Al governo di Atene il Fondo chiede anche di abolire la tredicesima

Il Fondo Monetario Internazionale vuole diminuire gli stipendi in Spagna e Grecia. È questa la nuova direttrice dell'istituto di Washington, consapevole ormai che i memorandum imposti alle economie in crisi dei Paesi Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) non stanno sortendo gli effetti auspicati. Per cui, al di là del merito economico del provvedimento chiesto a Madrid e Atene, stupisce la volontà del fondo guidato da Christine Lagarde di mettere bocca sui contratti di lavoro nazionali, non solo nel pubblico impiego ma anche nel settore privato, bypassando di fatto sovranità nazionale e parti sociali. E senza fare mea culpa su una cura, quella della troika, che semplicemente non sta funzionando.
I sindacati spagnoli hanno respinto con fermezza la proposta della Commissione europea e del Fmi di abbassare i salari nel Paese, in quanto sostengono che la decisione aggraverebbe il trend economico, favorendo un progressivo e ulteriore impoverimento dei cittadini. Solo 24 ore prima il commissario europeo Olli Rehn aveva difeso i tagli salariali fino al 10% come un'ulteriore chance offerta alla Spagna da parte del Fondo. E aveva invitato le sigle sindacali, oltre che i datori di lavoro, a cogliere questa opportunità «come un modo per combattere la disoccupazione».
Ma da Madrid si alza un vero e proprio muro con il portavoce del sindacato Ccoo, Fernando Lezcano, che esprime «rifiuto assoluto» per una proposta che va nella direzione della «svalutazione interna del potere di acquisto». Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario del sindacato Ugt, Toni Ferrer, che definisce «pazza» la misura chiesta dal Fondo che segue le politiche assurde imposte alla Spagna e che hanno prodotto più di 600.000 disoccupati rispetto a un anno fa.
Ma se Madrid piange Atene ormai non ha più una lacrima da versare, perché non sono state quelle del mese scorso le ultime misure imposte dalla troika. C'è un emendamento nascosto nel provvedimento anti crisi che prevede un'altra sforbiciata ai salari pubblici e privati. Nello specifico, per i lavoratori privati il Fondo monetario internazionale chiede l'abrogazione della tredicesima, riducendo il salario minimo a 495 euro. Previsto anche il taglio del 30% a pensioni principali e supplementari, mentre il divieto di cumulare le pensioni per la casta varrà solo per gli eletti dal 2013 in poi, salvando di fatto chi ha prodotto la voragine finanziaria attuale. La risposta che si ottiene? Alla fine della fiera è sempre la stessa, con la Troika che a settembre tornerà ad Atene per chiedere altri sacrifici, con i rappresentanti dei creditori internazionali che dirigono di fatto le politiche dei Paesi membri, ma senza ottenere né riduzione dei debiti con chi presta loro denaro, né quella del debito pubblico, che in Grecia è lo stesso dell'inizio della crisi: 330 miliardi di euro.
Ma il Fondo non molla e «raddoppia» i sacrifici per lavoratori e imprese, vessate da balzelli e assurde direttive mentre gli evasori veri sono già al sicuro. E la stampa tedesca dà conto degli scenari per un nuovo haircut sul debito greco, come ammette il numero uno dell'Istituto tedesco per la ricerca economica Marcel Fratzscher. La Cancelliera però non ne vuol sapere, almeno fino alle elezioni di settembre. E Jurgen Habermas, intervenendo ad Atene al simposio mondiale della filosofi, prescrive: solo la solidarietà salverà l'Ue. Chissà se l'eco delle sue parole giungerà nella sede del Fmi.
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