Il figlio torna il sospettato numero uno

Il ritrovamento di un guanto di lattice e quello di due tazzine di caffè, probabilmente rubate dalla casa dove nel fine settimana si è consumato il massacro della famiglia Allione. E ancora: un nuovo interrogatorio fiume per Maurizio Allione, il figlio della coppia uccisa. Sarebbe a una svolta l'inchiesta sul triplice omicidio avvenuto a Caselle. Nel pomeriggio di ieri, infatti, è stato nuovamente ascoltato per cinque ore Maurizio Allione. Il giovane è stato convocato per la seconda volta come persona informata sui fatti. Ieri, tuttavia, in una saletta accanto a quella in cui si stava consumando il lungo colloquio con i carabinieri, all'interno della caserma di Caselle, sedeva ancheil difensore del ragazzo, l'avvocato Stefano Castrale. Poche ore prima, infatti, il legale torinese aveva consegnato a Fabio Scevola, il sostituto procuratore che coordina l'indagine, la nomina in qualità di legale di fiducia di Allione, sottolineando la posizione di parte lesa del suo assistito. Ma la decisione dell'avvocato Castrale di attendere in caserma la fine dell'interrogatorio ha indotto a pensare che la posizione del ragazzo potesse cambiare da un momento all'altro. «Il mio assistito è provato e scosso dalla pressione di questa indagine», ha spiegato poi il legale mentre si allontanava per pochi minuti dalla caserma. Aggiungendo: «La posizione del mio assistito è sempre la stessa: persona informata dei fatti». Un concetto ribadito anche in tarda serata, al termine del faccia a faccia tra i militari e il giovane. La decisione di convocare in caserma il ragazzo è stata presa nel primo pomeriggio, al termine di una mattinata convulsa nella quale non sono mancati anche alcuni colpi di scena. A cominciare dal ritrovamento, in un fosso a pochi metri dalla casa, di alcuni oggetti che sarebbero stati rubati nella casa del massacro, e di un guanto di lattice. A ritrovare gli oggetti, tra cui due tazzine di caffè che compongono un servizio della famiglia Allione, sarebbe stato proprio Maurizio. In mattinata, infatti, il ragazzo era tornato a Caselle per consegnare a un amico di famiglia i due pastori tedeschi dei genitori, rimasti chiusi nel sottoscala mentre si consumava il delitto. Facendo due passi con i cani, il ragazzo avrebbe quindi trovato nel fosso le tazzine e i guanti. Dopo di che, avrebbe chiamato i carabinieri. Ora i reperti saranno analizzati dalla Scientifica,che cercherà eventuali impronte e tracce di dna. In particolare, il guanti da chirurgo potrebbero essere stato usato dal killer per compiere il delitto.
E sempre ieri è proseguito il sopralluogo dei Ris di Parma nella villetta di via Ferrari. Gli investigatori avrebbero prelevato numerosi campioni. E sarebbe stato anche svelato il mistero delle poche tracce di sangue trovate sulla scena del delitto, tanto che in un primo momento si era pensato che la morte fosse dovuta a un'intossicazione di monossido di carbonio. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, parte del sangue delle vittime sarebbe stato assorbito dalla moquettes di colore rosso sui cui sono stati trovati distesi Carlo Allione e Maria Angela Greggio. Scena analoga nella camera da letto, dove invece è stata uccisa la nonna Emilia Campo Dall'Orto. Ma sarà l'autopsia a sciogliere una volta per tutte le modalità della morte. Il pm conferirà la consulenza autoptica questa mattina e non è escluso che gli accertamenti sui corpi inizino già nel pomeriggio. Importante è stabilire il momento della morte della famiglia Allione, perché è intorno a questo che ruotano gli alibi dei protagonisti di questa vicenda, a cominciare proprio da quello del figlio. Gli inquirenti sospettano che a compiere il massacro sia stato qualcuno che conosceva le vittime: in casa né segni di effrazione né segni di lotta.