Grecia, in prigione chi si opporrà ai diktat della Ue

L a Grecia! Sembra impossibile, nonostante tutto quello che è avvenuto in questi ultimi anni di crisi, che sia la Grecia a cancellare definitivamente se stessa come Stato indipendente e come faro di civiltà. Quella Grecia della quale l'Europa non si è mai dimenticata durante i lunghi secoli della sua storia, con il suo Omero e il suo Partenone, con le sue Olimpiadi e il suo Ulisse, quella Grecia per la cui libertà hanno combattuto e sono morti Santorre di Santarosa e George Byron, oggi rinuncia del tutto alla propria identità e si consegna alla dittatura europea. Il Parlamento sta per approvare, infatti, una norma che, riassumendone in poche parole il senso, punisce con la reclusione per almeno sei mesi chiunque violi le decisioni del «regolamento Ue».

A questo punto di sottomissione sono giunti, dunque, i governanti greci? Non ce ne dobbiamo meravigliare, per quanto ci addolori immensamente, perché, quando si è accettato di vendere (di svendere) tutte le proprietà di un Popolo, come hanno fatto in quest'ultimo periodo i politici, dimenticando che non ne sono i proprietari, ma soltanto i temporanei amministratori; quando si è accettata la conduzione economica della cosiddetta Troika, ossia degli inviati del Fondo monetario internazionale e della Bce, costringendo i greci a vivere nelle più misere condizioni pur di continuare a far parte dell'euro, l'abbrutimento finale è inevitabile.

Di fronte a questa normativa, però, noi abbiamo l'obbligo di accantonare le riflessioni sulla schiavitù della Grecia per mettere in luce il conclamato totalitarismo dell'impero europeo. Anche se è il Parlamento greco ad approvare questa norma, essa è diretta espressione delle autorità europee e nessuno si deve illudere che riguardi soltanto la Grecia: si tratta di norme praticamente indispensabili per una costruzione che è stata fatta sulla testa dei popoli e che non potrebbe reggere a lungo senza la dittatura.

Questa è di fatto la situazione nella quale si troverà ben presto la tanto decantata Unione Europea con i suoi 28 e forse più Stati da tenere soggetti e le sue centinaia di milioni di persone cui imporre la propria volontà, la propria ideologia, il proprio potere. Le menti pensanti nascoste dietro alle «autorità» praticamente senza nome (Troika, Oms, Bce, Onu) che già comandano, si sono preparate perciò alle eventuali, prossime ribellioni e stanno predisponendo la gabbia normativa entro la quale ogni libertà, tanto delle persone quanto delle istituzioni, sarà calpestata. La Grecia non si è ribellata: buon segno per loro, ma ultima possibilità per noi e per i nostri governanti di salvarci dallo stesso destino. Quella di oggi ci si presenta con una faccia immediatamente politica, ma tutte le norme coercitive che provengono dall'Europa, anche quando non sembrano «politiche», sono finalizzate allo stesso scopo: omogeneizzare i popoli che saranno governati da un unico centro di comando, riducendoli a singoli individui tutti uguali perché privi di ogni bene che li differenzi (senza sesso, senza parenti, senza patria), e sono tutte provviste della stessa pena per chi non le osservi: il carcere. Lo è la legge sull'omofobia e nessuno, sebbene si tratti di reati d'opinione, se ne è meravigliato. L'idea che «Europa» e «carcere» siano un tutt'uno è già stata introiettata, o meglio: tutti sanno che soltanto con la dittatura e il carcere sarà possibile tenere unito l'impero europeo.