Follie della burocrazia: l'imposta sui volontari del soccorso alpino

L'ultimo colpo di zelo della burocrazia italiota l'ha scoperto Roger De Menech, parlamentare bellunese del Pd. Riguarda l'attività dei volontari del Soccorso alpino e consiste in una nuova tassa camuffata da pagare per chiedere il rimborso della giornata lavorativa al proprio datore di lavoro quando si è chiamati a un intervento di soccorso. Trentadue euro, non pochi centesimi, in marche da bollo da apporre alla domanda.
Nell'Italia del canone speciale preteso dalla Rai dai titolari di partita Iva possessori di pc che potrebbero guardare la tv in azienda e delle tasse per i diritti d'autore chiesti ai possessori di tablet e smartphone che potrebbero scaricare film o musica può succedere anche questo. In fondo, lo scarso stupore di fronte a queste notizie è la spia della deriva e della rassegnazione.
«Voglio sapere chi è il geniale burocrate che ha fatto questa pensata», ha dichiarato De Menech rifiutando di rassegnarsi e annunciando di aver presentato un'interrogazione urgente una volta appresa la nuova prassi introdotta dal ministero del Lavoro. A segnalare il caso è stato il responsabile del Soccorso Alpino bellunese, Fabio Bistrot.
Ma non è escluso che la nuova, fantasiosa, gabella riguardi anche volontari in servizio in altre aree geografiche e per altri tipi di interventi. È esattamente ciò che De Menech, segretario regionale del Pd veneto considerato vicino a Matteo Renzi, vuole sapere. E non a caso, nell'illustrare la sua battaglia, il deputato bellunese cita il premier: «Dobbiamo lavorare per uno Stato che sia amico dei cittadini e non ostile, come dice Renzi», sottolinea.
La normativa in questione riguarda i cosiddetti «volontari comandati». Ovvero quei soccorritori che dipendono dalla Protezione civile, richiesti da un ufficiale dello Stato, solitamente il sindaco o il prefetto, di prestare servizio in caso di calamità o di interventi di soccorso. Finora la domanda in duplice copia per il rimborso dell'assenza dalla giornata lavorativa richiedeva una marca da bollo da due euro. Improvvisamente, per decisione autonoma di alcuni uffici provinciali del Lavoro, il costo della marca è passato da due a 16 euro. «Non c'è una legge che stabilisca di quanto dev'essere il bollo per le domande», precisa De Menech. «Tutto avviene in modo arbitrario. È incredibile che qualcuno voglia spremere soldi dai volontari». In questo modo «lo Stato ne aggredisce la dignità e mina il principio di sussidiarietà».
La faccenda risulta ancor più antipatica proprio mentre entra nel vivo la stagione turistica nelle zone alpine e appenniniche dove il servizio dei volontari per garantire la presenza dello Stato e fornire il supporto di prevenzione e sicurezza in questi ambienti è quanto mai indispensabile. «Il risultato inevitabile sarà che, dovendo sborsare 32 euro per ottenere il rimborso, i volontari verranno meno al loro impegno e il soccorso alpino rimarrà sguarnito», prevede De Menech. Che sull'argomento annuncia un incontro in settimana con i rappresentanti del governo.
«Questo increscioso episodio -, prosegue il deputato bellunese - conferma l'urgenza non solo di riformare la pubblica amministrazione ma anche di quanto sia necessario e indispensabile il ricambio di personale all'interno della burocrazia italiana. L'attuale burocrazia è ostile ai cittadini e ai contribuenti, e interpreta il proprio ruolo non al servizio degli italiani ma come potere da usare contro i cittadini».