Guardiano del faro, il «posto» dove il lavoro diventa poesia

Pensionati, donne, pianisti: a decine si mettono in coda per rendersi utili ai naviganti cambiando vita. Lo stipendio? Sui 1300 euro. Ma la compagnia del mare non ha prezzo

Che la società stia evolvendo alla velocità della luce è sotto gli occhi di tutti. Che siano in molti quelli che sognano di fuggire dalle città, sempre più caotiche e claustrofobiche è noto. Che in tempi di crisi economica qualcuno sia attratto dalla ricerca di lavori tranquilli, che lo allontanino dai problemi e dalle tasse quotidiane è evidente. Ma che ci sia la fila per fare il guardiano del faro è un'assoluta novità.
La Marina Militare - che gestisce oltre 800 segnalamenti marittimi di vario tipo, dalle boe luminose ai fari monumentali, lungo gli ottomila chilometri di costa italiana, sulle isole minori e nei porti di maggiore importanza - è subissata di email, lettere e telefonate in cui si chiede come diventare farista. Un mestiere romantico e senza tempo non alla portata di tutti però, che trova il suo mistero anche nell'arte e nella letteratura. Un mestiere, per così dire d'elite, per pochi. Le richieste arrivano da tutta Italia: c'è la coppia di coniugi in pensione che si offre per custodire un «qualsiasi faro sperduto», oppure l'insegnante di pianoforte di 39 anni, che si dice «incantato dalla natura e che sogna di prendersi cura di questa - parole sue - affascinante sentinella dell'infinito».
Le ragioni che spingono, tanto i giovani quanto i pensionati, a valutare di fare una scelta del genere, sono sempre le stesse: ritrovare un senso di libertà, fuggire dalla routine, staccare la spina dalla quotidianità, stare soli per pensare, scrivere o ritrovare la pace perduta e soprattutto vivere a contatto con la natura. La molla che spinge tutti è la voglia di dare un calcio al caos delle città, ma qualcuno è stato anche influenzato da un recente sondaggio inglese, secondo cui la più gettonata e trasgressiva fantasia erotica femminile è «fare l'amore in un faro con un uomo sposato».
«Non esiste però un identikit dell'aspirante farista - dicono dalla Marina -. Chi ci contatta appartiene a tutte le categorie sociali, sia uomini che donne, accomunati dalla passione per il mare e dal desiderio di poter vivere in un faro. Il personale che lavora nei fari tuttavia, appartiene esclusivamente ai ruoli dei dipendenti civili della Difesa, e solo da tale bacino, dietro domanda da parte degli interessati, vengono arruolati i nuovi faristi».
La domanda, viene valutata in ordine alle esigenze del servizio dei fari; il candidato farista viene convocato per una visita medica e per l'accertamento dei requisiti, e se idoneo, dovrà frequentare un corso presso l'ufficio tecnico dei fari di La Spezia. Se il corso sarà superato, al nuovo farista sarà affidata una sede di servizio.
Non si richiedono competenze speciali. La preparazione è soprattutto tecnica e consiste nella conoscenza di tutte le apparecchiature utilizzate per il funzionamento dei fari e fanali e naturalmente una certa attitudine a vivere a contatto con il mare in ambienti isolati, e la capacità di guidare piccole imbarcazioni. Quotidianamente, nelle ore serali, i faristi fanno un controllo visivo sulla corretta accensione dei segnalamenti e, se riscontrano malfunzionamenti, avvertono le autorità marittime. Lo stipendio è di 1.300-1.400 euro al mese a seconda dell'anzianità di servizio. Ai quali vanno aggiunti però l'alloggio comprensivo di utenze (luce e gas). L'orario di lavoro è di 36 ore settimanali generalmente distribuite dal lunedì al sabato.
I fari a gas ormai non esistono più, quelli più isolati e marginali sono disabitati (ma non tutti: basta pensare al faro di Capocaccia in Sardegna). Il guardiano del faro oggi non deve svolgere i compiti riservati in passato ai faristi, poiché le nuove tecnologie e l'automazione hanno reso il mestiere di guardiano del faro quasi hi-tech. Per tale ragione il numero di custodi di fari si è notevolmente ridotto negli ultimi decenni.
Nonostante tutto, però, il guardiano del faro continua ad essere, nell'immaginario collettivo, un personaggio romantico, dal fascino letterario. E a volte è davvero così. Il farista di Capo Bellavista, ad esempio, era un pittore che pitturò all'interno tutta la torre. E tra i faristi-artisti si ricorda anche un tenore. Ci sono state in passato diverse fariste donna come a Torre Preposti, che ha scelto questo mestiere difficile (vivere da sola e non essere sposata). L'ex custode a San Benedetto del Tronto dice che tornerebbe nel faro. «Ho nostalgia di quel silenzio, di quel sentimentalismo della risacca delle onde. Dell'appuntamento con la notte, con l'accensione all'imbrunire e i controlli sotto le stelle». Oppure un ex farista in Toscana dice: «È un lavoro adatto agli appassionati della vita semplice e si trasforma in una ricerca quotidiana di valori e ideali. È questo ad attirare persone di tutte le età, un modo per riempire il vuoto di oggi».
«Fare il guardiano è un dovere, una responsabilità. Bisogna essere predisposti. Le difficoltà sono moltissime, i gabbiani, i topi, l'isolamento, in cui trascini anche la famiglia. Con mia moglie e le mie tre figlie abbiamo passato anni interi vedendo pochissima gente. Ma almeno io la solitudine non la sentivo. A volte mi incanto pensando a quanti miliardi di occhi mi hanno visto senza che io li vedessi», dice oggi l'ex guardiano ottantenne del faro di Lampione a largo di Lampedusa. Per gestire i fari e i segnalamenti marittimi affidati alla Marina sono oggi in servizio circa 140 faristi, la maggior parte dei quali vive con le proprie famiglie nei fari, per un totale di 60 fari presidiati. I restanti risiedono negli alloggi della Difesa non collegati ad un faro.
Il guardiano del faro, la metafora più bella del mondo. Il faro può essere visto a chilometri di distanza da centinaia di persone, ma in realtà, soltanto per alcuni e solamente per questi, la sua luce diventa di vitale importanza. La luce del faro diventa in questo caso non un'affascinante attrazione, ma la direzione, la rotta da seguire per raggiungere la meta. Di notte e di giorno, con la luna o la tempesta, prigioniero del suo faro come di una torre d'avorio che in molti gli invidiano. Professionista contemplativo, uomo di altri tempi, perso in un'altra epoca, il guardiano scatta su per la chiocciola delle scale come a salire verso il cielo.