La relazione di Pansa che scagiona Alfano

Caso Shalabayeva, ecco il dossier del capo della Polizia, Alessandro Pansa: "Il Viminale non era informato"

Pubblichiamo ampi stralci della relazione che il capo della Polizia Alessandro Pansa ha inviato al ministro dell'Interno Angelino Alfano e che il titolare del Viminale ha letto ieri in Parlamento.

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Le ricerche del latitante kazako Ablyazov Mukhtar hanno preso l'avvio nel territorio nazionale il 28 maggio su input dell'ambasciatore Adrian Yelemessov. Il processo messo in moto da questa informazione si esaurisce in una fase operativa di polizia giudiziaria consistente in due perquisizioni nella villa di Casal Palocco, indicata come nascondiglio del latitante, nel sequestro di denaro, di materiale elettronico e di un passaporto, nella denuncia per il reato di falso a carico di Alma Shalabayeva, senza che il Mukhtar fosse rintracciato.

Dall'operazione di polizia giudiziaria scaturisce poi un procedimento di natura amministrativa relativo all'espulsione della moglie del latitante. (...) In primo luogo, va ribadito che, in nessuna fase della vicenda, fino al momento dell'esecuzione dell'espulsione con la partenza della donna con la bambina, i funzionari italiani hanno avuto notizia alcuna sul fatto che Ablyazov, marito della cittadina kazaka espulsa, fosse un dissidente politico fuggito dal Kazakistan e non un pericoloso ricercato in più Paesi per reati comuni.
In nessun momento è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che rilevasse lo status di rifugiato dello stesso Ablyazov. Anzi, la documentazione fornita dall'ambasciatore kazako, diplomatico ufficialmente accreditato presso il governo italiano, lo segnalava come elemento collegato alla criminalità organizzata e, addirittura, al terrorismo internazionale.

In secondo luogo, va evidenziato che, nel corso dell'intera istruttoria e dalla consultazione di tutta la documentazione fornita, non risulta che Shalabayeva Alma o i suoi difensori abbiano mai presentato o annunciato domanda di asilo, pur avendone la possibilità. Né è risultato che la citata cittadina kazaka abbia mostrato o affermato di possedere un permesso di soggiorno rilasciato da Paesi Schengen, cosa che hanno fatto i difensori solo in sede di ricorso contro il provvedimento. Al riguardo, è opportuno evidenziare che quando per la prima volta Shalabayeva Alma viene condotta presso l'ufficio immigrazione, cioè la mattina del 29 di maggio, essa era in compagnia del cognato che all'atto della verifica della sua condizione di straniero in Italia affermava di essere titolare di un permesso di soggiorno lettone, quindi rilasciato da Paese Schengen. Nella circostanza veniva verificata la fondatezza della affermazione e lo straniero veniva rilasciato: il tutto accadeva alla presenza della signora Shalabayeva Alma, che avrebbe potuto anch'essa rivendicare la titolarità di analogo documento.
Per inciso, va rilevato che risultano infondate le affermazioni riportate dagli organi di stampa secondo le quali il citato Seraliyev Bolat sarebbe stato percosso durante l'irruzione riportando ferite al volto. (...)

La mattina del giorno 28 maggio l'ambasciatore kazako a Roma Adrian Yelemessov, cerca di contattare inutilmente il ministro dell'Interno. Nella stessa giornata il predetto diplomatico si reca presso la Questura di Roma - squadra mobile, dove fornisce le indicazioni necessarie per la cattura del latitante kazako Ablyazov Mukhtar, sottolineandone la pericolosità. La sera dello stesso 28 maggio l'ambasciatore fornisce le medesime informazioni al capo di gabinetto del ministro dell'Interno ed al prefetto Alessandro Valeri (...).
L'attivazione duplice delle ricerche del latitante da parte dell'ambasciatore kazako avrà esito negativo e dallo stesso prefetto Valeri verrà data comunicazione al gabinetto del ministro dell'Interno. A quel momento, come peraltro nei giorni successivi, neanche era sorto il dubbio che il ricercato fosse un oppositore politico del governo kazako e che potesse essere oggetto di ritorsioni. La vicenda che attiene al trattenimento e all'allontanamento dal territorio nazionale di Shalabayeva Alma sembra aver assunto una dimensione rilevante per le autorità diplomatiche kazake (...) fino a giungere a mettere a disposizione un volo privato dedicato al trasporto delle due cittadine kazake, da Roma ad Astana, capitale del Kazakistan. Il citato funzionario, primo dirigente della Polizia di Stato, dottor Maurizio Improta, ha dichiarato (...) di non aver informato nessuno dei suoi superiori del volo diretto per l'allontanamento della donna. (...) Il consigliere Khassen ebbe a dirmi che probabilmente, entro qualche giorno, ci sarebbe stato un volo diretto da Ciampino. Lo stesso raccomandava massima cautela perché nel cambio di aereo a Mosca ci sarebbe stato il rischio che uomini armati, pagati dal marito latitante, avrebbero potuto tentare la liberazione della donna. D'altra parte gli alert sulla pericolosità del soggetto rendevano plausibile tale affermazione. Non diedi seguito alla richiesta, essendo necessaria la convalida e l'acquisizione dei lasciapassare. (...) Dopo avere acquisito gli ulteriori nulla osta, incaricavo l'assistente Laura Scipioni di portare i lasciapassare a Ponte Galeria e insieme al personale che parla la lingua russa di accompagnare la signora a Ciampino. Nella circostanza, stante le precedenti segnalazioni, chiedo alla squadra mobile e alla Digos, nelle persone dei dirigenti di coadiuvare ai fini della sicurezza, con il proprio personale, il trasporto all'aeroporto della Shalabayeva. Non mi risulta che la donna abbia rappresentato all'assistente Laura Scipioni, che parla inglese correttamente, la volontà di chiedere asilo. Non mi risulta che abbia rivolto analoga richiesta all'altro personale, compreso quello che parla la lingua russa. In aeroporto la donna e la sua bambina vengono consegnate, precisamente sotto la scaletta del citato aereo, al console kazako e all'altro diplomatico. In effetti, la consegna alle autorità consolari, invece di avvenire alla discesa dell'aereo in Astana è stata effettuata, sempre alle autorità consolari, in partenza da Roma. Non ho comunicato preventivamente ai miei superiori l'uso del volo Roma-Astana, non avendo alcuna possibilità di comprendere che fosse stato l'aeromobile noleggiato appositamente per l'occasione. Non mandando il personale in missione per la scorta della donna non avevo necessità di chiedere ulteriore autorizzazione.

Va anche detto che le richieste formulate dalla Shalabayeva Alma sulla volontà di essere espulsa verso la Repubblica Centro Africana difficilmente potevano essere accolte, se si considera che si tratta di un Paese per il quale l'Unhcr sconsiglia i rimpatri forzati. (...)
È evidente che non tutte le informazioni sono state portate a conoscenza del ministro in quanto sono preventivamente selezionate in ordine di importanza e rilevanza. Per quanto concerne le espulsioni(...) è evidente che nella prassi non esisteva obbligo di informazione al ministro (...).
È mancata in quel momento però l'attenzione ad una verifica puntuale e completa su tutto il rapporto innescato dalle autorità diplomatiche kazake che, avendo coinvolto direttamente il gabinetto del ministro, avrebbero dovuto essere seguite in tutte le fasi del loro rapporto con gli organismi territoriali a cui è demandata la mera operatività.
Non è stata seguita per niente dal Dipartimento della pubblica sicurezza la fase relativa all'espulsione della moglie del ricercato a cui gli organi territoriali hanno attribuito un mero valore di ordinarietà burocratica (...).

Il punto nodale della ricostruzione quindi è comprendere perché si sia fermato il flusso informativo. (...) In effetti, il questore di Roma, sentito dallo scrivente nell'ambito della disposta inchiesta amministrativa, afferma di non avere dato direttamente informazione al Dipartimento nelle varie fasi dell'attività svolta dai suoi uffici, perché consapevole che lo stesso Dipartimento fosse direttamente informato dagli stessi uffici della questura.
(...) Dagli atti assunti si ha precisa informazione della correttezza del flusso informativo sino a quando si acclara l'esito negativo delle ricerche di Ablyazov. Per quanto riguarda le fasi successive, il prefetto Valeri ha memoria solo delle informazioni relative alla fase di Polizia giudiziaria, ma non ricorda quando ha appreso dell'espulsione della donna e delle modalità esecutive dell'espulsione stessa.

Il dirigente dell'ufficio Immigrazione, che ha mantenuto i rapporti con gli organi investigativi territoriali (Squadra mobile e Digos), non ha attivato canali autonomi di informazione né nei confronti del questore né del Dipartimento della pubblica sicurezza, non avendo percepito la straordinarietà delle modalità con cui l'espulsione è stata eseguita.
In termini conclusivi, emerge che il Dipartimento della pubblica sicurezza non ha seguito in tutte le sue fasi il processo stimolato dalle autorità diplomatiche kazake, che avrebbero voluto investirne direttamente il ministro ma che erano riuscite a raggiungere solo il suo capo di gabinetto. Lo stesso Dipartimento della pubblica sicurezza ha seguito l'evolversi delle iniziative dei diplomatici kazaki solo fino ad un certo punto, come se dovesse rispondere al gabinetto del ministro solo relativamente all'eventuale cattura del latitante e non dell'insieme dell'operazione.

Commenti
Ritratto di la fuga di logan

la fuga di logan

Mer, 17/07/2013 - 10:50

Questurini, burocrati e arrivisti, questa è la dimostrazione della vostra grande incapacità di gestire la sicurezza pubblica quando le circostanze lo impongono! Non comprendere o meglio fingere di non conoscere le ramificazioni di un soggetto straniero sul nostro territorio è l'antitesi delle norme più elementari della polizia di prevenzione! L'unico grande "pregio", e di cui trovate immensa autogratificazione, è l'essere sempre pronti a prostrarvi all'autorità politica/giudiziaria solo per opportunismo personale e che non trova tanta solerzia nei confronti della cittadinanza o degli stessi appartenenti alla Polizia.

petra

Mer, 17/07/2013 - 14:33

Tanto rumore per nulla

mrwatson52

Mer, 17/07/2013 - 21:14

La mia convinzione è che il problema non riguarda il rispetto delle regole ma la prevaricazine e l'invasività di un paese straniero che una volta tanto non riguarda gli americani ma i kazaki. Non penso che al centro ci sia lo sballottamento e la brutalità nei confronti della bambina espatriata. I coltelli ben affilati sono spuntati tra le opposte correnti al fine di scalzare persone scomode dalle poltrone per rimpiazzarli con altri. E' capitato questo pretesto ma uno qualsiasi alla bisogna sarebbe stato colto al volo.