci ha messo in guardia da ciò che accadrebbe con la vittoria di Prodi. E, d’altra parte, tanto nervosismo dei leader di sinistra verso la nostra campagna elettorale, dipende dal fatto che i leader di centrodestra li hanno battuti sul loro stesso terreno. La paura come sentimento di precauzione appartiene alla sinistra. Verdi, radicali, Ds (soprattutto quelli snob), no global, rifondatori comunisti da decenni hanno sventolato il principio di precauzione come riferimento essenziale della loro politica. Nucleare, Ogm, Alta Velocità, grandi opere infrastrutturali, fonti energetiche alternative, Protocollo di Kyoto e avanti di questo passo sono bandiere della sinistra innestate sul principio di precauzione. Niente nucleare, Ogm, Alta Velocità, ecc. ecc. per la paura di incorrere in una qualche situazione rischiosa.
Dunque, non solo paura del rischio esistente, ma anche paura per la possibilità di un eventuale rischio futuro. La logica della paura elabora il principio di precauzione: se una cosa può far male, meglio sradicarla dal suo fondamento.
È un uso estremistico, perciò irragionevole, della precauzione. Irragionevole e antistorico perché la civiltà progredisce quando muove i suoi passi verso l’avanti, accettando il rischio del nuovo. C’è un testo, che il professor Prodi conoscerà certamente (e credo anche D’Alema), che illustra nel modo più grande e geniale il significato del rischio nello sviluppo dell’umanità: il Faust di Goethe. Tutta la cultura moderna nasce dal Faust, dal suo sentimento conflittuale, affascinato e timoroso, verso un futuro ignoto, rischioso e seducente.
L’umanità, per procedere, deve saper rischiare. Ma, appunto, sapere per poi rischiare. L’uomo possiede ragione e scienza che gli consentono di valutare, attraverso calcoli o verifiche, la portata del rischio. Ciò rappresenta un uso sensato del principio di precauzione, per nulla estremistico e irrazionale. Se noi troviamo tanti riscontri storici, tante prove allora la precauzione consigliabile e il sentimento di paura che si genera, qualora non si prendano le dovute precauzioni, è una testimonianza di intelligenza, non di stupidità. È il caso delle tasse sui nostri risparmi.
Amato nel ’92 ci prende i soldi direttamente dal nostro conto corrente, Prodi ci mette la tassa per l’Europa, Visco l’Irap: sono fatti, non invenzioni, è storia non è fantasia. Nei confronti della politica e della concezione economica della sinistra il principio di precauzione è assolutamente ragionevole. Loro sbraitano e ci danno dei delinquenti perché utilizziamo in modo moderato e sensato il principio di precauzione da loro stessi inventato e di cui da decenni si servono in modo radicale e irragionevole. È umano che Prodi, D’Alema e compari reagiscano con un linguaggio tanto sgangherato: loro si sentono ormai come i maestri rimbambiti superati da allievi intelligenti.
Non dimentichiamo che quando investiamo i nostri risparmi, questi soldi sono già stati tassati del 40 per cento, sono quattrini rimasti nelle nostre tasche perché salvati da una precedente, non indifferente tassazione. Noi cerchiamo di sottrarli all’inflazione comprando Bot, obbligazioni o qualcos’altro non perché ci divertiamo a lasciarli in banca ma perché affidiamo loro uno scopo sociale ben preciso. Non c’è nessun egoismo, nessun individualismo esasperato come hanno scritto intellettuali di sinistra per dimostrare che gentaccia sia il popolo di centrodestra. Con i nostri risparmi intendiamo proteggere il futuro dei figli, garantirci una vecchiaia meno faticosa, intervenire affiancando la mutua in caso di malattia. Cerchiamo di non pesare sullo Stato, sul denaro pubblico. E adesso questi soldi che ci sono rimasti dopo una preventiva tassazione del 40 per cento dovrebbero subire un’ulteriore tassazione del 20 per cento per l’«armonizzazione fiscale» voluta dai geni della politica di centrosinistra. Non usare nei loro confronti il principio di precauzione sarebbe demenziale.