La legge elettorale è già ferma Rimpallo fra Camera e Senato

RomaIl senso della giornata è racchiuso in un tweet lanciato intorno alle 17 da Roberto Giachetti. «Ringrazio chi mi chiede di smettere - spiega il deputato che da 64 giorni non mangia per sensibilizzare i colleghi sulla necessità di superare il Porcellum con un nuovo sistema di voto - ma ho visto troppi “quasi traguardi”. Sospendo quando la legge elettorale sarà formalmente incardinata alla Camera».
E in effetti a fine giornata il pessimismo di Giachetti ha ragion d'essere. Ieri mattina la presidente della Camera Laura Boldrini aveva annunciato un incontro con Pietro Grasso, vertice del Senato, per ragionare sul passaggio (il più indolore possibile) alla Camera bassa dell'iter per la definizione della nuova legge elettorale. Cosa, peraltro, già annunciata martedì da Matteo Renzi nelle nuove vesti di segretario del Pd, che ieri è anche salito al Quirinale proprio per parlare della nuova legge elettorale. L'opposizione interna del partito, per voce della senatrice Finocchiaro, aveva storto la bocca. Ieri, però, il capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda ha annunciato il tanto sospirato sì del suo gruppo al passaggio della discussione della nuova legge alla Camera. Irritando in questo modo non soltanto la presidente della Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama, ma anche i capigruppo del Nuovo centro destra, di Sel e di Forza Italia che si sono espressi per il no. Un ribaltamento improvviso rispetto a martedì quando all'unanimità la commissione Affari costituzionali della Camera aveva avanzato la richiesta di iniziare proprio da Montecitorio l'esame della riforma. Formalmente si tratta di perplessità sulla linea da tenere nei confronti del Senato: Renato Brunetta, per Fi, ha chiesto di imporre a Palazzo Madama una deadline a ridosso delle motivazioni della Consulta. Enrico Costa, di Ncd, e Gianluca Pini della Lega hanno chiesto che la legge elettorale resti al Senato. A favore dello spostamento sono rimasti Pd, Scelta civica, Per l'Italia e Movimento 5 stelle. Ora starà ai presidenti Boldrini e Grasso sciogliere il nodo.
Per quanto riguarda l'identikit del nuovo modello di voto, Enrico Letta durante il suo discorso alla Camera prima del voto di fiducia ha ribadito che si auspica un «meccanismo maggioritario» che «eviti il frazionamento e il rischio di ingovernabilità». E mentre cresce da più sponde la richiesta per un modello «sindaco d'Italia» (doppio turno maggioritario con elezione diretta del premier), il Movimento 5 Stelle sottolinea la volontà di mantenere il Parlamento cardine del sistema politico. «Il modello di legge del sindaco d'Italia? - commenta Riccardo Nuti, M5S - è solamente un Superporcellum».