Ilva, la bufala delle ricerche: sbagliati i dati sui tumori

Ipotesi sbagliate e risultati inutili: lo studio epidemiologico non ha valore scientifico. Eppure è stato usato dai pm

Stabilimenti dell'Ilva di Taranto

Il rapporto epidemiologico moralmente responsabile dell'incarcerazione (ancorché ai domiciliari) di persone innocenti avrà un prezzo elevato, come immagino risulti dalla parcella, ma non ha alcun valore scientifico: è un esercizio accademico di statistica fondato su ipotesi errate e risultati inconcludenti. Come si evince da ciò che scrivono gli stessi autori nel capitolo reso disponibile (quello conclusivo).

Il primo quesito posto dai committenti chiedeva inquinanti e patologie associate. Se la domanda avesse interessato non l'Ilva ma la vostra automobile, la risposta sarebbe stata la stessa. Correttamente gli autori precisano che «stabilire se l'esposizione a un agente sia causalmente associata a effetti sanitari è semplice quando l'esposizione è condizione necessaria e sufficiente per la patologia». Ad esempio, contraete epatite B se e solo se esposti al virus. Se invece il nesso è casuale (e questo è il caso di cui si tratta qui) le cose si complicano dannatamente e, in particolare, non si può decidere né se gli esposti sviluppano la patologia né se chi l'ha sviluppata lo ha fatto perché esposto. Bisogna allora affidarsi alla statistica, scienza che più di una volta gli epidemiologi hanno dimostrato di non sapere usare.

Quelli del rapporto candidamente dichiarano di avere assunto che gli effetti degli inquinanti sono lineari-e-senza-soglia. Grave, gravissimo errore, che da solo basta a inficiare tutti i successivi risultati. Per capire l'ipotesi, supponiamo di avere accertato che ingerire in una volta la dose di caffeina contenuta in 200 caffè vi porti all'obitorio con probabilità 1/2. L'assunzione lineare-senza-soglia dice che con la caffeina di un caffè la probabilità di morire è di 1/400. Attenzione: la prima probabilità detta (1/2) è vera ed accertata, l'ultima (1/400) è una congettura. Ed è sicuramente falsa, ma pur tuttavia utile in ambito protezionistico. Altrettanto sicuramente, però, non può essere usata, come fanno gli epidemiologi inesperti, in ambito patologico. Essi così ragionano: se ipotizziamo che la probabilità di morire dopo aver bevuto un caffè è 1/400, allora se 400 individui ne hanno bevuto uno, uno di essi deve perciò essere morto. E se a Taranto ieri mattina 400mila individui hanno preso un caffè, ieri mattina sono perciò deceduti 1.000 tarantini.

L'errore è nell'aver usato quel dato (probabilità 1/400) per valutazioni patologiche. Per capirci: se mi chiedete quanti caffè potete bere in una volta accettando una probabilità di morire di 1/400, io vi suggerisco il limite di un espresso; se accettate una probabilità di morire di 1/200 vi concedo un espresso doppio. Questa è protezione. Passare alla patologia non si può. Lo fecero gli epidemiologi che all'indomani della disgrazia di Chernobyl pronosticarono decine di migliaia di decessi per tumore alla tiroide: furono invece registrati, in 25 anni, 15 decessi per tumore alla tiroide, tanti quanti se ne registrano, in 25 anni, in qualunque altra parte del mondo ugualmente vasta. E lo fecero gli epidemiologi che stimarono un incremento del 500% dei casi di leucemia attorno alle antenne di Radio Vaticana: non vi fu alcun incremento. Gli autori del rapporto-Ilva precisano che l'ipotesi lineare-senza-soglia è coerente con la normale prassi scientifica: sì, ripeto, ma solo in ambito protezionistico.

Nei quartieri incriminati gli autori attribuiscono alle emissioni dell'Ilva 9 decessi l'anno per 100mila abitanti, che sono, dicono, l'1,2% dei decessi. Cioè nei quartieri incriminati vi sono 750 decessi l'anno ogni 100mila abitanti. A parte il fatto che in Italia muoiono ogni anno 1.000 persone ogni 100mila abitanti, attribuire precisa causa a 9 casi su 750 può farsi solo con un esercizio accademico di statistica necessariamente inficiato da ipotesi errate. Gli stessi autori lo scrivono: «La popolazione studiata è piccola, il numero di eventi poco numeroso e ciò comporta forte incertezza nelle stime e ampi intervalli di confidenza». È vero che aggiungono: «I risultati sono coerenti con la letteratura», ma se il loro rapporto farà mai parte della letteratura, anch'esso sarà invocato da un altro rapporto stravagante a sostegno delle proprie stravaganze.

Taranto è uno dei principali porti di distribuzione di sigarette di contrabbando, che la polizia ha trovato contraffatte, contenenti aggiuntive sostanze tossiche. Nei quartieri incriminati hanno precarie condizioni socioeconomiche, ed è in questi quartieri che i fumatori acquistano sigarette di contrabbando, che costano meno. Hanno gli Autori considerato questo importante fattore? Sulle sigarette sono inequivocabili: «Non abbiamo avuto la possibilità di controllare per i fattori di rischio individuali il fumo di sigarette». Di sigarette contraffatte, poi, sembra ne disconoscano l'esistenza.

Scrivono, ancora: «Molti lavoratori prima che all'Ilva avevano prestato servizio presso l'Arsenale, al quale abbiamo chiesto dati che non sono pervenuti. Non è stato pertanto preso in considerazione questo fattore confondente, che però riteniamo estremamente improbabile». Se lo ritenevano estremamente improbabile, perché hanno chiesto i dati? A leggere il rapporto sembra che la loro irrilevanza sia emersa solo dopo che ci si è dovuti rassegnare alla loro indisponibilità.

Infine, ma non ultimo, ancora gli stessi autori: «È chiaro che per quanto riguarda i tumori l'esposizione rilevante è occorsa negli anni '60-'80». Già, ma i dati di inquinamento sono recenti, e in quegli anni l'inquinamento dal parco automobilistico, ad esempio, faceva impallidire quello di qualunque azienda.

In tutto ciò che ho letto una cosa è chiara: gli autori si raccomandano che l'indagine epidemiologica prosegua. Ma è, questa, la raccomandazione finale di ogni indagine epidemiologica. I magistrati e i responsabili politici dovrebbero tenere bene in mente che l'epidemiologia, ancorché interessante strumento d'indagine, non è una scienza.

Commenti

killkoms

Ven, 17/08/2012 - 10:35

lo scrittore americano mark twain sosteneva che c'erano 3 tipi di bugie,"quelle piccole,quelle grandi e le statistiche.."!

Ritratto di _alb_

_alb_

Ven, 17/08/2012 - 16:51

Ahhh l'LNT (Linear No Thresold) anche qui! È colpa dell'LNT se a Chernobyl sono stimati 8000 morti. Ma in realtà di morti ad oggi ce ne sono stati accertati solo 65 (SESSANTACINQUE) e gli ucrainici/bielorussi godono di ottima salute. Basti pensare che i liquidatori di Chernobyl hanno 7 volte meno tumori dei londinesi!! L'LNT è sostanzialmente una farsa. Non si può fare una stima di morti su quella. Servono dati epidemiologici reali (CONTEGGIO DEI MORTI) per essere certi. Quindi per l'ILVA non ci sono?

Ritratto di pisistrato

pisistrato

Ven, 17/08/2012 - 17:07

@_alb_ scusi ma i bambini malati di tumore che peregrinano ogni anno da Kiev a diversi ospedali italiani sono una invenzione ?

Anna H.

Ven, 17/08/2012 - 17:10

Cioè, Battaglia, Lei sta cercando (interpretando una perizia a Suo piacimento) di far passare l'idea secondo cui Riva avrebbe corrotto periti e politici a destra e a manca perché non si venisse a scoprire che NON c'era relazione tra le sostanze inquinanti illecitamente prodotte dalla sua fabbrica e l'anomalo tasso di malattie croniche presso gli abitanti dei quartieri limitrofi? Perché, guardi, se è cosi', Feltri potrebbe fare di Riva il "bamba" della settimana. Anzi senta glielo proponga, cosi' la carnevalata sarà completa.

magiconic

Ven, 17/08/2012 - 17:13

Ho capito: la colpa è delle sigarette contraffatte!!! Ma per favore!! Non sarà scientifico...sarà poco statistico, ma si vada a fare un giro a Taranto, non al rione Tamburi, ma anche nell'estrema periferia opposta e mi sappia dire. Ci passo tutti gli anni per andare al mare in quelle zone (fortunatamente ancora cristallino e non inquinato). Il problema, Tutti Soloni, quando si è seduti in poltrona a sentenziare! Se buttando un sasso fuori dalla finestra, questo anzicchè cadere va in alto...non sarà statisticamente significativo, ma merita comunque attenzione e studio....

antonin9421

Ven, 17/08/2012 - 17:17

"l'epidemiologia, ancorché interessante strumento d'indagine, non è una scienza" ...ma certi magistrati non lo sanno.. Questa è ignoranza. Gli ignoranti dovrebbero essere invitati a documentarsi, ma nel frattempo tornino a scuola. Non devono fare danni.

Albi

Ven, 17/08/2012 - 17:35

Franco Battaglia è una delle poche menti lucide che hanno il coraggio di andare contro corrente, battendosi per la dignità della ricerca scientifica. Contrariamente alla massa dei suoi colleghi cosiddetti scienziati, che si occupano solo di essere il più possibile "piacioni" verso le opinioni bislacche del politically correct.

Wake me up when...

Ven, 17/08/2012 - 17:46

Le sua critiche sono logiche ma la conclusione non può certo essere quella di ingnorare i danni ambientali e alla salute dei tarantini che provoca l'Ilva. Anche se la fabbrica avesse causato un solo morto di tumore sarebbe il caso di rinnovarla tecnologicamente. E poi, mi scusi, ma questa cosa che tra i costi del bilancio dell'Ilva non ci siano i danni che provoca alla salute dei cittadini che invece vengono curati a spese del servizio sanitario nazionale mi sembra un po' come fare i conti senza l'oste (anche se fosse solo un caso).

Ritratto di _alb_

_alb_

Ven, 17/08/2012 - 17:54

@ pisistrato Non hanno tumori. Non sono nemmeno orfani. Venivano anche nel mio quartiere una volta. E una loro accompagnatrice è ancora una delle mie migliori amiche ....

a.zoin

Ven, 17/08/2012 - 18:11

Con tutto il casino che è stato fatto, sarebbe anche ora di fare nomi e cognomi di quegli IDIOTI che hanno dato gli esami sbagliati.( oppure sono stati pagati per farli sbagliati?) Almeno che paghino le conseguenze. È ora che anche il meridione cominci a rendersi indipendente,il settentrione comincia a stancarsi di aprire CASSA ad ogni pernacchia fatta dai meridionali, ma i politicanti sono nati SORDI ,quando parlano i NORDISTI.

Ritratto di Chichi

Chichi

Ven, 17/08/2012 - 18:14

Molti che stanno commentando questa notizia, sul quotidiano che la porta, individuano nell'agire di una corrente della magistratura, pm giudici, - non particolarmente numerosa, ma molto attiva e disposta ad agire senza esclusione di colpi -. Non sbagliano. E' visibile a occhio nudo, come questi magistrati travalichino abbondantemente i margini d’interpretazione della legge – di per se non solo consentita, ma necessaria. - Interpretare non è piegare la noma fino a farle produrre effetti diametralmente opposti al fine per cui è stata fatta. Questo per la magistratura giudicante. Per quella inquirente il discorso si aggrava ed molto più complesso. L’interpretazione della legge da parte dei pm non dovrebbe esistere. Un principio di civiltà giuridica, ma anche di buon senso comune vuole che la legge venga interpretata a maglie larghe per le cose favorevoli al cittadino, mentre si richiede un’adesione molto stretta ai suoi dettami, quando essi sono sfavorevoli per l’individuo cui si applicano. L’azione della magistratura inquirente è sempre sfavorevole per il cittadino di cui si occupa. E quei pm che allargano o stringono le maglie della legge a proprio insindacabile giudizio, danno luogo al fenomeno cui assistiamo. Da una parte reati certi, e a volte molto gravi, cui non si presta che un’attenzione puramente formale e momentanea. In altri casi azioni, che nemmeno possono essere inquadrate nel codice penale, sono perseguite in modo e con mezzi esorbitanti al limite, spesso, della persecuzione. La cosa è aggravata dal fatto che i magistrati giudicanti di fronte a questa realtà sono, spesso, timidi e deboli nel cercare di riequilibrare le cose. Come loro e con loro i pm hanno voto attivo e passivo; possono condizionare valutazioni, carriere, assegnazioni di sede, trasferimenti, provvedimenti disciplinari… E chi è spinto da esaltazione ideologica, non si ferma neanche davanti al ricatto.

Ritratto di Chichi

Chichi

Ven, 17/08/2012 - 18:17

“In ogni cosa tieni presente il fine” recita un vecchio adagio. Ma non è meno importante tener presente l’origine delle cose, perché essa ci rivela quale sia il fine coerente con la natura di ogni realtà esistente sulla terra e accende una spia rossa quando qualcosa o qualcuno volge verso un fine incoerente con quello che ciascuno è. Nella filosofia/teologia tomista la generazione, sia in termini teologici (il Figlio “generato dal Padre” nella Trinità), sia in termini antropologici (la procreazione umana, ma anche di ogni vivente sulla terra) è definita così: “Origo viventis a vivente, principio coniuncto, in similitudine naturae”. Le ultime due parole stanno ad indicare che il procreato condivide la natura di chi lo procrea. “Non si colgono fichi dai rovi”. Ora l’origine dell’arcipelago dei “verdi” la conosciamo: I patiti della rivoluzione d’ottobre – sempre convinti, lo sono tuttora, che, in Italia soprattutto, basti una scintilla perché il popolo insorga come un sol uomo e da lì parta la rivoluzione mondiale – hanno cercato consensi travestendosi da ecologisti. Molti li paragonano alle angurie. Il cancelliere Kohl ebbe a notare che i verdi più passava il tempo e più diventavano rossi. Sono i meno adatti a parlare di ecologia e quanto alla difesa della natura e dell’ambiente – nella fattispecie della salute - quando si muovono, col loro contorno di disobbedienti, no global, black block, pm pacifisti – anche qui una bella illusione otica: date una spolverata alle loro bandiere, sparisce l’arcobaleno e resta il rosso – fanno danni. Trascurano lo strumento principe della cura dell’ambiente, che è anche la vera causa di ogni inquinamento: la mente umana. Essa è in grado di immaginare ciò che ancora non esiste, di desiderarlo, di cercare i mezzi e di produrlo e, quindi, di contribuire alla salvaguardia o alla distruzione dell’ambiente a seconda di ciò che ha desiderato, prodotto e di come lo usa. Una mente inquinata non è più in grado (e non contano i titoli di studio, le lauree…) di tendere al proprio fine naturale, la verità. Da qui le infinite sparate pseudo scientifiche, come quella segnalata nel titolo di questo articolo, ad opera di pseudo ecologisti.

killkoms

Ven, 17/08/2012 - 18:27

@pisitrato,quei "bambini"oggi sono grandi,visto che l'incidente di cernobyl è avvenuto nel 1986!venivano/vengono qui perchè,teoria medica,si cerca di fare in modo che il loro organismo assorba meno radiazioni possibili,cambiando ambiente per alcuni mesi all'anno!

bruna.amorosi

Ven, 17/08/2012 - 18:27

ODDIO non voglio essere plemica ma.. si parla di tumori di malformazioni Va bene non scherziamo queste malattie ci sono però guardate che è tutto ciòche ci circonda che è malato MA allora cosa è che si vuole fare ?le industrie no le spiagge attrzzate no le navi nei porti no ALLORA ragazzi come si vive ? cosa pensate che succede nei polmoni di un bimbo che una solerte mammina lo porta a passeggio tra smog e siringhe dei bellissimi giardinetti ?vi do un suggerimento perchè non torniamo a vivere come ieri ? cioè candele e muli e carrette x muoverci forse vivremo megliPerò ai vostri figli lo dite voi di vivere sensa il loro adorato pc.

magiconic

Ven, 17/08/2012 - 18:40

x AnnaH. Condivido al 100% ciò che ha scritto e sarebbe bastato un minimo di logica e di buon senso per capirlo, ma l'autore dell'articolo evidentemente voleva fare uno "scoop". Se fossi in Feltri, il Bamba glielo darei d'ufficio!

valerio13

Ven, 17/08/2012 - 18:57

In momenti in cui è importante mantenere il posto di lavoro si può capire il perchè di questo articolo, per l'integrità delle sue facoltà mentali ci auguriamo che non condivida realmente nulla di ciò che scrive. Questo articolo è una fiera di luoghi comuni, bugie ed omissioni, viziato da una visione assolutamente faziosa e distorta della realtà dei fatti. Taranto è una città condannata a pagare un prezzo altissimo per il benessere economico che l'industria italiana porta altrove, mi sembra indegno, indecoroso e disumano negare le colpe delle morti per l'inquinamento. Come detto da altri utenti, se anche fosse una sola la vita persa per colpa dell'ILVA, sarebbe comunque un prezzo alto: purtroppo le vite sono ben più di una, tra incidenti in fabbrica, morti di tumore, morti di malattie respiratorie croniche. Si vergogni lei che si presta a questo sporco gioco politico di copertura ed insabbiamento di responsabilità e tutti i lettori che lo supportano. Venite a fare un giro a Taranto e se avrete il coraggio di ammettere l'errore e comprendere il reale disastro e delitto che da anni si compie sarete uomini un po' più degni dei ministri venuti oggi che ancora negano e degli amministratori locali.

Ritratto di Ovidio Gentiloni

Ovidio Gentiloni

Ven, 17/08/2012 - 19:36

Anna H. Capisco preoccupazione e paura, ma da settimane i suoi interventi sottendono una sentenza giá emessa da parte sua, senza tenere neppure per sbaglio in considerazione dati alternativi che, specialmente in questo caso, sembrano estremamente seri e ben argomentati. Per ribattere ci vorrebbe qualuno che argomentasse allo stesso livello, e almeno a tutt'oggi di gente cosí non si vede traccia. Come per l'energia nucleare, per Radio Vaticana e altri casi eclatanti, da parte di persone come lei si fa confusione, terrorismo psicologico e niente scienza. Cosí si truffa, non si aiuta a migliorare nulla! Anche il signor pisistrato dimostra che una balla, ripetuta mille volte, diventa veritá. E chi non si informa, o non vuole farlo, se la beve!

bastadestrasinistra

Ven, 17/08/2012 - 19:40

Ma quale articolo colto. Costruito ad hoc per continuare nella tesi che i magistrati sono pericolosi. E i politici ladri, gli evasori, le imprese che inquinano, perche non vengono mai condannati nettamente da questo giornale? E menomale che e' di destra! Io credevo in una destra leale e onesta. Ora non ci credo piu. Da tarantino mi sento offeso dalla posizione ( ovvero difesa a spada tratta dei potenti, gli industriali) di questo giornale. E le leucemie, i tumori ai bambini, i polmoni neri dei non fumatori dei tamburi, da cosa sono causati, da sigarette di contrabbando? E le polveri di ferro, visibili a occhio nudo, fanno bene? Buffoni!

Ritratto di Chichi

Chichi

Ven, 17/08/2012 - 21:28

“In ogni cosa tieni presente il fine” recita un vecchio adagio. Ma non è meno importante tener presente l’origine delle cose, perché essa ci rivela quale sia il fine coerente con la natura di ogni realtà esistente sulla terra e accende una spia rossa quando qualcosa o qualcuno volge verso un fine incoerente con quello che ciascuno è. Nella filosofia/teologia tomista la generazione, sia in termini teologici (il Figlio “generato dal Padre” nella Trinità), sia in termini antropologici (la procreazione umana, ma anche di ogni vivente sulla terra) è definita così: “Origo viventis a vivente, principio coniuncto, in similitudine naturae”. Le ultime due parole stanno ad indicare che il procreato condivide la natura di chi lo procrea. “Non si colgono fichi dai rovi”. Ora l’origine dell’arcipelago dei “verdi” la conosciamo: I patiti della rivoluzione d’ottobre – sempre convinti, lo sono tuttora che, in Italia soprattutto, basti una scintilla perché il popolo insorga come un sol uomo e da lì parta la rivoluzione mondiale – hanno cercato consensi travestendosi da ecologisti. Molti li paragonano alle angurie. Il cancelliere Kohl ebbe a notare che i verdi più passava il tempo e più diventavano rossi. Sono i meno adatti a parlare di ecologia e quanto alla difesa della natura e dell’ambiente – nella fattispecie della salute - quando si muovono, col loro contorno di disobbedienti, no global, black block, pm, pacifisti – anche qui una bella illusione otica: date una spolverata alle loro bandiere, sparisce l’arcobaleno e resta il rosso – fanno danni. Trascurano lo strumento principe della cura dell’ambiente, che è anche la vera causa di ogni inquinamento: la mente umana. Essa è in grado di immaginare ciò che ancora non esiste, di desiderarlo, di cercare i mezzi e di produrlo e, quindi, di contribuire alla salvaguardia o alla distruzione dell’ambiente, a seconda di ciò che ha desiderato, prodotto e di come lo usa. Una mente inquinata non è più in grado (e non contano i titoli di studio, le lauree…) di tendere al proprio fine naturale, la verità. Da qui le infinite sparate pseudo scientifiche, come quella segnalata nel titolo di questo articolo, ad opera di pseudo ecologisti.

Ritratto di _alb_

_alb_

Sab, 18/08/2012 - 00:02

@ bruna.amorosi Si moriva anche ieri. E molto di più. Riscaldarsi al fuocherello del camino, con una bella legna che profuma d'incenso, e magari farci sopra 2 bruschette bruciacchiate e una bistecca è ancora più cancerogeno dell'ILVA. Non dico che l'aria di campagna non sia migliore di quella di Taranto, certamente lo è: si mandavano i bambini e i malati in montagna o al mare per respirare aria buona anche 100 anni fà, ma bisogna rendersi conto che noi viviamo in un mondo industrializzato ed è assurdo pensare di eliminare tutti i rischi. Quando ci stanno i picchi di rischio veri si vedono, per esempio con il 'fumo di Londra' solo una cinquantina di anni fà in qualche settimana morirono 12.000 persone. Non servono teorie molto discutibili come quelle dell'LNT per accorgersene. Si CONTANO i morti (o i tumori).

Ritratto di _alb_

_alb_

Sab, 18/08/2012 - 00:24

@ bastadestrasinistra le polveri di ferro non fanno quasi niente. Cioè il limite espositivo è solo un po' più basso delle polveri considerate 'inerti'. Ci sono altri metalli che sono molto più pericolosi, ma non so quanto riguardano l'ILVA. Gli inquinanti che vanno di moda in particolare sono diossine e furani. Dico vanno di moda perché, faranno anche male, ma forse si esagera un po' a demonizzarli considerando che in tracce ci sono sempre stati in giro e ci abbiamo sempre convissuto. Il problema è che per i cancerogeni si applica la teoria dell'LNT (Linear-No-Treshold), come spiegato nell'articolo. Quindi se il topino di laboratorio si prende un tumore e muore con un'esposizione (diciamo) di 1000ng di diossina in un 1 anno, secondo quella teoria (ora semplifico perché va tenuto conto il del peso corporeo) 1 persona su 1000 morirà con l'esposizione di 1 ng di diossina in un anno! Che è un quantitativo irrisorio (e le diossine le dosano davvero in nanogrammi, tanto per capire le quantità in gioco, anche se ora non ho voglia di trovare i reali limiti di riferimento).

roberto010203

Sab, 18/08/2012 - 03:52

Un vero delirio travestito da critica scientifica. Se Battaglia ha ragione, non dobbiamo più preoccuparci di nulla. Anzi torniamo subito all'amianto.

Occam

Sab, 18/08/2012 - 10:37

roberto010203: provi a documentarsi su "statistica inferenziale". E' esattamente ciò che Battaglia dice gli autori della ricerca abbiano usato male ed in modo inadeguato, a partire dalla selezione dei dati di base e dai criteri di esame, il modo per "dimostrare" che 1+1=3. Battaglia non può, per ovvi motivi di spazio e leggibilità, riportare il substrato matematico che supporta le sue considerazioni, sottolinea come sia stato reso pubblico solamente l'ultimo capitolo, quello delle conclusioni. E questo dà da pensare...

Ritratto di luigipiso

luigipiso

Sab, 18/08/2012 - 11:51

Tra _alb_ e Battaglia non vi vede un straccio di documentazione scientifica che provi le loro asserzioni. Dati buttati a caso. Quelli di Medicina Democratica almeno circostanziano le loro informazioni

Occam

Sab, 18/08/2012 - 11:55

anna H. : guardi che NON è Battaglia che interpreta una perizia a suo piacimento, ma è la perizia che è redatta con i piedi, evidentemente per scarsa comprensione degli strumenti statistici (che non sono solamente formule da applicare per fare qualche calcolo, un poco come i teoremi di matematica, ed infatti la statistica E' matematica, e non della più semplice). Battaglia è un chimico, e come tale DEVE necessariamente avere una formazione di matematica, e la termodinamica E' statistica applicata... a partire dalla teoria dei gas e dal numero di Avogadro.

precisino54

Sab, 18/08/2012 - 12:27

Già inviato ieri e stamane. Prima parte. Il nostro prof. Battaglia come al solito cerca di farci capire quanto sia facile, giocando con i numeri dire quanto fa comodo. Spesso le sue teorie sono antitetiche a quelle più comunemente in voga, e questo fa si che pur supportate da logica e numeri vengono prese di mira e bollate. A chi credere? Da tempo è chiaro che i numeri servono a corollario di qualcosa ma da soli sono stupidi, una tabella non parla da sola ma con tutte le logiche che giustifichino i vari dati. Per quanti parlano aggredendo queste teorie dico che sono altrettanto valide delle vostre, se fate bene attenzione è lo stesso discorso per cui dopo le elezioni tutti hanno vinto. Disarticolando, estrapolando, ritagliando il dato favorevole è possibile di tutto. È solo la faziosità di chi enuncia e la l’ignoranza di chi ascolta a fare la differenza. Fondamentale è sempre una attenta analisi dei fatti e dei risultati ottenuti nelle ricerche. X chi fa finta di non capire tutto ciò, valga la storia del mezzo pollo a testa. Quanto detto dal nostro ha solo la grande pecca di andare controcorrente e di dire senza mezzi termini che qualcuno possa aver barato per portare acqua al mulino delle proprie argomentazioni: é un folle o uno che guarda un po’ più distante dalla punta del suo naso.

precisino54

Sab, 18/08/2012 - 12:32

Seconda parte. Non sono in grado di valutare i numeri, ma ho delle perplessità sulla vicenda. La prima che mi viene subito all’occhio è sulla ubicazione dell’impianto: rione Tamburi. Anni fa di passaggio da Taranto, dovendo passare, se non erro, dalla stazione son passato per quei luoghi, ai tempi modesti e direi quasi malfamati, immagino non siano diventati i Parioli di Taranto. Purtroppo non di rado situazioni di degrado si sommano ad altro. Oserei pure considerare che i casi di patologie rilevati non si siano evidenziati solo ora ma da tempo dovuti alla lunga esposizione a valori globali inidonei, magari quando ancora non si era iniziato a bonificare gli impianti, come sembra sia avvenuto da qualche anno. Immagino pure che le statistiche necessariamente non hanno escluso quei casi pregressi alla messa a norma degli impianti, non già per dolo, ma per impossibilità a procedere in tal senso. Come si fa a stabilire, non dico la relazione eziologica causa-effetto, troppe le variabili ed i parametri in gioco, ma sinanco il momento critico dell’innesco patologico? Per un caso fortunato posso dire che, pur avendo avuto sin da piccolo svariati contatti con l’amianto dei prodotti Eternit, avendolo forato e tagliato, lavorato artigianalmente con normali attrezzi e senza alcuna particolare protezione, non ha alcuna patologia ad esso collegata: trattasi sempre di rischio maggiore, non di assoluta certezza che avvenga l’evento patologico. Ovviamente alla luce delle attuali conoscenze non rifarei quanto detto, anche se è solo un problema di maggiori probabilità.

precisino54

Sab, 18/08/2012 - 12:39

Terza parte. Appare illogico colpire oggi un impianto di cui non si conoscono esattamente i rischi attuali ma si parla sulla base dei problemi, probabilmente, creati nel passato. Come dire che gli errori dei padri ricadono sui figli. Si conoscono le emissioni, ma le conseguenze? Ovviamente in queste mia parole non intendo dire che d’ora in avanti farò le mie vacanze lì, e che l’aria faccia concorrenza a quella delle nostre valli alpine. Alle precedenti considerazioni aggiungo quanto detto dai vari organi di stampa e non smentito: l’Ilva di Taranto, la vecchia Italsider (?), è l’impianto industriale più grande d’Europa. Vogliamo valutare questo fatto? O pensare che le emissioni debbono essere pari a quelle di una semplice officina? Non sarà che il problema stia tutto nelle dimensioni dell’impianto, sia cioè fisiologico alle dimensioni? Mi pongo in questi casi una domanda: se una qualunque fabbrica, che per un caso lungimirante fosse stata dotata sin dagli inizi di tutti i requisiti di sicurezza, distanza dall’abitato in primis, nel corso degli anni fosse stata circondata da insediamenti abitativi, si deve colpire la fabbrica o la stupidità di chi ha costruito a ridosso; è lo stesso discorso delle abitazioni a ridosso dei greti dei fiumi, o nei pendii a rischio frana. Le questioni sigarette e auto, citate nell’articolo, credo di poterle considerare alla stregua della mia sulla tipologia del quartiere, porta alle stesse conclusioni ragionando su altri dati logici. Non vorrei che tutta la vicenda prendesse le mosse da una legislazione restrittiva imposta da organizzazioni con chiare idee di parte, la questione mi sembra infatti simile a quanto anni fa avvenne nel vercellese (credo) per i terreni di colpo con livelli di diossina fuori dai valori consentiti: solo dopo un po’ di can-can mediatico si capì che il problema era tutto nell’aver adottato dei valori molto restrittivi anche in relazione a quanto richiesto dalla UE.

precisino54

Sab, 18/08/2012 - 16:27

Quarta ed ultima parte. Era erroneamente saltata- Se poi allarghiamo un po’ la questione mi chiedo come si sarebbero comportati all’estero le varie parti in causa nei vari momenti della questione: prima, durante e dopo. Non sono sciovinista al contrario, per cui non accetto a priori affermazioni tipo: all’estero sono seri mentre noi ......; ricordiamoci di tutte quelle vicende delle quali il caso “mucca pazza” è solo il simbolo più eclatante.

Ritratto di abate di Théléme

abate di Théléme

Sab, 18/08/2012 - 19:58

Francamente, chi non accetta il contraddittorio nemmeno quando fa pura fazione si pone al più basso livello di comunicazione. Si sa, lavi l'asino e perdi striglia e sapone: Cancellerò l'iscrizione. Detto in rima suona meglio, nevvero?? L'abate di THelémé ha già parlato un gran bene di voi in giro, durante questo torrido giorno agostano. E vi saluta, in specie Franco Battaglia. Cordialità.

precisino54

Dom, 19/08/2012 - 09:47

H o appena visto al Tg5 un servizio sulla vicenda Ilva. Se quanto detto e mostrato corrisponde al vero c’è da farsi delle domande. La situazione prospettata e descritta nel servizio: 1 – il presidente Vendola vanta di aver fatto dotare l’acciaieria della ciminiera più alta d’Europa, e di particolari filtri per l’eliminazione delle polveri sature di diossina e che la stesse vengono raccolte e smaltite da ditte specializzate. 2 – in immagini, raccolte dagli operai con i telefonini, si vedono dei sacchi movimentati con muletti che con le forche li forano e lasciano spargere il contenuto, si vede pure una ruspa scaricare su un mezzo delle polveri. Ovviamente delle stesse polveri non viene data la composizione ma viene sottinteso trattarsi delle medesime residuate dai filtri; accettiamolo pure, anche se nulla vieta possa essere una mistificazione della realtà col fine di ottenere ....... Domanda: sono gli operai che maldestramente operano ad dover essere indicati come incapaci nell’operare, a dover perdere il lavoro, oltre che essere incriminati di disastro ambientale? I capi squadra che dicono di sfondare i sacchi? I capi reparto che non vigilano correttamente sulle procedure da applicare? I dirigenti perché omettono di controllare? O la proprietà-dirigenza che, avendo investito, si vede frustrati i propri sforzi dalla strafottenza altrui?

Ritratto di _alb_

_alb_

Dom, 19/08/2012 - 21:25

Le polveri raccolte dai filtri delle ciminiere sono sicuramente rifiuti speciali. Cioè vanno smaltiti e trattati in modo idoneo. Non li carichi con la pala sul piazzale, per dire (in un inceneritore dove sono stato di recente li caricavano in big bag con le dovute precauzioni). Se è come dici di può essere della negligenza da parte del personale (il che è un REATO COLPOSO) oppure addirittura un dolo, se volontario. Io faccio rilievi di inquinamento in ambienti di lavoro (fabbriche) e non è raro che in posti particolarmente conflittuali e sindacalizzati gli operai cerchino di falsare i rilievi se pensano di poterne trarre un certo profitto. Non mi sorprenderebbe affatto se un operaio, sapendo che stavano facendo controlli, avesse fatto quello che riporti (magari senza rendersi davvero conto delle reali conseguenze).

valerio13

Dom, 19/08/2012 - 23:24

@precisino54 "Domanda: sono gli operai che maldestramente operano ad dover essere indicati come incapaci nell’operare, a dover perdere il lavoro, oltre che essere incriminati di disastro ambientale? I capi squadra che dicono di sfondare i sacchi? I capi reparto che non vigilano correttamente sulle procedure da applicare? I dirigenti perché omettono di controllare? O la proprietà-dirigenza che, avendo investito, si vede frustrati i propri sforzi dalla strafottenza altrui?" precisino lavori per l'ILVA o sei solo un po' ottusamente convinto che ci stiamo inventando tutto qui a Taranto? la dirigenza frustrata??hanno fatto miliardi di utili negli ultimi anni e finto di investire qualche milione, i dirigenti non omettono di controllare sanno solo che non si deve controllare (sono ai domiciliari non a caso), i capireparto vigilano e se denunciano sono minacciati di licenziamento, gli operai lo stesso... vorrei inoltre sapere se qualche moderatore ha sistematicamente censurato i miei ultimi messaggi che non compaiono qui...

precisino54

Ven, 24/08/2012 - 00:47

Sicuramente la discussione è chiusa da tempo, per cui immagino che non verrà pubblicato questo mio post, ma alle domande si risponde per buona educazione. X -valerio13- non lavoro per l’Ilva! Come ho detto varie volte sono quasi disoccupato. Nei miei post ho espresso delle perplessità non certezze, e sono pure convinto che non si sta inventando un problema. Ribadisco che spesso giocando con i numeri è possibile dire di tutto in primis le balle! Alle minacce di licenziamento mi dispiace credo poco, certe situazioni sono credibili in piccole aziende dove non sono presenti le rappresentanze sindacali, e dove un eventuale protesta verrebbe tacitata istantaneamente. Vuoi dirmi che dieci mila e più operali siete stati zitti perché minacciati? Beh permettimi di esprimere le mie perplessità. Altre perplessità le nutro anche per l’operato della magistratura. Chissà perché sempre pronta a complicare le vicende, mai a dare un contributo positivo. Le minacce che dici si denunciano!

precisino54

Ven, 24/08/2012 - 00:52

X -valerio13- attenzione leggi bene, non parlo di dirigenza frustrata, ma di dirigenza che vede frustrati i propri sforzi. Nella accezione da me usata il termine “frustrati” equivaleva a resi vani.