Italia ancora al buio: il Pil crolla del 2,4% E le famiglie soffrono

RomaLa crisi è diventata un vortice che inghiotte tutto: domanda interna, produzione industriale (ventesimo calo consecutivo), consumi intermedi. Così, l'Istat fotografa l'ennesimo dato negativo: nel primo trimestre dell'anno, il Pil è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente; e del 2,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel complesso, su base annua, la contrazione acquisita è dell'1,6%.
Nemmeno il governo vede la luce. Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, ma con un recente passato di presidente dell'Istat, prevede che «probabilmente il secondo semestre dell'anno non sarà quello della svolta». Comunque è fiducioso. «Credo - dice all'Assolombarda - ci sia nelle imprese una gran voglia di ripartire dopo aver toccato il punto di fondo».
Sensazioni confermate dal Centro studi Confindustria. Stima che già in maggio la produzione industriale possa segnare il segno positivo. Per il momento lo quantifica in un +0,3%. In qualunque caso, nonostante il tiepido aumento, a maggio la produzione industriale è stata più bassa del 25% rispetto al dato dell'aprile 2008: data d'inizio della crisi. Vale a dire che l'imprenditore che prima produceva 4 bicchieri, oggi ne sforna 3.
Più negativo è il quadro fornito da Fabio Panetta, vicedirettore della Banca d'Italia. Innanzitutto segnala un fenomeno: in passato, le famiglie riducevano il risparmio per «preservare i livelli di consumo»; a partire dal 2012, invece, hanno ridotto in modo uguale tutt'e due le voci. «Un tale andamento presuppone una revisione al ribasso delle famiglie del proprio reddito permanente». Panetta sottolinea che questo fenomeno «non si verificava dalla crisi del 1993».
Da un punto di vista strettamente economico, l'Italia emerse da quella crisi con la svalutazione della lira (l'ultima della storia) e con l'uscita dal Sistema monetario europeo (Sme). Serve a poco ricordare che la speculazione contro la lira venne innescata anche perchè la Germania si rifiutò di rispettare un Trattato sulla difesa comune delle valute sotto attacco, firmato all'aeroporto di Basilea Nyborg qualche tempo prima. Oggi, la svalutazione non è più possibile. E lo Sme non esiste più.
Per emergere è necessario - dice il numero tre di Bankitalia - riprendere il cammino delle riforme «che nei mesi scorsi ha perso vigore». Ma, soprattutto, è necessario che le imprese investano capitale proprio e che non venga abbandonata la strada delle riforme strutturali. Altrimenti - avverte Panetta - «la perdita di occupazione, in particolare tra i giovani, e la riduzione del potere di acquisto delle famiglie generano sfiducia, con rischi per la stessa coesione sociale».
Proprio per queste ragioni, l'Adusbef valuta i dati sul Pil dell'Istat un vero e proprio «bollettino di guerra» e chiede al governo di bloccare l'aumento dell'Iva, previsto per il 1° luglio. E la Confcommercio, da sempre contraria a quella misura fiscale, prevede che «è praticamente impossibile immaginare una crescita prima della metà del 2014».
Considerazioni del genere sono all'esame anche dei tecnici del ministero dell'Economia. Verranno riviste a breve le previsioni sulla crescita di quest'anno e del prossimo. Per il 2013 il Pil dovrebbe scendere dell'1,6-1,8%. Mentre l'attesa crescita del prossimo anno dovrebbe fermarsi sotto l'1%; intorno allo 0,7% (era prevista dell'1,3%). Ogni riduzione di un punto del Pil pesa per mezzo punto sul deficit.