Giustizia, sì al progetto del Colle per metter fine a 20 anni di lotta

Per ripristinare l'equilibrio costituzionale, il Parlamento deve dar seguito alle proposte di riforma elaborate dai saggi. Sono un ottimo punto di partenza per la pacificazione

Ex malo bonum. Il presidente Berlusconi non avrebbe potuto indicare meglio la bussola per queste ore così concitate. Una lezione di equilibrio e speranza. Soprattutto di fronte all'arido e disperato cinismo dei tanti talebani assetati di sangue che esultano per la condanna.
L'evocazione della massima di Sant'Agostino nel suo dolente messaggio televisivo, del quale solo la cecità ottusa dei professionisti del giustizialismo può ignorare l'umanità e l'autenticità, non ha però solo una valenza personale. Essa indica un preciso percorso politico e istituzionale, la cui occasione è la vicenda giudiziaria del Presidente Berlusconi, ma il cui punto di caduta è una diagnosi (e soprattutto una terapia) della questione giustizia in Italia.
Solo la certosina acribia dei radicali ha sinora impedito che i tanti casi di mala giustizia venissero risucchiati dall'oblio, come nel caso di quel cittadino italiano intervistato un paio di sere fa a Radio radicale, accusato di reati infamanti a sfondo sessuale, e prosciolto solo in appello dopo 16 mesi di carcerazione preventiva che nessuno mai gli risarcirà.
La questione giustizia esiste in Italia a prescindere da Berlusconi. Ma l'accanimento ventennale nei suoi confronti è la punta di un iceberg che tutti conoscono, anche quando voltano la faccia dall'altra parte.
Per questo la sua battaglia ha un significato politico ben più importante del fatto che egli guida un partito sostenuto da milioni di persone. Per questo la questione della giustizia rappresenta la pietra d'inciampo di ogni tentativo di pacificazione nazionale e di ogni rinascita del paese.
Il programma iniziale di questa maggioranza prevedeva una riforma delle istituzioni che rafforzasse il potere politico, per poi procedere con una rinnovata autorevolezza alla riforma della giustizia. Forse è stato un errore separare il percorso delle riforme istituzionali dalla riforma della giustizia: oggi la connessione tra i due ambiti è tornata infatti prepotentemente ad affermarsi.
Ma nulla vieta che attraverso un binario parallelo si possa intervenire. La questione giustizia ha infatti un significato di sistema perché investe direttamente le due direttrici sulle quali si fonda l'organizzazione dello Stato: il rapporto tra autorità e libertà e il rapporto tra i poteri che quella autorità legittima incarnano.
Queste due direttrici danno l'impronta della forma di Stato, da esse dipende la qualificazione in termini autoritari o liberali, democratici o autoritari, equilibrati o squilibrati. In Italia lo squilibrio si è andato progressivamente affermando, ma ha avuto certamente il suo punto di rottura con l'abrogazione della norma costituzionale sull'autorizzazione a procedere nel 1993.
Mi fanno sorridere le tante vestali della Costituzione più bella del mondo, quelli che si stracciano le vesti ad ogni proposta di modifica della Carta, venerata come sacra reliquia. Non ho mai sentito nessuno di loro scandalizzarsi per la modifica dell'immunità. Sembra quasi che in tutta questa perfezione costituente l'articolo 68 fosse l'unico neo, l'unico ostacolo al dispiegamento paradisiaco di tutta quella perfezione.
Il discorso invece è molto serio. A torto o a ragione quella scelta fu fatta. All'inizio degli anni '90 le forze politiche stesse decisero di modificare profondamente l'equilibrio costituzionale, fondato sulla previsione di particolari garanzie e immunità per gli esponenti del potere politico.
Dopo la modifica della disciplina dei procedimenti per i reati commessi dai membri del governo nell'esercizio delle funzioni (prima sottoposti alla giurisdizione speciale della Corte costituzionale in composizione integrata), si decise, com'è noto di abrogare l'istituto dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari (articolo 68 della Costituzione).
Non si tratta qui di giudicare se quella sia stata in sé una scelta buona o cattiva, si tratti di osservarne gli effetti di sistema. L'abrogazione dell'autorizzazione a procedere sancì infatti la fine di un rapporto tra politica e magistratura strutturato intorno all'insegna della separazione netta delle sfere di azione. La politica ai politici, la magistratura ai giudici. Non a caso il costituente previde anche quella norma, sempre dimenticata, ma tuttora vigente (articolo 98 della Costituzione), secondo cui «si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati». Se pensiamo che da noi i magistrati i partiti addirittura li fondano!
L'idea della separazione netta si fondava sul timore che altrimenti si sarebbero determinate sovrapposizioni, interferenze e corto-circuiti. Purtroppo la storia ci ha insegnato che quei timori erano assolutamente fondati. Eliminato il tassello, l'intero ingranaggio è impazzito.
Cos'è mancato per evitare la degenerazione? È mancato che alla parte «distruttiva» (abrogativa) se ne affiancasse una «ri-costruttiva», che cioè al posto della rigida separazione ormai abbandonata, si introducessero dei meccanismi di maggior coordinamento tra le sfere di potere. È mancata la creazione di più forti meccanismi di garanzia «interna» al circuito giudiziario, a cominciare da una più netta separazione tra l'attività requirente e l'attività giudicante, da meccanismi disciplinari più imparziali, da una maggiore garanzia di responsabilità dei giudici
Insomma, l'abolizione dell'autorizzazione a procedere eliminò il filtro costituito dal fumus persecutionis. Non fu considerato però che il suo posto potesse venire occupato da un non meno preoccupante fumus ambitionis, di quei magistrati che vanno alla ricerca di protagonismo e sensazionalismo o si sentono i cavalieri della giustizia
E così, alla fine, quella membrana impermeabile tra politica e giustizia, eretta dai costituenti, è diventata una membrana «semipermeabile», che funziona solo in una direzione. Mentre l'ordinamento giudiziario è un tabù intoccabile, i magistrati scorrazzano sulla politica.
Questo squilibrio non può continuare. E il caso Berlusconi è un paradigma. Una persecuzione durata vent'anni nel contesto che ho appena descritto è oggettivamente una questione politica, indipendente da qualsiasi merito giudiziario.
Cosa fare dunque? Come trarre ex malo bonum? Come cittadino, ciascuno di noi, ha certamente a disposizione le possibilità offerte dall'iniziativa radicale di referendum abrogativi su vari profili della mala giustizia. Ma serve un'iniziativa anche della politica. Un'assunzione di responsabilità. E questa iniziativa, ancora una volta, ce l'ha indicata il Capo dello Stato. Allorché, con le dichiarazioni a seguito della sentenza della Cassazione, ha evocato il lavoro dei saggi da lui incaricati nell'aprile scorso per studiare i termini di una riforma dello Stato e della giustizia.
Il presidente Napolitano ha ragione, le proposte dei saggi sono un ottimo punto di partenza. Sono il viatico per l'inizio di quella pacificazione di cui l'Italia ha bisogno e di cui il presidente si è fatto garante all'inizio del proprio secondo mandato.
Piuttosto che reagire scompostamente con dichiarazioni provocatorie che hanno l'unico effetto di confermare le difficoltà interne, i leader del Pd dovrebbero prendere sul serio le dichiarazioni del presidente della Repubblica. Diamo veste normativa alle proposte dei saggi. Ripristiniamo l'equilibrio costituzionale. Chiudiamo questi vent'anni di guerra ideologica.
Ex malo bonum.
L'alternativa è continuare con un logoramento che finirà per travolgere tutti, minare la stabilità del governo del paese, nel momento in cui più grande è il bisogno di stabilità per raccogliere le opportunità offerte dalla timida ripresa.
Un'opportunità è offerta già dalle prossime ore. La giunta per le elezioni del Senato è chiamata a pronunziarsi sulla decadenza di Berlusconi a seguito della condanna e in applicazione della legge Severino-Monti. Ma quella legge, come messo in luce anche dalla dottrina, presenta forti dubbi di costituzionalità. Perché si tratterebbe di applicare la sanzione dell'ineleggibilità a fatti precedenti all'entrata in vigore della legge. Un'applicazione retroattiva di una legge sugli effetti di una condanna penale. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo lo vieta. E la Costituzione italiana impone che quella convenzione sia rispettata.
Evitiamo una guerra per bande anche su questo punto. Dimostriamo tutti senso di responsabilità. Cogliamo l'occasione: ex malo, bonum.

Commenti

Paul Vara

Lun, 05/08/2013 - 08:24

Il grande statista pregiudicato pretende dettare ordini al Quirinale. Prima di arrivare alla riforma della Giustizia sarebbe meglio rispettare la Legge.

killkoms

Lun, 05/08/2013 - 08:42

tangentopoli,scoppiata(guarda caso)dopo le tragiche morti di Falcone e Borsellino,fù la scusa per dare in pasto al popolino delle persone da odiare e dileggiare,in alternativa ai roghi ed alle esecuzioni pubbliche di una volta!non che la corruzione poliotica NON esistesse,diamine!c'era e c'è ancora!ma la stravaganza,fù la persecuzione della stessa"come se si trattasse di un'Italia a macchia di leopardo".come ebbe a dire il compianto arcivescovo maggilini!rinunciando all'art.68,la politica si sottomise praticamente ad una magistratura di pubblici impiegati,col risultato che anche l'uditore giudiziario (se esiste ancora tale figura)ultimo arruolato,potrebbe, impunemente e pesantemente,criticare il capo dello stato!i comunisti,con le terga blindate nonostante la tendenza di molti di essi,hanno prosperato!gli"altri"sono stati massacrati!

gigi0000

Lun, 05/08/2013 - 09:03

Piaccia, o non piaccia ai SINISTRI BUFFONI, Renato Brunetta arriva sempre prima, con una puntualità e con una precisione chirurgica, ad evidenziare la vera ragione dei problemi e ad indicarne le soluzioni più sagge e praticabili. Il teorema di Gramsci di conquistare il potere attraverso la magistratura si è avverato approfittando della buonafede dei cittadini: chi non avrebbe votato il referendum sull'abolizione dell'immunità parlamentare? Anch'io ho naturalmente dato il mio assenso, senza rendermi conto che così agendo, davo ai magistrati quello strapotere che hanno dimostrato di usare in maniera incontrollata ed a fini politici. Sono stato un pirla, come altri milioni d'italiani. Va bene, abbiamo sbagliato, ora, senza perdere un minuto, è giunto il momento di rimediare: i magistrati si limitino ad esercitare il loro ruolo, senza invadere il campo della politica. La malafede degli stessi, SINISTRI BUFFONI, è dimostrata dall'applicazione immediata e sistematica dell'esito di quel referendum, ma non, per esempio, di un'altro, quello della responsabilità civile. Ancora una volta due pesi e due misure.

volp

Lun, 05/08/2013 - 09:06

Brunetta in veste di costituzionalista e filosofo, ex malo bonum....Sfugge un particolare, i reati di cui è' stato accusato E condannato Berlusconi sono reati comuni, cosa c'entra limmunita' parlamentare? Ma certo..., quella che invoca Brunetta non è' l' immunità' e' l' impunita' parlamentare, secondo lui, quindi, i politici semplicemente non devono essere giudicati dai giudici ma solo alle elezioni, e allora perché' non candidare anche Totò Riina o Leoluca Bagarella? Anche loro prenderebbero un sacco di voti...Brunetta dopo aver fatto la pseudo riforma del settore pubblico demonizzando i pubblici dipendenti che lavorano quanto è molto più' di lui, cerca il salvacondotto per chi lo fa campare, in questo senso si può' essere d'accordo, ma di questo si tratta: Berluscono non va in galera perché' è' più' uguale degli altri. Ex malo bonum: offerto il salvacondotto spariscono Brunetta, Santanche', Cicchitto ed altri ammennicoli del genere. Ex bono malum: non succederà' mai...

giovanni PERINCIOLO

Lun, 05/08/2013 - 09:16

Belle e sagge parole Brunetta. Ma c'é un ma. Ce li vede lei i sinistri, dopo che la magistratura ha ululato alto e forte il suo no alla riforma, ad avere il coraggio di sfidarla??? In quel caso sai che bello spettacolo saprebbero organizzare i magistrati da Penati a MPS a vendolina che allora potrebbe scordarselo di farsi giudicare dalla compagna di cenette conviviali! Io faccio tre esempi ma lei, Brunetta, certamente meglio e più di me sa quante e quali frecce hanno al loro arco i magistrati se volessero applicare anche ai compagni la "cura" riservata finora a Berlusconi! Io pensero' male, malissimo e saro' sicuramente peccatore ma francamente l'unica possibile, parziale, modifica dell'esistente la vedo nei referendum di Pannella e la sola cosa che chiedo a lei e al centrodestra é, al momento opportuno e se del caso, di vigilare attentamente a che un redivivo Vassalli non faccia nuovamente strame della volontà popolare!

franco@Trier -DE

Lun, 05/08/2013 - 09:30

la riforma sarebbe quella di dare sempre ragione a Berlusconi allora in questo caso sarebbero dei santi.

a.zoin

Lun, 05/08/2013 - 09:36

L`Italia è il paese dei RECORD. Abbiamo la Mafia, la Camorra la N`dragheta la Nundizza e da qualche anno ,anche LA MAGISTRATURA, la piu`strana di tutto il mondo. Non si può dire che questi Magistrati o Giudici siano sutti con gli stessi ideali, MA, NON C`È NESSUN ALTRO PAESE, CHE CONCLUDA UN GIUDIZZIO E PENALIZZI L`ACCUSATO PER "SENTITO DIRE". Che ogni individuo ABBIA i propri ideali,è più che logico,MA, che questi personaggi che DOVREBBERO DERE AD ESEMPIO sul motto;"LA GIUSTIZZIA È UGUALE PER TUTTI" CON TUTTO L`ODIO E LA GELOSIA, dimostrano che il POTERE è NELLE LORO MANI, e NEPPURE I CAPI DEL GOVERNO POSSONO DARE DECISIONI SU COME AGISCONO. Se la MAGISTRATURA È COSI FORTE COME SI SENTE,PERCHÈ NON LASCIAMO PERDERE TUTTI I PARTITI POLITICI E VOTIAMO PER UNA MAGISTRATURA CHE DEBBA FAR VELERE IL GIUSTO,E NON RENDA LA POPOLAZIONE ITALIANA,LO ZIMBELLO E I PIÙ CORROTTI DI TUTTO IL MONDO.

Ritratto di leopardi50

leopardi50

Lun, 05/08/2013 - 09:57

La riforma della giustizia non è tra le riforme improcrastinabili di questo governo e di questo paese. Le priorità dovrebbero essere altre visto il baratro in cui è caduto il nostro paese perchè. Anzichè aggredire la crisi che corrodeva l'economia mondiale, si pensava ai problemi giudiziari del primo ministro, si varava lo scudo fiscale facendo pagare agli evasori/mafiosi il 5% e si andava a dire che i ristoranti erano pieni.

Ritratto di leopardi50

leopardi50

Lun, 05/08/2013 - 09:57

La riforma della giustizia non è tra le riforme improcrastinabili di questo governo e di questo paese. Le priorità dovrebbero essere altre visto il baratro in cui è caduto il nostro paese perchè. Anzichè aggredire la crisi che corrodeva l'economia mondiale, si pensava ai problemi giudiziari del primo ministro, si varava lo scudo fiscale facendo pagare agli evasori/mafiosi il 5% e si andava a dire che i ristoranti erano pieni.

giorgiandr

Lun, 05/08/2013 - 10:01

il commento di quel tizio, franco@trier, la dice lunga sui motivi del progressivo imbarbarimento della nostra società...tutto è visto in funzione di Berlusconi. L'articolo di Brunetta è a più ampio raggio, investe aspetti estremamente delicati della nostra democrazia, quella che c'è e quella che ci sarà (forse), ma alcuni si tappano occhi e orecchie per la paura folle che possa andare a vantaggio di uno solo. Non si riesce proprio a capire cosa c'è dietro e a cosa ci sta portando questo modo di pensare, che tristezza.

Triatec

Lun, 05/08/2013 - 10:02

in Italia, quella che chiamasi giustizia viene esercitata da toghe che nel '92 distrussero il PSI e la DC, lasciando intatto il PCI. A distanza di 20 anni le stesse toghe riescono ancora una volta ad entrare a gamba tesa in politica cercando di distruggere il PDL. Anche questa volta, nonostante i vari Penati, Vendola, Errani, Monte dei Paschi... ecc..ecc. il PD ne esce immacolato. Sbagliamo a dire che i magistrati sono schierati? La giustizia è uguale per tutti? E' credibile?

Triatec

Lun, 05/08/2013 - 10:08

La riforma della giustizia non è tra le riforme improcrastinabili? Può chiamarsi giustizia quella che condanna senza prove ma solo per convincimento dei giudici? Una giustizia che dopo aver distrutto DC, PSI e oggi PDL, lasciando impunite tutte le malefatte della sinistra, induce tutti voi

Triatec

Lun, 05/08/2013 - 10:08

La riforma della giustizia non è tra le riforme improcrastinabili? Può chiamarsi giustizia quella che condanna senza prove ma solo per convincimento dei giudici? Una giustizia che dopo aver distrutto DC, PSI e oggi PDL, lasciando impunite tutte le malefatte della sinistra, induce tutti voi

Triatec

Lun, 05/08/2013 - 10:11

Il mio post precedente che non ho finito ma ben comprensibile, inviato accidentalmente, era destinato a Leopardi50,

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Lun, 05/08/2013 - 10:31

Si era, in passato, parlato di tagliare le unghie ai PM costringendoli, con adatta riforma, a presentarsi dal Giudice "con il cappello in mano" (Sic!). Ora che anche i Giudici si sono dimostrati affetti da sanguinario sadismo, si potrebbe "tout court" obbligare per legge i magistrati a giurare fedeltà allo statuto di Farsa Italia.

angelo piras

Lun, 05/08/2013 - 10:38

Giustizia, sì al progetto. Licenziare tutti i magistrati appartenenti a un qualsiasi partito. Al popolo la possibilità di scegliere, tramite il diritto di voto. Massima durata di pensionamento a sessantacinque anni senza possibilità di reintegro. Sveltezza nel giudicare, per evitare sperpero di soldi pubblici. Risarcimento danni per errori giudiziari, a carico del giudicante e in casi gravissimi, il licenziamento in tronco senza possibilità di appello.

BTrac

Lun, 05/08/2013 - 10:39

Brunetta ha certamente ragione. E' stato un errore gravissimo abolire l'art. 68 della Costituzione perché ha consentito alla magistratura di entrare in politica. Sicuramente non è più rinviabile una rigorosa riforma della magistratura. Oltre al ripristino dell'art. 68 della Costituzione alla sua originale formulazione. Il PD, per motivi loro, pone il veto sistematicamente alla riforma della magistratura. Ad un certo punto il PDL dovrà scegliere che cosa fare. Restare in un governicchio dove il PD detta legge, mentre la magistratura massacra il PDL. Oppure far saltare il governicchio e andare alle elezioni per farla da soli la rigorosa riforma della magistratura. E' impossibile andare avanti così.

tignetta

Lun, 05/08/2013 - 10:45

egregio signor Leopardi, prima di tutto l'invito a cambiare nickname in quanto con quello che dice offende il sommo poeta, molto più avanti di lei nel pensiero, lui guardava all'"infinito"inteso in tutti i suoi sensi mentre lei guarda non più in la del proprio naso che a questo punto credo sia molto corto e sa perchè, perchè è il solito discorso demagogico e qualunquista...."ci sono problemi più grossi...."ma forse crede che incappare anche involontariamente nelle maglie della"giustizia" non possa capitare anche a lei?si sbaglia di grosso, tutto può accadere a chiunque, basta un semplice incidente stradale o un ladro entra in casa sua o nella sua auto e poi la voglio vedere a ragionare con certi magistrati ottusi che trasformano la vittima in carnefice costringendola a risarcire il ladro , addirittura, solo per il fatto di averlo chiuso nella propria auto che "il ladro" stava ripulendo in attesa dell'arrivo dei carabinieri, capito cosa è successo, sì perchè quello che le racconto è successo, un giudice ha condannato il derubato al pagamento di 18000 euro quale risarcimento ai ladri in quanto li ha "sequestrati" nella propria auto che derubavano, questa è la verità e non si deve provvedere alla riforma della giustizia?oppure gente tenuta in galera per anni che ancora attende di essere giudicata, questo le sembra giusto?se lo ricorda il film di Sordi"Detenuto in attesa di giudizio"?oppure entrano in casa mia, rubano, stuprano ed io non devo fare niente, anzi secondo loro dovrei prima chiedere se l'arma che mi puntano è un giocattolo o no?ubriachi e drogati uccidono, omicidio colposo?e la lista è lunga, mio caro lei, ma già , si parla di Berlusconi ed allora....tutti i mali del mondo sono opera sua, e meno male che non l'hanno accusato per le torri gemelle, chissà, forse ci avevano pure pensato semmai anche qui con l'accusa che non poteva non sapere , ci hanno provato con Andreotti con il bacio.....le do un consiglio, ogni mattina quando si alza ripeta sempre"non c'è niente che non mi può accadere...."poi per rispondere allo scudo fiscale ci sarebbe da dire molto ma è fiato sprecato, perchè era perfettamente vero che i ristoranti allora erano pieni e lo scudo è servito a far rientrare capitali usciti, almeno una parte visto che gli italiani hanno questa bella abitudine, tasse o non tasse alte, è nel nostro DNA evadere perchè c'è chi glielo permette a cominciare dal piccolo cittadino che va dal dentista, parrucchiere, avvocato e non chiede fattura, "per amicizia"ma va là va là va là diceva Totò Purtroppo non siamo nemmeno un Paese ma un ammasso di Italioti,che tristezza!! Hasta la vista

curatola

Lun, 05/08/2013 - 10:47

temo che sia impossibile riformare la giustizia con le attuali forze politiche : grillo e pcpdsdspd se ne guardano bene dal prendere in mano la patata bollente fino a quando le toghe rosse li garantiscono. La gente poi vede di buon occhio il giustizialismo per fare antipolitica. Siamo un paese politicamente bloccato ed economicamente in balia di bruxelles. del resto quando si fa finanza allegra di stato per convenienza politica ma senza responsabilità bisogna espiare anni di stagnazione e di pseudodipendenza dall'"europa". Tertium non datur.

killkoms

Lun, 05/08/2013 - 10:48

@leopardi50,e di grazia,quali sarebbero le cose urgenti di cui abbisognerebbe il paese?la revisione dei tetti d'ingresso degli stranieri,o lo ius soli,come predica sora cecilia kienge?

Sinistra al caviale

Lun, 05/08/2013 - 11:01

Sarebbe anche ora. Anche gli "operatori di giustizia" devono essere punibili, esattamente come tutti gli altri cittadini..e soprattutto devono essere intercettabili. In tal caso credo che sarà necessario costruire un nuovo ...carcere

buri

Lun, 05/08/2013 - 11:51

darà anche un ottimo progetto, ma non credo che andrà in porto, il PD e il M5S, sono pronti alle barricate per bloccarlo, povera Italia!

tonipier

Lun, 05/08/2013 - 11:55

" GLI ITALIANI VIVONO CON UN CAPPIO AL COLLO" Nella capacità di prevenzione dell'illecito, attuabile attraverso leggi elaborate in funzione della indeclinabilità del vigore dell'ordine pubblico, si esprime maggiormente l'autorità dello Stato di preservazione dell'ordinato svolgimento della vita sociale, essenziale garanzia di progresso comunitario e condizione di sostegno e di vivificazione della fiducia dei consociati nelle istituzioni.

killkoms

Lun, 05/08/2013 - 12:09

@paulvara,guarda che molti amministratori della tanto abusata legge,sono i primi stupratori dela medesima,con buona pace della sacra carta costituzionale(la più beellaa deel moondo)

Ritratto di capcap

capcap

Lun, 05/08/2013 - 12:12

Con la riforma della giustizia 20 anni fa avremmo risparmiato miliardi. Il senile Giorgio si sveglia ora! W l'Italia e la Repubblica!

pinux3

Lun, 05/08/2013 - 13:21

Pacificazine? E quando mai Napolitano avrebbe parlato di "pacificazione"? Tra l'altro questi discorsi sulla "pacificazione" sono gli stessi che hanno sempre fatto i fascisti...Non c'è niente da "pacificare" in quanto non c'è stata nessuna "guerra dei vent'anni" ma solo il tentativo, per vent'anni, di un tale di cercare di sfuggire alla giustizia...

pinux3

Lun, 05/08/2013 - 13:24

gig0000...Perchè attribuisci ai "sinistri" lo stesso epiteto che il FINANTIAL TIME (noto foglio bolscevico...) ha riservato al tuo capo?

pinux3

Lun, 05/08/2013 - 13:32

@a.zion...Da come scrivi (ma chi ti ha insegnato l'italiano?) si capisce benissimo che sei solo un ignorante...Solo un ignorante può credere a certe minchiate...( i giudici che sentenziano "per sentito dire"...ma PER FAVORE...)

killkoms

Lun, 05/08/2013 - 13:58

@pinux,detto da quelli che chiedevano l'amnistia per gli anni di pi0ombo!e nperm la cronaca,vatti a vedere quante sentenze sono state costruite sul sentito dire!ma lo saii quanti pseuodpentiti col sentito dire ci hanno campato(e ci campano)?una volta la cassazione era la massima garanzia,ma ora si è fatta trascinare in basso dal resto della massa giudicante!come quando confermò la condanna di previti!per la prima volta nella storia giudiziaria della repubblica,un fatto commesso a roma,fù giudicato a milano;con buona pace del giudice naturale e della costituzione!