Quel Papa pellegrino che sale sull'aereo con la valigia in mano

Anche in occasione della partenza per il Brasile per la Giornata mondiale della gioventù il Pontefice ha rotto il protocollo

Per il suo primo viaggio internazionale, un ritorno alla «fine del mondo», papa Francesco ha scelto una vecchia borsa di pelle nera. Ma lungi dall'essere una furberia o un vezzo, per il primo pontefice sudamericano il low cost è semplicemente un modo d'essere: pellegrino nella sua America latina. Non l'Argentina delle villas miserias di Buenos Aires, ma il Brasile delle favelas in tumultuoso e disordinato sviluppo. Soprattutto, il Sudamerica ribollente di giovani. «Sto arrivando in Brasile fra qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28ª Gmg», aveva scritto Bergoglio in un messaggio su twitter prima di salire sull'airbus dell'Alitalia diretto a Rio de Janeiro. «Buon viaggio Santo Padre, ti aspettiamo a braccia aperte come il Cristo Redentore», avevano risposto i giovani dell'organizzazione della Giornata mondiale della gioventù che, da oggi, con un programma fitto di incontri di preghiera ma anche di visite ai luoghi più poveri della megalopoli brasiliana come la favela di Varginha, si protrarrà fino a domenica.

La prima trasferta internazionale di papa Bergoglio è iniziata ieri di buon mattino con l'arrivo in elicottero a Fiumicino e il breve tratto fino all'aereo percorso a piedi al fianco del premier Enrico Letta, presente per i saluti di rito. Come al solito non c'era nulla di rituale nei gesti del Papa. Né valletti né assistenti, Bergoglio si è portato personalmente il bagaglio a mano, salendo la scaletta davanti alle hostess in attesa. Protocollo ridotto al minimo, aveva già comunicato la rinuncia alla Papamobile e la scelta della Mercedes scoperta che già usa in piazza San Pietro anche nei trasferimenti tra la folla che lo accoglierà a Rio. L'essenzialità del Papa gesuita profondamente francescano non dovrebbe far più notizia. Più che una questione di stile, è un fatto sostanziale perché spontaneo. Invece, soggiogati dal basso profilo di Bergoglio, le scarpe risuolate o la valigia portata di persona, giornali e tv finiscono per trasformarlo in una figura sul filo del folclore: è fatto così. O per riverniciarlo con troppe mani di pauperismo: il Papa dei poveri (e niente più). In realtà, la riduzione del protocollo, il suo essere «il Papa della porta accanto», è solo il modo per lasciare campo libero al cuore del suo magistero, alla comunicazione della «luce della fede». Al fatto che è Cristo che guida la Chiesa.

Ieri, durante il volo che lo accompagnava a Rio, Bergoglio è comparso nel settore riservato ai giornalisti. «Ecco la fossa dei leoni», li ha presentati la «decana dei ruoli papali» Valentina Alazraki, vaticanista di un'importante televisione messicana. «Ho visto che i leoni non erano poi tanto feroci», ha scherzato Francesco dopo averli salutati a uno a uno chiedendo il loro aiuto per il viaggio appena iniziato. «Corriamo il rischio di avere una generazione che non avrà trovato lavoro», ha detto. «La crisi mondiale non fa cose buone per i giovani», ha osservato evocando i tassi di disoccupazione di molti Paesi e sottolineando «che dal lavoro viene la dignità personale». Sempre conversando con i giornalisti, ha detto che la Gmg serve «per incontrare i giovani: vorrei trovarli inseriti nel tessuto sociale, nella società». «Quando li isoliamo, commettiamo un'ingiustizia. Togliamo loro l'appartenenza. I giovani hanno un'appartenenza ad una famiglia, ad una cultura, ad una fede. Non dobbiamo isolarli, loro sono il futuro perché andranno avanti. Ma anche l'altro estremo, gli anziani, sono il futuro», ha proseguito. «Invece siamo abituati a questa cultura dello scarto. Ed è un'ingiustizia anche questa perché gli anziani ci trasmettono la saggezza della vita, della storia, della patria, della famiglia».

Dopo dodici ore di volo, il Papa è atterrato alle 16, ora locale, a Rio de Janeiro. Alle 18, quando in Italia era già notte, ha incontrato la presidentessa brasiliana Dilma Rousseff nel primo atto ufficiale della sua trasferta sudamericana.

Commenti

myollnir

Mar, 23/07/2013 - 11:09

Si vede che ha già imparato anche lui a non fidarsi del servizio bagagli di Alitalia!

claudino1956

Mar, 23/07/2013 - 11:12

Triste spettacolo quelle immagini di un Papa che sale in aereo come un commesso viaggiatore con la valigia piena di cartaccia di reclame. Se si voleva eliminare completamente qualunque residuo di sacralità, autorità spirituale, etc., ecco il comportamento che riduce la chiesa ad un qualcosa che non ha più niente a che fare con lo spirito e la spiritualità, e sopratutto il Padreterno.

marco8187

Mar, 23/07/2013 - 12:00

a claudino 1956 ho solo da rispondere una cosa : Triste spettacolo? ma stai scherzando! Non è da questo che si vede la sacralità , l' autorità la si evince dalle sue parole. Smettiamola con l'idolatria delle persone, il papa non è dio, e io trovo che questo tra tutti gli ultimi papi sia veramente un pastore che intende portare il vangelo nel mondo e lo sta facendo egregiamente!

niklaus

Mar, 23/07/2013 - 13:26

A Claudino e Marco Avete regione tutti e due. Si capisce che il Papa sente di non poter avvicinarsi a milioni di poveri circondato dai tradizionali orpelli della sua carica, ma e' anche vero che l'immagine del Papa e' legata anche a un decoro che si e' accumulato nei secoli. Se il Presidente Napolitano si presentasse ad eventi ufficiali in maniche di camicia e con una valigetta di plastica in mano penso si sentirebbero offesi tutti, anche quelli che non sono d'accordo con lui.

giottin

Mar, 23/07/2013 - 13:36

Quel papa che sale sull'aereo con la valigia e che scende senza valigia: oh mammma ho dimenticato la valigia sull'aereo.

giottin

Mar, 23/07/2013 - 13:39

@@marco8187. A parte la mia battuta precedente, trovo che ha perfettamente ragione.