Lavoro, sì all'ennesima riforma Forza Italia: un bluff, non serve

Via libera della Camera al Jobs Act di Renzi e Poletti: contratti a tempo prorogabili cinque volte in tre anni fino al 20% del totale degli impiegati

La protesta di Se dopo il voto sulla fiducia al dl Lavoro

Roma - Cambiano le regole dei contratti a termine e dell'apprendistato. La prima «fetta» del Jobs Act renziano ottiene il voto di fiducia alla Camera con 333 sì e a giorni entrerà in vigore, dopo la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta ufficiale. A breve, dunque, le imprese potranno utilizzare le nuove norme, più flessibili rispetto a quelle della legge Fornero, per i neo assunti. In particolare i contratti a termine potranno essere rinnovati con 5 proroghe per una durata complessiva di tre anni. E viene eliminata l'indicazione della causale per la stipula del contratto di lavoro.
Ma le nuove regole creeranno nuova occupazione? No, secondo Forza Italia che ha votato contro la riforma. «Noi diciamo alle imprese che possono assumere senza preoccupazioni - sostiene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - e che non hanno più bisogno di ricorrere impropriamente a contratti di collaborazione o alle partite Iva mascherate, grazie al fatto di poter utilizzare per 3 anni i contratti a termine». Fra un anno si vedranno i risultati del monitoraggio previsto, «e se i numeri ci daranno torto ne prenderemo atto», aggiunge Poletti.
Per quanto riguarda i contratti a termine, il decreto stabilisce l'allungamento da 12 a 36 mesi della durata del rapporto di lavoro, senza necessità di causale, per un massimo di cinque proroghe (erano otto nel testo originale del governo). A fronte dell'eliminazione della causale viene introdotto un «tetto» all'utilizzo del contratto a tempo determinato: ciascun datore di lavoro non deve superare il limite del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato alle sue dipendenze. Ma nel caso in cui il limite venga superato, non scatta più l'obbligo della stabilizzazione, sostituito da una sanzione pecuniaria che oscilla fra il 20% e il 50% della retribuzione. Le mini imprese che occupano fino a 5 lavoratori possono sempre stipulare contratti a termine, così come il limite del 20% non si applica nel settore della ricerca.
È inoltre prevista una disciplina transitoria che vale per il 2014: i datori di lavoro che alla data di entrata in vigore del provvedimento occupino lavoratori a termine oltre al tetto legale del 20% saranno obbligati ad adeguarsi alle nuove norme a decorrere dal 2015. Viene poi rafforzato il diritto di precedenza delle lavoratrici in congedo di maternità per le assunzioni nei 12 mesi successivi.
Nuove regole anche per l'apprendistato. Il decreto riduce gli obblighi previsti dalla legge Fornero per l'assunzione di apprendisti (come l'obbligo di stabilizzazione del 30% degli apprendisti in aziende con più di 10 dipendenti). D'ora in poi la stabilizzazione - ridotta dal 30% al 20% - riguarderà solo le imprese con più di 50 dipendenti. Viene anche consentito, nelle Regioni che abbiano definito un sistema di alternanza scuola-lavoro e l'utilizzo di contratti di apprendistato per attività stagionali. L'apprendistato è concesso anche agli studenti di quarta e quinta superiore. Modifiche anche per i contratti di solidarietà: la riduzione della contribuzione previdenziale e assistenziale viene portata al 35%.
Durante il dibattito sulla fiducia, i parlamentari di Sel hanno protestato indossando maschere bianche e inalberando cartelli. Un'ottantina di studenti e precari si è radunata in piazza Montecitorio accusando il governo di volere l'occupazione «cattiva». Adesso il confronto si sposta sulla legge delega, che rappresenta il «cuore» del Jobs Act: è lì che si trovano i temi caldi, dall'articolo 18 sui licenziamenti alla riforma degli ammortizzatori sociali.

Commenti

edo1969

Mer, 14/05/2014 - 09:57

Criticato a sinistra, criticato a destra...