L’INTERVISTA 4 L’ESPERTO

Professore Annibale Salsa, lei è antropologo ed è stato a lungo presidente del Club Alpino Italiano. Che cosa pensa di questo tesoretto fra i cui tanti beni in vendita, con tanto di listino prezzi, annovera anche le montagne?
«Penso che si confonda il prezzo con il valore. Certi beni non hanno prezzo, perché hanno valore. Il valore attiene alla sfera della moralità e della qualità, non della quantità. Le Dolomiti sono anche patrimonio dell’umanità. Tradurre il valore in prezzo è fuorviante, sia per i beni naturali che per quelli culturali».
Il listino include sponde di fiumi, litorali marini, alpeggi...
«Oscar Wilde diceva: “si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente”. Come si fa a monetizzare le montagne?».
Ma i 259mila euro per il Monte Cristallo che cosa sono, un saldo di fine estate?
«Le montagne, quelle di roccia, coperte dalle nevi o dai ghiacci non sono sfruttabili dal punto di vista agro-silvo-pastorale. Pertanto erano beni improduttivi per i montanari, che non vi vedevano valore alcuno, se non simbolico, appunto».
Poi arrivarono gli alpinisti...
«Sono loro che cominciano a prendere in considerazione anche quella parte di montagna che per il montanaro non contava nulla. Ma sia per il montanaro che per l’alpinista le vette non hanno prezzo. Dire che quella valutazione è troppo bassa sarebbe comunque una banalizzazione. Se si scende su quel piano non se ne esce».
Quindi le montagne sono inutili?
«Dal punto di vista meramente economico sì. Non è un caso che Lionel Terray definisse gli alpinisti gli “Scalatori dell’inutile”. Le montagne sono un bene immateriale».
E se qualcuno si compra le Tofane e decide di far pagare il pedaggio agli alpinisti o agli escursionisti?
«Il Cervino era l’unica montagna di proprietà privata perché anche la parte rocciosa del versante italiano rientrava nei confini dell’alpeggio di Breuil, che era dei Maquignaz. Ma sarebbe assurdo far pagare il pedaggio agli escursionisti o agli scalatori. Allo stato attuale può darsi che sia tecnicamente fattibile, ma resta il fatto che certi luoghi, compresi i litorali e le sponde dei fiumi, hanno tanti e tali vincoli da rendere poi impossibile esercitare un vero e proprio diritto di proprietà. In ogni caso occorrerebbe una legge che modifichi la situazione presente».
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