le lettere

Ma anche l’«altra» donna

merita il nostro rispetto
Egregio Direttore,
ho letto la lettera di quell’infelice diciottenne che vorrebbe avere un padre per sé, a sua misura e dimensione. Di conseguenza, mi ha interessato l’opinione dell’esperta avvocatessa. Ho appena finito di leggere la pagina dedicata ai commenti (perché solo uomini?). Mi sono soffermato su alcune «lacune» della cronaca e dei commenti.
La principale è di non aver messo su un piano di equità, i due genitori: ambedue, direttamente coinvolti nell’evoluzione del loro rapporto coniugale. Meriti e demeriti, andrebbero suddivisi. Aver menzionato «L’altra» come giovane e disponibile («ci sta») è puro pregiudizio. «Colpevole» solo perché più giovane e avvenente? Perché escludere che possegga maggiori affinità caratteriali dell’ex coniuge e in possesso di doti sconosciute al figlio?
Da un ragazzo diciottenne (quindi maturo, che può decidere politicamente) si può pretendere rispetto per l’esistenza altrui, anche se si tratta del padre «che si vorrebbe avere con sé»? Poiché genitore, il padre ha perso il diritto alla felicità? Perché si rifiuta di considerare persona rispettabile, la nuova compagna del padre? Chi, cosa glielo impedisce?
Siccome nessun individuo è uguale all’altro, chi stabilisce – senza conoscenza alcuna – quale sia la migliore? L’anagrafe, la cultura, la bontà d’animo, la comprensione, il rispetto, la buona educazione, l’avvenenza o il tornaconto d’immagine nei confronti «degli altri»?
Per diretta esperienza, mi sento autorizzato a sostenere che, alla fine, tutto diventa una questione di natura economica.
I soldi, «il vil pecunio»; con tanti saluti agli alti valori, tanto propagandati (come può statisticamente confermare, l’avvocatessa). Una vecchia canzone, recita: «Si fa, ma non si dice; e chi l’ha fatto, tace, sospira e fa il mendace. Non ti dice mai la verità».
Mi auguro, Direttore, che simili campagne non si ripetano di nuovo; stimolano i peggiori istinti di chi, egoisticamente, pretende che gli altri siano sempre «a servizio». Solo quando questi decidono di dotarsi di una migliore, più gratificante e rispettosa esistenza, si rammentano o rivalutano l’altro/a, ormai assente; rendendoli, contemporaneamente, incapaci di «badare a se stessi».
Il tempo ridimensionerà tutto; la maturazione e le esperienze faranno capire, al ragazzo diciottenne, la complessità della vita: quella libera e responsabile.
Distinti saluti.
La responsabilità va cercata

nella cultura del divorzio
Caro Direttore,
premetto che sono una semplice donna, madre, moglie e artista (scultrice). Ho letto con grande attenzione e infinito sconforto la coraggiosa lettera di Davide. Aimè, quante situazioni ci sono come la sua, troppe, bisogna fare qualcosa di grande, bisogna fermare questa piaga sociale - dei tradimenti e delle separazioni- Per me la famiglia è sacra e viene prima di tutto. Ricorda l'articolo del bimbo «felice» di 11 anni che si è impiccato sul letto del fratellino, che lascia scritto «Chiedo scusa»? Io non posso leggere e basta io devo fare qualcosa. Maledetto divorzio e la sinistra che l'ha voluto. Ora non si può più tollerare niente, tutto è facile, impera l'egoismo. Dove sono i valori. Sono indignata della risposta dell'avvocato Annamaria Bernardini de Pace; io non la penso affatto come lei. Se gli avvocati non chiedessero parcelle forse la penserebbero diversamente. Per la maggior parte di loro è solo lavoro è un modo per far soldi, la separazione è necessaria. Sicuramente ci sono casi in cui lo è, ma devono essere eccezioni, non la regola. Non si deve far festa per un divorzio. La prego Direttore di trovare qualcuno di più competente nel rispondere a Davide, quel ragazzo è uno dei tanti, quella famiglia è una delle tante. Io voglio fare qualcosa, voglio dire a Davide che gli sono vicina. È vero che - tra moglie e marito non mettere il dito - ma è anche vero che i figli pagano per primi le conseguenze e non possono non esserne coinvolti, in tutti i sensi. Il matrimonio è una cosa seria soprattutto quando ci sono figli e i genitori se non sono capaci devono essere guidati da persone competenti x legge questa potrebbe essere un'idea per fermare questa terribile situazione lo stato potrebbe fare molto. Spero veramente che un luminare possa rispondere a Davide, la ringrazio per la sua attenzione, in attesa di un'idea per fermare questa bruttissima situazione sociale la saluto cordialmente.
Rossella
Non conosceremo mai

le motivazioni del padre
Esimio Direttore, in prima pagina del quotidiano del 18 u.s., di spalla, vi era riportata una lettera di un diciottenne, figlio di un medico, indirizzata appunto al padre, in cui esprimeva il suo amaro rammarico per la condotta del padre nei confronti della madre e della famiglia stessa.
Sarebbe interessante leggere una risposta del «medico» a questa missiva, ma aimè! Qualora la si pubblicasse, essa non potrebbe essere esaustiva per la semplice ragione che un padre non rovescia sulla carta il contenuto del suo cuore, non solo perchè, in quanto genitore, ha in sè il dono della «prudenza», ma qualunque modalità esprimesse per trasmettere le ragioni per cui egli sia arrivato a questa sua risoluzione, non sarebbe sufficiente a renderla comprensibilmente giustificativa.
Mi verrebbe la tentazione di incoraggiare il ragazzo a scrivere anche alla madre chiedendole se sia a conoscenza dei motivi di tutto ciò. Rimango del parere che nella maturità della coppia non trovino spazi le tentazioni, le lusinghe e quant'altro possa scomporla.
Mario
Può capitare in ogni famiglia

per questo è importante il dialogo
Egregio Direttore,
ho letto con interesse le lettere di alcuni lettori tra cui quella da parte di un bambino, Davide, e la risposta della giornalista ed avvocato divorzista Anna Bernardini de Pace nello spazio da Voi dedicato su Il Giornale in questi giorni, spazio che crea una sorta di dibattito sull'argomento rapporto genitori/figli soprattutto in casi disperati di divisioni o separazioni o di vite parallele.
Mi sento di partecipare a tale dibattito per vari motivi.
Da affezionatissima lettrice del Vostro quotidiano e chiamata ad un dialogo con Voi mi dispiacerebbe mettermi da parte; si tratta di un argomento che per quanto attuale, scottante ed importante non se ne parla molto o perché lo si considera un tabù o per disinteresse verso certe problematiche sociali che invece dovrebbero venire trattate con enfasi piuttosto che altre tematiche.
Sono stata colpita dai sentimenti e dalla sensibilità delle lettere riportate su queste pagine nonché dal punto di vista professionale della Dr.ssa Bernardini De Pace.
«Last but not least», mi piacerebbe poter provare a dare la mia opinione in merito, opinione da donna felicemente sposata e con un figlio, un maschietto di due anni e due mesi, a mia volta figlia di due genitori stupendi che hanno vissuto la loro vita a due in maniera esemplare per dare il proprio apporto trattando l'argomento non tanto da un lato negativo ma assolutamente positivo. Il mio intento è di far capire che a mio avviso nella maggior parte dei casi della vita occorrerebbe guardarsi intorno, non rinchiudersi nel proprio mondo, ascoltare i consigli, osservare le esperienze altrui ma soprattutto quelle positive, gli esempi di comportamenti da emulare che poi alla resa dei conti si rivelano la vera normalità. Pertanto, ritengo che le separazioni, le infedeltà, i divorzi non sono altro che comportamenti innaturali dovuti a situazioni estreme che non bisogna assumere da modello né pensare che costituiscano la norma nella nostra esistenza. Fatte queste premesse , vorrei sottolineare alcuni aspetti con obbiettività.
Non bisogna nascondersi dietro nulla, dobbiamo pensare che queste situazioni estreme potrebbero colpire tutti noi, tutte le coppie con prole, non dobbiamo a mio avvio essere troppo fatalisti ma ragionare sul concetto che nonostante aver fatto il possibile affinché le cose vadano bene possono contribuire infiniti impedimenti, intralci di percorso, cause esterne capaci di distruggere anche le storie più belle e durature. Tuttavia, in alcuni casi il destino può essere anche legato ai nostri comportamenti ed essere direttamente proporzionale ai nostri sentimenti, alle nostre vicissitudini quotidiane, alle nostre frequentazioni.
Pertanto penso che vivere basandosi su principi, valori, ideali immortali, rigorosi, preziosi, quelli per intenderci che ci tramandano le generazioni passate dei nostri genitori e dei nostri nonni, sia fondamentale per emulare quei modelli di vita tra cui non mi risulta che la norma fosse quella delle separazioni. La norma era costituita da una vita tranquilla, il marito che lavorava, la donna che accudiva alla casa ed alla famiglia, vi erano poche velleità, si usciva poco, non si faceva il passo più lungo della gamba, vigeva il pensiero per cui «forse si viveva meglio quando si stava peggio». Tuttavia, ritengo che ogni tempo abbia le sue caratteristiche. Oggigiorno la vita è diversa rispetto al passato, è basata sul fatto che la donna è diventata indipendente, lavora nella maggior parte dei casi full time, è poco a casa e quando lo è non lo è con la testa. La donna che lavora e che vive nella realtà sociale spesso si sente iper attiva e con il passare degli anni si vuole sentire concorrenziale e non intende assumere atteggiamenti dimessi o trasandati. A sua volta, l'uomo è più esigente, desidera la propria donna piacente sia dal punto di vista estetico che pratico e vive la vita con più promiscuità a partire dagli ambienti lavorativi a quelli sociali in generale. Oggigiorno ci sono più stimoli, più input e la conquista da parte della donna della propria libertà penso che la porti a voler arrivare a tutto e a non rinunciare a nulla. Di fronte a questi aspetti, credo che non occorra vivere contro corrente, credo che occorra al contrario accettare il trend moderno, di essere il più possibile elastici ma nella maniera più intelligente e responsabile.
Roberta Bartolini