IPOTESI CONDONO FISCALE

Renzi prepara lo scudo per far rientrare i capitali. Ma quando lo proponeva Berlusconi era "immorale"

Dunque Matteo Renzi imita Berlusconi e propone un mega condono ovvero sanatoria dei capitali italiani che si trovano all'estero, nei paradisi fiscali. Questo accordo è il fratello gemello di quello che il Cavaliere aveva messo a punto nel 2011, al fine di ridurre il debito pubblico e rafforzare il sistema finanziario italiano, mediante un accordo con la Svizzera. La proposta in questione, che ora Renzi intende estendere anche a tutti gli altri paradisi fiscali, si inserisce in un indirizzo iniziato nel 2009 con le trattative fra Germania e Regno Unito con la Svizzera. I detentori di capitali dei rispettivi Paesi, che li avevano depositati nelle banche elvetiche anche con operazioni irregolari e che non li avevano dichiarati alle autorità fiscali competenti in patria, non vengono sanzionati con pene detentive o pecuniarie, ma possono sanare la propria posizione con una grossa multa se si impegnano a pagare annualmente una cedolare secca sulle somme in questione. Il governo svizzero si impegna a far rispettare alle proprie banche tale accordo, che comporta il prelievo del 27% alla fonte su interessi, dividendi, plusvalenze di titoli e quote di fondi di investimento a favore delle autorità fiscali dei Paesi d'origine. Anche gli Usa hanno fatto un analogo accordo.

Per l'Italia, nel 2011, un gruppo di esperti di area Pdl di cui io facevo parte, aveva calcolato che la convenzione con la Svizzera potesse rendere 25 miliardi una tantum, per la sanatoria. Altri 4 miliardi annui potevano essere ricavati in permanenza mediante la cedolare secca. Il premier di allora, Silvio Berlusconi, promotore della proposta, però era stato sommerso da un'ondata di critiche. Si sosteneva, da parte dei media vicini al Pd, spesso collegati ai grandi gruppi, che era ora di finirla con i condoni, contrari all'etica pubblica. Si diceva anche, falsificando la verità, che la Germania e l'Unione europea non li avrebbero approvati, mentre erano proprio loro che li avevano promossi. E molti big che sostenevano queste tesi, avevano i loro capitali all'estero.

Ora che Renzi, con la sinistra, fa la stessa sanatoria e la estende a tutti i Paesi, la applica anche alle società esterovestite proprietarie di immobili in Italia, invece si tratta di una cosa buona, moderna, sensata. Ma è giusto dire che si tratta di una soluzione ragionevole, che conviene a tutti, e fa molto bene alla nostra finanza pubblica e alla nostra bilancia dei pagamenti. Ma si è perso tempo prezioso e si è avuta una crisi traumatica alla fine del 2011, con recessione nel 2012 e nel 2013, che con il progetto Berlusconi si poteva evitare.