Grillo lancia Rodotà ma pensa a Prodi

Il leader non chiude all'alleanza con il Pd e ripesca il Prof. Un deputato: "Se votano l'ex Garante si governa insieme"

Contestazione allo sbarco di Beppe Grillo in barca a vela a Trieste

Roma Nel giorno della sua prima vera vittoria dal giorno dopo il voto, Beppe Grillo in versione Cristoforo Colombo arriva a Trieste in barca a vela, supera senza danni anche l'agguato di «Altra regione», la lista del centrodestra alle regionali in Friuli che lo attende al largo per contestarlo con un megafono, e poi spara come al solito contro tutto e tutti. Di più contro il Pd, il partito che è riuscito a far esplodere come da programma con la proposta di Stefano Rodotà al Quirinale. «Il Pd si sta spaccando in due o tre correnti. Non sto gioendo, non sono contento nel vedere gente che brucia la tessera del Pd davanti a Montecitorio». Sarà. Ma sul suo blog il video del militante Pd deluso che brucia quel rettangolino rosso finisce in evidenza.
Grillo gira il Friuli con il suo tsunami tour elettorale. I toni sono i soliti, con un tocco di angoscia personale: «Non sono un eroe, anche io ho paura per la mia famiglia. Sono finito nel mirino della stampa che ha fatto manovre per mettermi in difficoltà». Parole che contraddicono quelle di pochi giorni prima, quando si era vantato di non aver bisogno della scorta a differenza degli altri politici.
Doveva essere il giorno di Franco Marini, ma l'ex sindacalista abruzzese affonda e Grillo gongola: «Se vince Marini è un dramma, sparisce tutto», dice riferendosi alle inchieste giudiziarie come quella su Mps. «Non dico che non sia una persona perbene - aggiunge - è un ex Dc che è il candidato di Berlusconi». Grillo ricorda quando portò a Marini, allora presidente del Senato, 350mila firme del primo V-day dell'8 settembre 2007 per cacciare i condannati dal Parlamento. «Non mi hanno neanche risposto».
Qualcuno gli chiede se, all'eventuale quarta votazione, quella in cui l'asticella della maggioranza si abbassa, il M5S potrebbe appoggiare Romano Prodi. E Grillo torna comico: «Ma perché ti droghi?». In realtà l'ipotesi è ben viva. Nell'assemblea dei parlamentari di fine seduta, in serata, ufficialmente si resta sulla linea-Rodotà: «Prodi non è il nostro candidato. Se Rodotà rinuncia, voteremmo il quarto classificato, cioè Zagrebelsky», dice Crimi. Prodi è ottavo tra i candidati grillini, ma visto come Grillo è riuscito a brigare per proporre il terzo classificato alle Quirinarie, potrebbe anche verificarsi un'epidemia di rinunce. E comunque qualche voce in libertà confessa: «Certo, se si arrivasse a un quarto scrutinio nel quale fosse in corsa Prodi, un po' dei nostri nel segreto dell'urna lo voterebbero». Magari proprio quei venti che mancano al pallottoliere del centrosinistra.
L'impressione è che le possibilità di un dialogo tra M5S e Pd da ieri siano in netta risalita. Grillo lancia più volte l'amo: «Se qualcuno vuole votare per lui: super! Si potrebbe collaborare», squittisce a Grado, nella tappa mattutina del suo giro friulano. E poi: «Volete l'accordo con il Movimento? Siamo aperti, ma non fai il comizio contro la povertà, fai un assegno da 42 milioni contro la povertà». Mezze aperture che fanno molto più notizia dei soliti slogan «arrendetevi!». E Gianluca Castaldi, cittadino deputato a 5 stelle, in serata prende coraggio e twitta: «Se il Pd vota Rodotà facciamo il governo».
Intanto il M5S vive anche di beghe interne. Come quella che ha per protagonisti il capogruppo al senato Vito Crimi e il cittadino senatore Marino Mastrangeli che Crimi ha minacciato di espulsione per la sua partecipazione non autorizzata a un programma tv. «Io non posso essere cacciato. È Crimi che deve essere espulso», dice riferendosi alla partecipazione del capogruppo a Porta a Porta. Ma la verità secondo Mastrangeli è che «Crimi è invidioso di me perché sono bello». Giovani, carini e vanitosi.