Etna, un vulcano di scienza patrimonio di tutto il mondo

Lo studio del "gigante buono" inserito dall'Unesco fra i tesori naturali del pianeta permette di conoscere le dinamiche geologiche. E quindi di prevederne le mosse

È partita da queste colonne la nostra battaglia per far capire al grande pubblico che l'Etna oltre ad essere il più alto e attivo vulcano d'Europa ha caratteristiche uniche e che questa parte della superficie terrestre dovrebbe essere considerata patrimonio dell'umanità. Adesso arriva la notizia ufficiale dell'Unesco.
Agli inizi di quest'anno chi scrive era riuscito a portare all'attenzione del Governo Siciliano un progetto affinché partisse dall'Etna il primo polo della nuova rete sismico-vulcanologica mondiale. Erano giorni in cui avevo creduto che il Governo Siciliano volesse veramente «voltare pagina» e infatti l'Etna era diventato uno dei dodici progetti elaborati in collaborazione con i massimi esperti mondiali. L'attuale rete sismico-vulcanologica mondiale è partita con Erice quando era proibito parlarne per via del fatto che i rivelatori avrebbero rivelato anche le esplosioni nucleari sotterranee che Urss e Usa regolarmente facevano al fine di perfezionare i già potentissimi ordigni di guerra. Crollato il Muro di Berlino è nato il desiderio di realizzarne un'altra molto più potente al fine di coprire tutta la superficie del globo, senza escludere i fondali marini. La decisione dell'Unesco è di grande valore. Vorrei illustrare uno dei motivi che rendono l'Etna un vulcano unico al mondo. I vulcani sono di due tipi: buoni e cattivi. I buoni emettono lava senza mai esplodere; i cattivi, come il Vesuvio, esplodono. I vulcani buoni sono detti di «punto caldo» i cattivi di «subduzione». L'Etna pur essendo di punto caldo incomincia a dare segni di subduzione. Vediamone i dettagli.
L'Etna è nato come vulcano di punto caldo. Con questo termine si indicano quei vulcani che nascono nel cuore stesso della Terra infuocata. Una bolla di lava si stacca dalla massa incandescente che sta sotto la crosta terrestre, la buca per effetto termico, la attraversa e arrivando in superficie diventa vulcano che emette lava. La lava dei vulcani tipo punto caldo è ricca di Titanio, Niobio e Zirconio, che sono elementi detti pesanti (in quanto fatti di nuclei con maggiore numero di protoni e neutroni, rispetto a quelli dello zolfo e dell'acqua). L'Etna si trova però nella zona di separazione tra placca Africana e placca Euro-Asiatica. Accade che la placca Africana da milioni e milioni di anni si infila sotto quella Euro-Asiatica. Le Alpi sono nate da questo fenomeno di inserimento della placca Africana sotto la nostra Euro-Asiatica. Quando una placca arriva a profondità di centinaia e centinaia di chilometri, dove inizia il cuore incandescente del globo terrestre, si liquefà e, se trova fratture, emerge fino alla superficie manifestandosi come vulcano. Questi vulcani vengono denominati di subduzione. La loro lava è più leggera: più ricca di zolfo e acqua, elementi tipici della crosta terrestre.
Lo studio della lava che l'Etna ha emesso da mezzo milione a centomila anni fa ha permesso di stabilire che la lava è di tipo pesante. Però studiando la lava emessa a partire da centomila anni e fino ai nostri giorni è stato possibile stabilire che essa è diventata sempre più di tipo leggero. Il passaggio dalla lava pesante alla lava leggera si può capire tenendo conto del movimento che ha la placca Africana rispetto alla placca Euro-Asiatica. Insomma la crosta africana continua a infilarsi sotto quella Euro-Asiatica e in questa spinta verso il Nord ha finito con l'incrociare il canale diretto che l'Etna aveva con il globo terrestre incandescente. La lava pesante ha incominciato a mescolarsi con quella leggera. Ecco perché la lava dell'Etna è diventata sempre più leggera.
Contrariamente al Vesuvio, l'Etna non ha mai prodotto esplosioni ma solo lente e costanti emissioni di lava. Ed è proprio studiando la composizione chimica della lava che è stata scoperta la novità di cui abbiamo parlato. Il «gigante buono» sta cambiando natura. Non domani. Né l'anno prossimo. I tempi in gioco sono migliaia di anni. Nel cambiare natura l'Etna monitorizza i movimenti della placca Africana che continua a infilarsi sotto la nostra Euro-Asiatica. Ecco perché tutto ciò che fa parte di questa struttura naturale unica al mondo deve essere considerato «patrimonio dell'umanità».
*Presidente WFS (World Federation of Scientists), Beijing-Geneva-Moscow-New York

Commenti
Ritratto di gianniverde

gianniverde

Lun, 06/05/2013 - 08:55

Ma fatemi il piacere,è una buona barzelletta per spillare soldi

gi.lit

Lun, 06/05/2013 - 10:36

Gianni Verde. Quelle di Zichichi non mi sembrano argomentazioni campate per aria. A prescindere comunque dalle stesse, resta il fatto che l'Etna è un vulcano gigantesco sempre attivo che attrae turisti da ogni parte del mondo. Pertanto, non ci vedo nulla di strano che susciti l'interesse dell'Unesco. E allora? Dov'è la barzelletta? Non sai nemmeno di che parli.

Ritratto di Adriano Attinà

Adriano Attinà

Lun, 06/05/2013 - 13:45

Gianniverde vuole patrimonio dell'umanità agrate brianza, bergamo o brescia, tangenziali, superstrade, zone industriali. Va capito, nella sua vita ogni giorno vede solo questo.

blues188

Lun, 06/05/2013 - 16:34

Una cosa dimentica il sig. Zichichi, che peraltro apprezzo. Se mille e mille vulcanologi di tutto il mondo non hanno mai pensato di monitorare l'Etna o sono tutti scemi oppure è ritenuto inutile o controproducente, ben sapendo come vengono gestite le cose in quell'isola e soprattutto CHI le gestisce. Ora capisco che da buon siciliano Zichichi consideri oro con diamanti ogni metro di superficie sicula, ma un po' di buon senso non guasterebbe. Soldi sprecati, come sempre. Ma come dice Attinà, è sicuramente meglio fare Agrate Brianza, dove si lavora davvero, patrimonio dell'umanità.

gamma

Lun, 06/05/2013 - 18:07

"L’Etna sarà proclamata in giugno patrimonio dell’Unesco a Phnom Penh, in Cambogia, in occasione della 37a sessione del Comitato del patrimonio mondiale, alla presenza dei rappresentanti di oltre 180 Paesi." L'Istituto di vulcanologia dell'Università di Catania ha avuto la qualifica di eccellenza ed è considerato fra i 10 migliori centri di ricerca del mondo. Questo riconoscimento ha già portato notevoli benefici anche economici. L'anno venturo a Taormina è prevista tutta una serie di grandi manifestazioni alla presenza di grandi personalità della politica internazionale e della cultura. Il Teatro greco di Taormina e quello di Siracusa per l'occasione ospiteranno compagnie teatrali provenienti da tutto il mondo. Forse il Prof. Zichichi non era a conoscenza di ciò. Inoltre l'Etna è quotidianamente ed ampiamente monitorata dal suddetto Istituto di vulcanologia non solo per ragioni scientifiche ma anche per ragioni di sicurezza dei centri abitati. Certo gli scienziati vorrebbero sempre più fondi per le loro ricerche e probabilmente a questo si riferiva il Professore. L'Etna è il più alto vulcano d'Europa con i suoi 3500 mt e il più vasto. In inverno si può andare a sciare sulle sue piste e in 30 minuti andare a prendere la tintarella a Taormina. Insomma, non è un brutto posto per viverci.

blues188

Lun, 06/05/2013 - 19:18

Ma allora mettetevi d'accordo tra voi siculi.. Non ce n'è uno che abbia idee simili! però a pensarci, vivete sempre coi soldi altrui. Adesso anche l'Unesco vi dà fondi. Non basta l'Italia, non basta l'Europa, non basta il mondo che voi dilapidate tutto senza vergogna alcuna. Poi mi vengono a dire che in Sicilia i lavoratori ci sono.. Ma cosa ne fate dei soldi? Li mangiate col tonno?

Sapere Aude

Lun, 06/05/2013 - 19:22

Interessante esposizione del prof. Zichichi sul gigante buono che diventerà un giorno (lontano) cattivo. Ma c’è il Vesuvio lì pronto a ricordarci - come se non bastassero camorra, n’drangheta e mafia – che la natura in quella martoriata parte d’Italia gira sempre al peggio. Mi ha confuso (ma la colpa deve essere la mia ignoranza) quando spiega che le lave composte di “nuclei con maggior numero di protoni e neutroni”, quindi dense (e calde), si staccherebbero dalla massa che sta sotto la crosta terrestre migrando verso la superficie, rispetto a quelle più leggere, meno dense e fredde che andrebbero “subdotte”. Il Nobel Subramanya Chandrasekhar descrive che la convezione indotta termicamente è attiva quando uno strato orizzontale di fluido viene riscaldato da sotto e un gradiente di temperatura negativo viene mantenuto. L'aggettivo "negativo" viene utilizzato per qualificare il gradiente di temperatura prevalente, poiché, a causa della dilatazione termica, il fluido in basso diventa più leggero del fluido nella parte superiore, e potenzialmente instabile. Questo è il modo di convezione termica: rappresenta gli sforzi del fluido di ripristinare un grado di stabilità '. Ma lei scrive di lave più pesanti di altre. E allora come la mettiamo?