Effetto Siria e caos governo: Borsa ko

Un altro forte calo a Piazza Affari legato all'incertezza: in fumo 17 miliardi. E lo spread sale ancora

Milano - «Compra al rombo del cannone e vendi al suono del violino». Non appena sulla Siria si sono alzati i venti di guerra, anche il più immarcescibile degli adagi di Borsa ha mostrato la corda. Pur senza panico, sui mercati è andato in onda ieri un fuggi-fuggi generale. Da Oriente a Occidente. La crisi con Damasco, e il possibile intervento militare statunitense forse già nelle prossime ore, hanno infatti agito come un ulteriore elemento di destabilizzazione all'interno di un quadro già reso problematico dai timori che la Federal Reserve possa avviare già in settembre l'exit strategy dalle misure di stimolo e dal rallentamento economico dei Paesi emergenti, con conseguente fuoriuscita dei capitali internazionali.
Certo è presto per dire che il mondo si è infilato in una nuova tempesta perfetta. Ma l'accelerazione al ribasso degli indici, unito al contestuale lievitare degli spread e delle quotazioni dell'oro, mostra con chiarezza come, «in una fase di estrema incertezza - spiega Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz - sia ripartita la corsa ai beni rifugio, in particolare verso il Bund tedesco e, in misura minore, verso i treasury Usa». Insomma: tutti in trincea. In attesa di tempi migliori. Che nei Paesi europei periferici potrebbero non arrivare prima del 2016-17. Così dice Moody's, scettica sulla possibilità di un ritorno rapido ai livelli pre-crisi.

Se questa tendenza dovesse consolidarsi, Piazza Affari - che agli occhi dei mercati sconta anche la precaria situazione del governo - rischia di far la fine del vaso di coccio tra vasi di ferro. Milano ha visto andare in fumo in sole due sedute 17 miliardi di capitalizzazione (115 miliardi la ricchezza borsistica bruciata ieri dall'Europa), in seguito all'ultimo calo del 2,34% che si somma al -2,10% di lunedì. Mentre Mediaset è riuscita a limitare i danni (-1,9%) dopo la batosta rimediata lunedì (-6%), per i bancari è sempre notte fonda: la flessione da inizio settimana è pari al 7,2%. Colpa delle fluttuazioni dello spread Btp-Bund, spintosi fino a quota 261. La febbre da differenziale si sta in parte scaricando sulle aste del Tesoro: ieri i tassi dei Ctz, collocati per 2,98 miliardi, sono saliti all'1,87% dall'1,85% precedente, mentre oggi è in calendario l'emissione di 8,5 miliardi di Bot a sei mesi.

Ma il test più importante per la tenuta del debito italiano ci sarà domani, quando via XX Settembre dovrà piazzare 6 miliardi di Btp a cinque e dieci anni. E sui rendimenti di questi ultimi si misura lo spread rispetto ai bund tedeschi. Drusiani non si aspetta comunque brutte sorprese: «Il rapporto rischio-rendimento dei nostri titoli è ancora interessante, come dimostra peraltro la domanda. Inoltre, non credo che lo spread supererà nel breve quota 300. Di sicuro, un governo coeso darebbe all'Italia modo di respirare sui mercati, ma anche un potere negoziale maggiore nei confronti dei tedeschi».
In effetti, con l'avvicinarsi delle elezioni di settembre in Germania e col probabile intento di arginare il partito anti-euro Afd, il governo di Angela Merkel sta assumendo sempre più un atteggiamento di rigidità nei confronti della Bce, più volte «ammonita» a non tagliare i tassi, e verso le politiche di solidarietà. «Se vinceremo le elezioni - ha detto ieri il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble - mai più salvataggi come quello della Grecia». In un'Europa «forte», ogni Paese deve fare la propria parte e «non chiedere più soldi» ai partner.